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 Sociale

04 Marzo, 2005
Lavoro precario, legge 30, incertezze per il futuro dei lavoratori
Lavoro parasubordinato, in affitto, a chiamata: nuove precarietà all'insegna del caporalato

Il ministro Maroni afferma che non esiste lavoro precario in quanto tutto è contrattato a norma di legge: si denota in queste parole la totale mancanza di consapevolezza della grave crisi industriale e lavorativa da parte dell'attuale governo e dello stesso ministro del welfare. In Italia e a Milano la crisi della produzione è all'ordine del giorno e il governo non gestisce le risorse economiche garantendo giusti interventi economici che possano promuovere una formazione permanente e di contenuto qualificante per il lavoratore. A Milano nelle piccole e medie imprese locali i lavoratori atipici sono complessivamente il 16,25% del totale: le tipologie delle flessibilità sono numerose e, a detta di alcune imprese, aumentano il contenzioso e la conflittualità interna. Premetto questo in quanto considero questo dato territoriale come correlato pericoloso e aggravante della precarietà ormai legalizzata istituzionalmente, grazie a un intervento legislativo, quale quello della disumana e ignobile legge 30, che rende non solo incerto il futuro del lavoratore autonomo, ma determina un vero e proprio sconvolgimento del principio del "favor debolis", ossia del principio giuslavoristico secondo cui la normativa contrattuale e quella quadro devono favorire nella contrattazione il lavoratore medesimo, in quanto si presume essere la parte più debole nel rapporto e, quindi, più ricattabile. Questo principio è di fatto annientato con la nuova legislazione in quanto il sindacato non ha più quella forza collettiva di aggregazione rappresentativa dei diritti dei lavoratori, data la parcellizzazione ulteriore e ultronea dei rapporti di lavoro che vengono configurati come "atipici". Lo spezzettamento è deteriorato dall'eliminazione delle regole limitanti la cessione di rami d'azienda e d'attività produttive. La forza politica rivendicativa del sindacato confederale è elisa da una legislazione che immette il sindacato in una funzione corporativa, ossia come mero sportello di servizio all'interno dell'istituzione dei cosiddetti enti bilaterali privati, non più pubblici. In ultimo la questione più grave che deriva dalla presente legge è l'istituzionalizzazione di una forma classica di sfruttamento neoschiavistico, ossia la legittimazione a instaurare forme di capolarato legale, ossia di cessione in affitto di manodopera da un'azienda prestatrice di servizi a un'azienda di stampo multinazionale o di altra natura. Credo che questi dati di fatto, che considerano il lavoratore autonomo come una reale merce, un prodotto utilizzabile ai fini imprenditoriali di servizio istantaneo e da gettare alle ortiche nel momento in cui non vi è più profitto dell'azienda, diano risposte di assoluta critica e di assoluta smentita nei riguardi delle dichiarazioni avventate e irresponsabili dell'attuale ministro del lavoro. Proprio per questo dobbiamo, come Partito dei Comunisti Italiani, come partito per il lavoro, costruire una rappresentanza politica unitaria a livello istituzionale delle istanze sociali dei lavoratori, di concerto con le rivendicazioni sindacali, che devono rimanere promotrici delle politiche di rivendicazione salariale e del miglioramento delle condizioni, oggi pessime, dei lavoratori autonomi, dei cosidetti nuovi lavoratori, propagandati in modo indegno dall'attuale maggioranza come "imprenditori di se stessi", di fatto appartenenti alla categoria dei nuovi schiavi della fase capitalistica imperialista. L'articolo 3 della Costituzione è conseguente all'articolo 1 che prevede il lavoratore come cittadino soggetto assoluto di diritti, il quale, proprio perché concorrente alla determinazione del progresso sociale e civile, è l'epicentro di una legislazione ordinamentale che garantisca al medesimo dignità personale e l'attuazione e l'applicazione di tutti quei diritti formali, che a esso vengono riconosciuti sulla "carta". Proprio per questo dobbiamo chiedere l'abrogazione totale di tale ignominiosa legge e di creare una legislazione che amplifichi quelle tutele che sono state recepite dallo Statuto dei Lavoratori, conquista storica di anni di lotte operaistiche del movimento dei lavoratori condotto in Italia dalle forze progressiste, sociali, comuniste e democratiche.

Alessandro Rizzo

 


       


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