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 Da Milano3

04 Marzo, 2005
Milano,Franco Abruzzo:"A tutti dico grazie e prometto che non mollerò".
Ringrazio i colleghi, numerosissimi, che, con centinaia di sms ed email, mi sono stati vicini in queste ore difficili. Sono nella impossibilità materiale di rispondere a tutti

Abruzzo.  "A tutti dico grazie e prometto che non mollerò".

Ringrazio i colleghi, numerosissimi, che, con centinaia di sms ed email, mi sono stati vicini in queste ore difficili. Sono nella impossibilità materiale di rispondere a tutti. Mi scuso. Ho ritrovato il mio "popolo" variegato, giornalisti di città e di paese, grandi firme e semplici redattori, redattori di provincia, corrispondenti anche esteri, i miei colleghi cronisti di un tempo lontano,  nonché tanti colleghi di tutt'Italia, che mi hanno manifestato stima ed affetto. A tutti dico grazie e prometto che non mollerò. Frattanto vanno avanti i ricorsi al Consiglio nazionale e al Tar Lombardia contro alcuni aspetti delle recenti elezioni.  Mi sto riorganizzando: presto riprenderò la mia attività di informazione sui problemi della categoria  e parlerò a tutti tramite il sito www.francoabruzzo.it in via di potenziamento. Un abbraccio

Franco Abruzzo, nuovo cellulare 3461454018

email: fabruzzo39@yahoo.it oppure fabruzzo39@gmail.com

 

ItaliaOggi  (dell'8 giugno 2007) intervista Franco Abruzzo

 

Bilancio di 18 anni del presidente uscente dell'organo di autogoverno dei giornalisti lombardi

Una vita all'Ordine, ma da creativo

Abruzzo: mai burocrate. I praticanti d'ufficio? Ho salvato l'Inpgi

di Claudio Plazzotta

Imperverserà ancora con le sue proverbiali, documentate e soprattutto lunghissime e-mail. Anche se da oggi Franco Abruzzo, dopo 18 anni, lascia a Letizia Gonzales la presidenza dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Nato a Cosenza nel 1939, dal 1962 a Milano, Abruzzo ha lavorato, tra gli altri, al Giorno e al Sole-24 Ore (fino alla carica di caporedattore centrale), ha detto di no alla Repubblica di Eugenio Scalfari, e dopo tanta cronaca e suole consumate, è diventato un burocrate ("ma non diciamo fesserie, non sono mai stato un burocrate, il mio è stato un impegno creativo") dell'organo di autogoverno della stampa lombarda. Un vulcano di iniziative, attaccato per quasi un ventennio alla sua poltrona.

Domanda. Presidente dell'Ordine lombardo per 18 anni. Non sono troppi per una carica così importante?

Risposta. E' vero. Ma mi sono dato da fare tantissimo per la professione. Solo per questo sono stato rieletto.

D. Qualcuno accusa: troppi praticanti d'ufficio in Lombardia...

R. La Lombardia è una terra ricca. Ho dato dignità alla stampa tecnica, salvando di fatto anche l'Inpgi, portando dentro almeno 3 mila iscritti.

D. Perché è così fissato con la conoscenza giuridica?

R. Perché consente di valutare meglio i fatti. Un esempio: in una riunione di redazione, al Giorno, si discuteva dei farmacisti che volevano denunciare il presidente della repubblica dell'epoca, Sandro Pertini, che non aveva firmato una legge. I colleghi proponevano apertura di prima pagina, oppure pezzo di taglio, comunque in prima. Io, capo cronaca nazionale, li guardavo in silenzio. Il direttore, Guglielmo Zucconi, mi interpella. E io mi sfogo: "Dovrei bocciare tutti questi giornalisti, perché Pertini, in quanto presidente della repubblica, può essere denunciato solo per alto tradimento o attentato alla costituzione". Quindi non c'era notizia, era una roba da trattare in un pezzullo nelle pagine interne. E così facemmo.

D. La gran parte dei giornalisti ritiene l'Ordine inutile. Li convinca del contrario...

R. Grazie all'Ordine, la deontologia è norma. Se un giornalista riceve un.. ordine contrario alla deontologia, può dire no, e nessuno lo può licenziare. L'Ordine, poi, è fondamentale per la sua funzione di vigilanza, di rispetto delle regole.

D. Un collega che non avrebbe mai voluto sanzionare?

R. Luca Fazzo di Repubblica. Il suo peggior accusatore è stato proprio il suo direttore, Ezio Mauro. E si è preso 12 mesi di sospensione. Poi, giustamente, ridotti a due mesi dal Consiglio nazionale.

D. Avrebbe mai radiato Mughini?

R. No, mai.

D. Il budget dell'Ordine lombardo?

R. Circa 3,5 mln di euro all'anno tra diritti di segreteria e il contributo dei quasi 23mila iscritti, di cui 7.065 giornalisti professionisti.

D. Perché spendete un sacco di soldi per l'Ifg, e non fate più formazione ex post ai giornalisti?

R. La formazione continua è un concetto recente, degli ultimi 5-6 anni. I giornalisti fanno fatica ad ammettere le loro lacune. E poi non c'è accordo Fieg-Fnsi per usare i 2,5 mln di euro garantiti  annualmente dalla finanziaria 2001 per la formazione, ma che finora vengono intascati dall'Inpgi.

D. Quanto guadagna il presidente dell'Ordine lombardo?

R. Zero euro, nessun gettone di presenza, nessuna indennità. Un servizio gratuito e o norifico.

D. Vita vissuta in redazione. Un episodio che ricorda con piacere?

R. Al Giorno c'erano molti reduci della seconda guerra mondiale. In redazione, quindi, c'era un clima piuttosto ruvido, da caserma. E mi ricordo di quella volta che due colleghi (uno ex partigiano, uno ex repubblichino), parlando, si resero conto di essersi sparati contro, a Ferrara, durante la guerra civile. Si guardarono negli occhi, e si abbracciarono.

D. Il successo professionale che ricorda con più piacere?

R. Quando al Giorno, con il collega Maurizio Michelini dell'Unità, convincemmo la procura generale della Repubblica di Milano a costituirsi parte civile nell'interesse della nazione nel processo sul crac delle banche di Sindona.

D. Perché, nel 1975, rinunciò ad andare a Repubblica?

R. Ero al Giorno, cronista giudiziario di punta, e pure membro del cdr. Collaboravo già all'Espresso, ovviamente sotto pseudonimo. Era primavera, andai in piazza San Babila, dove all'epoca aveva sede l'ufficio milanese dell'Espresso. Firmai un contratto, dovevo prendere servizio a Repubblica nell'ottobre del 1975. Il quotidiano sarebbe partito nel 1976. Ma in estate entrai in crisi, ero in vacanza in Trentino, mi scomparve la barba, crebbe la preoccupazione. E al ritorno strappai il contratto e restai al Giorno. Un  gesto di amore e di passione.

D. Negli ultimi dieci anni il bollino di iscrizione all'Ordine lombardo da attaccare al tesserino di giornalista è stato due volte rosso, due volte verde, due volte oro. Non c'è molta fantasia. Chi sceglie il colore?

R. Gli impiegati. Ma il bollino l'ho introdotto io, mi piaceva un sacco ricevere il bollino da iscritto al Touring Club italiano. E non aveva senso che un giornalista di Sondrio dovesse venire apposta a Milano a farsi apporre un bollo sul tesserino.

D. Figli?

R. Due figlie. Una è avvocato alla Pirelli, l'altra è dottore in legge e lavora allo Iulm.

D. E adesso che farà?

R. Resto consigliere dell'Ordine lombardo. Insegno diritto dell'informazione allo Iulm e alla Università Bicocca. E poi ho il mio sito www.francoabruzzo.it, che potenzierò. (riproduzione riservata)

 


       


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