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 Da Lodi

04 Marzo, 2005
Lodi. GENERE FEMMINILE E RICERCA SCIENTIFICA
IL WORKSHOP “MIND THE GAP 2007” PROMUOVE LA MERITOCRAZIA

GENERE FEMMINILE E RICERCA SCIENTIFICA:

IL WORKSHOP “MIND THE GAP 2007”  PROMUOVE LA MERITOCRAZIA

ED ESORTA LE DONNE A ESSERE PIU’ COMBATTIVE

Un sistema meritocratico è ciò che manca veramente alla ricerca scientifica per consentire un’effettiva equità di genere, ma anche un atteggiamento più deciso e combattivo delle donne nella competizione professionale. Oggi, infatti, la componente femminile è molto numerosa nei vari settori della scienza, tuttavia è troppo spesso confinata a ruoli di minore rilievo rispetto a quelli degli uomini, che di solito occupano le posizioni di potere e prestigio. È quanto è emerso oggi durante il workshop “Mind the Gap 2007”, che la Provincia di Lodi ha organizzato in occasione dell’Anno europeo delle Pari Opportunità per tutti, con l’obiettivo di indagare i problemi e le difficoltà che si frappongono all’ascesa professionale delle donne nel campo della ricerca scientifica, attraverso l’intervento di autorevoli relatori.

Questa mattina, al Parco Tecnologico Padano di Lodi, introno alle 10, si sono aperti i lavori con gli interventi di Lino Osvaldo Felissari. Presidente della Provincia di Lodi, Lorenzo Guerini, Sindaco di Lodi, Marina Calloni, rappresentante della Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, Adriano De Maio, delegato della Regione Lombardia per l’Alta formazione, la ricerca e l’innovazione e Elisabetta Giuffra, ricercatrice del Parco e presidente dell’associazione FAiR (Fairness and Accountability in Research).

Credo sia significativo che il workshop “Mind the Gap” si svolga proprio nel Parco Tecnologico Padano, struttura d’eccellenza e fiore all’occhiello del Lodigiano, dove la presenza femminile è notevole e di grande valore  – ha affermato Felissari – . Tuttavia in Italia oggi la situazione non è diversa dagli altri paesi europei e dagli Stati Uniti: se, da un lato, sempre più donne assumono ruoli di rilievo nella vita economica, politica e sociale, dall’altro esse rimangono sottorappresentate nell’ambito della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.  Agire secondo un principio di equità di genere significa selezionare i migliori, uomini o donne che siano, favorendo in questo modo la ricerca d’eccellenza e accrescendo le opportunità di lavoro.  Solo una politica intelligente, basata su scelte meritocratiche, può sostenere la componente femminile”.

Oggi le donne scienziate sono in crisi – ha confermato la Giuffra – perché non riescono a raggiungere livelli alti di responsabilità. La risposta concreta a tali problemi è l’azione congiunta di gender plans e campagne di comunicazione”.

A metà mattinata era previsto l’intervento del premio Nobel Rita Levi Montalcini, che però non ha potuto partecipare ma ha provveduto ad inviare le sue scuse e i suoi auguri attraverso una telefonata che è stata trasmessa nella sala del convegno. A seguire Vittorio Sgaramella, responsabile del gruppo di Genetica Molecolare del Parco Tecnologico Padano, ha reso omaggio a Rosalind Franklin, scienziata inglese che ha concorso in modo determinante alla scoperta del DNA ma che in vita non ha ottenuto il dovuto riconoscimento (il premio Nobel è andato infatti ai suoi colleghi Watson e Crick). Il contributo di Maya Widmer ha poi messo in luce le politiche europee per l’equità di genere nella ricerca  attraverso l’analisi dei Gender Action Plans nei progetti europei. Subito dopo, Simona Palermo, ricercatrice del Parco Tecnologico, ha esposto considerazioni sull’esperienza del centro di ricerca lodigiano in riferimento ai Gender Action Plans delle associazioni SABRE ed EADGENE.

Nel corso della giornata scienziati, sociologi e filosofi hanno contribuito a delineare approfonditamente il quadro della situazione internazionale, evidenziando i fattori e le cause del fenomeno e proponendo chiavi interpretative e possibili soluzioni.

Valeria Arzenton, sociologa e responsabile del centro di ricerca Observa – Science in Society, ha illustrato i risultati dell’indagine condotta dalla sua associazione tra i ricercatori coinvolti nel network europeo SABRE per valutare le modalità con cui le problematiche di genere sono percepite. È emerso che le donne manifestano una maggiore insoddisfazione rispetto agli uomini in rapporto al tipo di contratto lavorativo (24% di donne insoddisfatte contro 12% di uomini), alla possibilità di prendere parte a decisioni importanti (26% di donne contro 12% di uomini), all’opportunità di fare carriera (48% di donne contro 22% di uomini); solo nei riguardi degli orari di lavoro le ricercatrici si mostrano più soddisfatte dei loro colleghi. Anche a proposito dell’equità di genere nella ricerca le donne tendono ad aver un atteggiamento più critico: 81% ritiene che gli uomini occupino i posti di maggiore responsabilità e prestigio (contro il 49% degli uomini) e il 76% sostiene che nella ricerca il genere femminile sia troppo spesso relegato a ruoli amministrativi (contro il 32% degli uomini). I probabili motivi di questa condizione sono, secondo gli esiti dell’indagine, la difficoltà di conciliare la carriera scientifica alla gestione dei figli (concordano il 76% delle donne contro il 62% degli uomini) e l’atteggiamento più remissivo delle donne, meno disposte a lottare per l’avanzata professionale (60% delle donne contro 28% degli uomini).

Sembra che le donne stesse pongano dei limiti alla propria ascesa professionale, rinunciando a conquistare ruoli più importanti per non dover adottare comportamenti aggressivi.

Nel pomeriggio sono state illustrate le esperienze di successo in Europa, con gli interventi di Maria Santos, Michele Barbier, Maya Widmer e Gabriela Obexer-Ruff, che hanno proposto le loro ricette per superare il gap. Il workshop si è concluso con una tavola rotonda sul tema di “Genere, scienza e società”, alla quale hanno preso parte Angela Clavo, matematica, Letizia Garbaglio, filosofa e giornalista scientifica, Paola Covoni, filosofa, e Cinzia Parrucca, manager, con la mediazione del sociologo Massimiano Bucchi.

Inaspettatamente è emerso, dunque, che un fattore importante per raggiungere l’equità di genere risiede proprio nella volontà delle donne di farsi valere e di essere combattive, come ha esortato l’astrofisica Margherita Hack, che, nella video intervista realizzata per il workshop e proiettata a metà del pomeriggio, ha esclamato “Forza ragazze, abbiate più grinta!”.

 

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Il saluto del Prof. Adriano DE MAIO, delegato della Regione Lombardia per l’Alta formazione, la ricerca e l’innovazione

 

Un saluto a tutti i presenti a coloro che interverranno durante la giornata e a quanti hanno reso possibile la realizzazione di questo evento.

 

Il 2007 è stato proclamato dal Parlamento e dal Consiglio europeo “Anno europeo delle pari opportunità per tutti”, con l’intento di promuovere una maggiore equità sociale, obiettivo doveroso e prioritario ma ancora difficile da conseguire, anche se il cammino è già stato intrapreso e molti sono i passi compiuti.

Pari opportunità significa consapevolezza del diritto di ciascuno a essere rispettato e dunque impegno a combattere qualsiasi forma di discriminazione.

Dobbiamo prendere atto che la nostra società sta cambiando – penso, ad esempio, al macroscopico fenomeno della mescolanza etnica – e che la crescente diversità non solo pone nuove sfide, ma offre anche un’infinità di opportunità da cogliere.

 

La Provincia di Lodi risponde, oggi, a questo invito, concentrandosi su un aspetto particolare ma molto importante delle pari opportunità: l’equità di genere nella ricerca scientifica.

Credo sia significativo che il workshop “Mind the Gap” si svolga proprio nel Parco Tecnologico Padano, struttura d’eccellenza e fiore all’occhiello del Lodigiano, dove la presenza femminile è notevole e di grande valore.

 

In Italia oggi la situazione non è diversa dagli altri paesi europei e dagli Stati Uniti: se, da un lato, sempre più donne assumono ruoli di rilievo nella vita economica, politica e sociale, dall’altro esse rimangono sottorappresentate nell’ambito della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.

Infatti, nonostante il consistente numero di donne laureate in discipline scientifiche (la maggioranza, in alcuni settori), in proporzione la rappresentanza femminile decresce con l’aumentare delle responsabilità e del prestigio dei ruoli professionali. Si pensi al fatto che in Italia dal 55% di donne tra gli iscritti all’università si scende al 12% tra i professori ordinari. Addirittura in Danimarca e Olanda, due paesi più emancipati di noi nell’immaginario collettivo, la percentuale scende a 8% e 6%. (cit. in articolo “Innovazione e società” di Alfonso Gambardella, Prof. Della Bocconi)

 

(28-06-2007, Provincia di Lodi, Ufficio Stampa e Comunicazione)

 


       


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