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 Politica

04 Marzo, 2005
Sarfatti: caro Maurizio così non si supera il passato
*I politici rispondano ai cittadini, non ai partiti* - *Dica se vuole allearsi con Formigoni o se ha un piano alternativo* - Intervista a cura di Rodolfo Sala su La Repubblica - Milano

Riccardo Sarfatti, il suo avversario alle primarie lombarde del Partito democratico, Maurizio Martina, vuole un «codice etico» per il nuovo partito. Lei che ne pensa?
«Quando si invocano i codici etici significa che la situazione tende a degenerare, del resto sono io il primo ad avvertire che c´è bisogno di regole interne nuove, di una grande innovazione politica. Non per niente le mie liste alle primarie, collegate a Rosy Bindi, contengono la parola innovazione».

Ma è d´accordo o no?
«Sulla necessità di improntare di più il nostro operato all´etica non ho alcun dubbio. Detto questo, mi sembra che i tempi del Politburo o del Sant´Uffizio siano passati».

Può tradurre?
«Martina dà una risposta sbagliata a un´intuizione giusta. Non può essere una sorta di commissione di garanzia a giudicare i comportamenti dei politici, la loro efficienza».

Perché?
«Per un principio basilare della nostra democrazia: i politici eletti nelle istituzioni rispondono ai cittadini, non a un organismo burocratico».

Martina ha in mente un partito burocratico?
«A me sembra non abbia in mente il superamento radicale del partito-apparato».

E il limite massimo di due mandati per tutti gli eletti? Su questo concorda?
«Perfettamente, come si fa a non concordare. Però io rivendico la primogenitura di quella proposta: costituisce uno dei punti della lettera che ho scritto a Martina la settimana scorsa, e alla quale lui non ha ancora risposto. Io vado addirittura oltre».

E cioè?
«Non si possono superare i due mandati complessivamente. Cioè non deve succedere che uno fa il consigliere regionale per due consiliature e alla fine della seconda venga candidato ed eletto in Parlamento, come succede adesso spesso e volentieri».

E gli incarichi di partito a termine?
«Nella lettera ho posto anche questo problema: il Pd deve poter contare su volontari e non su funzionari, su incarichi a progetto e non sui vecchi responsabili di settore. E deve garantire la piena autonomia dei gruppi consiliari, Regione, Province, Comuni. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa Martina di tutto questo, rimango in fiduciosa attesa».

Sarfatti, lei sta mettendo parecchio pepe in questa competizione per la leadership lombarda del nuovo partito.
«È una competizione vera, e questo fa bene al Pd. Ma non riguarda solo codici etici o regole interne».

A che cosa si riferisce?
«Sul tappeto, qui in Lombardia, ci si sono questioni squisitamente politiche».

Quali?
«Io vorrei conoscere le opinioni del mio avversario. Perché lui non ha ancora detto se è per il maggioritario, se pensa ad alleanze variabili in Lombardia, se è per tenere un rapporto stretto con Formigoni o per disegnare un profilo della nostra coalizione davvero alternativo al centrodestra».

È un tasto, quello delle alleanze variabili, su cui insistete molto, voi sostenitori della Bindi.
«È perché se ne sente parlare troppo. Noi vogliamo rilanciare il centrosinistra, non promuovere altre operazioni che mettono a rischio il bipolarismo: a Roma come in Lombardia».

Ma tra lei e Martina ci sono differenze di vedute anche sul problema dei costi della politica?
«Ridurre questi costi è necessario non solo perché, come sostiene il mio competitor, la politica è inefficiente e non è in grado di produrre risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Bisogna ridurli, questi costi, perché sono oggettivamente troppo alti».

Da dove si può cominciare, secondo lei?
«Dal problema della sovrapposizione degli enti, Provincie e Comunità montane per esempio. Poi penso che vada ridotto il numero dei rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni: i parlamentari, e mi sembra che il governo stia cominciando a pensarci, ma anche i consiglieri regionali. Parliamone, nella discussione in corso sul nuovo Statuto del Pirellone».

 


       


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