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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
25 marzo 1957-25 marzo 2007, i 50 anni dell'Europa
Firma a Roma del trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE) e del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). Entrano in vigore il 1° gennaio 1958.

Il Trattato di Roma del 25 marzo 1957: nasce la CEE. Firma a Roma del trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE) e del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). Entrano in vigore il 1° gennaio 1958. Cronologia dell’integrazione europea 1948 7-11 maggio Si tiene a l’Aia il Congresso del Movimento Europeo: oltre mille delegati provenienti da una ventina di paesi europei discutono nuove forme di cooperazione in Europa. Si esprimono a favore di una “Assemblea europea”. 1949 27 e 28 gennaio A seguito del Congresso de l’Aja viene istituito il Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo. Quello stesso anno inizia la redazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Firmata a Roma nel 1950, entra in vigore nel settembre del 1953. Poco a poco quasi tutti i paesi europei diventano membri del Consiglio d’Europa. 1950 9 maggio Robert Schuman, ministro francese degli affari esteri propone, in una dichiarazione redatta in collaborazione con il suo amico e consigliere Jean Monnet, di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei. Il 9 maggio 1950 nasce l’Europa unita e questa data viene scelta per celebrare ogni anno la «Giornata dell’Unione europea». 1951 18 aprile Sei paesi –Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi—firmano a Parigi il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), che entra in vigore il 23 luglio 1952 per un periodo di cinquant'anni. 1955 1° e 2 giugno Riuniti a Messina, i ministri degli Affari esteri dei Sei decidono di estendere l’integrazione europea a tutta l’economia. 1957 25 marzo Firma a Roma del trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE) e del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). Entrano in vigore il 1° gennaio 1958. --------------------------------- Perché un’Unione europea La pace L’idea di un’Europa unita è stata a lungo appannaggio di una stretta cerchia di filosofi e visionari. Victor Hugo vagheggiava gli “Stati Uniti d’Europa” con spirito pacifista e umanista. Ma gli ideali ottocenteschi furono tragicamente smentiti dagli eventi bellici che prostrarono l’Europa nella prima metà del XX secolo. Dopo la seconda guerra mondiale, la Resistenza e la sconfitta dei regimi dittatoriali, nasce una nuova speranza e con essa la determinazione a stemperare gli odi e gli antagonismi nazionali in una pace duratura. Statisti coraggiosi come Konrad Adenauer, Winston Churchill, Alcide de Gasperi e Robert Schuman hanno saputo guidare i popoli d’Europa, fra il 1945 e il 1950, verso una nuova era. Il 9 maggio 1950, ispirandosi a un’idea di Jean Monnet, il ministro francese degli Affari esteri Robert Schuman propose di creare la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Le materie prime della guerra passavano così sotto il controllo di un’autorità comune, l’Alta Autorità, che con grande senso pratico e altissimo valore simbolico fece del carbone e dell'acciaio strumenti di riconciliazione e di pace. Tale idea generosa e audace ebbe grande successo. Per oltre mezzo secolo gli Stati membri delle Comunità europee avrebbero collaborato pacificamente. Nel 1992 il trattato di Maastricht ha consolidato e potenziato le istituzioni comunitarie creando l’Unione europea (UE) che oggi conosciamo. L’Unione europea si è molto adoperata per la riunificazione tedesca dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. Quando poi l'impero sovietico è crollato nel 1991, i paesi dell’Europa centrale e orientale, liberati dal Patto di Varsavia, hanno naturalmente optato per il campo delle nazioni democratiche occidentali. --------------------------------------------- Tappe Storiche L’Unione europea è il frutto del lavoro di quanti, uomini e donne, si adoperano concretamente per la costruzione di un’Europa unita. L’UE ha creato la moneta unica e un mercato unico dinamico affinché persone, merci e capitali possano circolare liberamente, e grazie al progresso sociale e a una concorrenza leale fa in modo che tale mercato comune vada a vantaggio dei più. Le fondamenta costituzionali di tale edificio sono: • il trattato di Parigi che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) nel 1951; • i trattati di Roma che istituiscono la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom) nel 1957. • I trattati istitutivi sono stati poi modificati: • dall’Atto unico europeo nel 1986; • dal trattato sull’Unione europea a Maastricht nel 1992; • dal trattato di Amsterdam nel 1997; • dal trattato di Nizza nel 2001. I trattati hanno instaurato stretti legami giuridici fra gli Stati membri. La legislazione dell’Unione si applica direttamente al cittadino europeo cui conferisce diritti specifici. Creando un mercato comune del carbone e dell’acciaio i sei paesi fondatori (Belgio, Repubblica federale di Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) intesero anzitutto garantire la pace fra i vincitori e i vinti della seconda guerra mondiale, associandoli e inducendoli a cooperare in un quadro istituzionale comune improntato al principio dell’uguaglianza. I sei Stati fondatori decisero allora di costruire una Comunità economica europea (CEE) introducendo un mercato comune per una vasta gamma di prodotti e servizi. I dazi doganali furono definitivamente aboliti il 1° luglio 1968 e già negli anni Sessanta furono istituite le politiche comuni, prime fra tutte la politica agricola e quella commerciale. L’avventura fu un tale successo che Danimarca, Irlanda e Regno Unito decisero di aderire alla Comunità. Il primo allargamento del 1973 portò gli Stati membri da sei a nove e introdusse nuovi compiti e politiche comuni: la politica sociale, la politica ambientale e quella regionale, per la cui attuazione fu creato nel 1975 il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR). Agli inizi degli anni Settanta emerge la necessità di armonizzare le singole economie e con essa l’idea di un'unione monetaria. Nel contempo, gli Stati Uniti decidono di porre fine alla convertibilità del dollaro in oro inaugurando un periodo di grande instabilità monetaria sui mercati mondiali, aggravata dagli shock petroliferi del 1973 e del 1979. Con il sistema monetario europeo (SME) introdotto nel 1979, i tassi di cambio si stabilizzano e gli Stati membri cominciano a attuare politiche di rigore, riuscendo così a mantenere legami di solidarietà reciproca e a disciplinare le loro economie. Nel 1981 entra a far parte delle Comunità la Grecia, seguita dalla Spagna e dal Portogallo nel 1986. Urge allora introdurre dei programmi strutturali, come i primi programmi integrati mediterranei (PIM), per ridurre il divario di sviluppo economico fra i dodici membri. Agli inizi degli anni Ottanta la recessione mondiale alimenta in Europa una corrente di “europessimismo”. Nel 1985 la Commissione europea, allora presieduta da Jacques Delors, pubblica un Libro bianco foriero di nuove speranze. La Comunità decide infatti di completare il mercato comune europeo entro il 1° gennaio 1993. Sancisce tale ambizioso obiettivo l’Atto unico europeo che viene firmato nel febbraio del 1986 ed entra in vigore il 1° luglio 1987. L’assetto politico del continente subisce una radicale trasformazione con la caduta del muro di Berlino nel 1989, la riunificazione tedesca del 3 ottobre 1990, la democratizzazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale liberatisi dal controllo sovietico e l’implosione dell’Unione sovietica nel dicembre del 1991. Anche le Comunità europee sono in piena evoluzione. Gli Stati membri aprono le trattative per elaborare un nuovo trattato che il Consiglio europeo (capi di Stato e di governo) adotterà a Maastricht nel dicembre 1991. Il “trattato sull’Unione europea” (TUE) entra in vigore il 1° novembre 1993 e la CEE diventa più semplicemente la «Comunità europea» (CE). Integrando nel sistema comunitario un regime di cooperazione intergovernativa per taluni settori, il nuovo trattato crea l’Unione europea (UE) e impartisce agli Stati membri una serie di ambiziosi obiettivi: l’unione monetaria entro il 1999, la cittadinanza europea e nuove politiche comuni; la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la sicurezza interna. Il dinamismo europeo e l’evoluzione geopolitica del continente convincono altri tre paesi ad aderire all’Unione. Il 1° gennaio 1995 l’Austria, la Finlandia e la Svezia diventano parte integrante di un’Unione di quindici membri che muove passi sinceri verso il suo più spettacolare obiettivo: introdurre un unico conio, l’euro, in sostituzione delle singole monete nazionali. Dal 1° gennaio 2002 le euromonete e le eurobanconote hanno libero corso nei dodici paesi dell’area dell’euro (detta anche ‘zona euro’). La moneta unica assurge così allo status di valuta internazionale di riserva, alla stregua del dollaro. Il mondo entra nel XXI secolo e gli europei devono affrontare insieme le molteplici sfide della globalizzazione. L’economia mondiale si trasforma sotto l’impulso delle nuove tecnologie rivoluzionarie e l’esplosione di Internet, la società si disgrega e si moltiplicano gli scontri fra culture diverse. Nel marzo 2000 il Consiglio europeo decide la cosiddetta “strategia di Lisbona”. L’obiettivo è fare dell’economia europea un concorrente atto a confrontarsi sui mercati globali con colossi come gli Stati Uniti o i paesi di recente industrializzazione. Ciò presuppone che tutti i settori siano aperti alla concorrenza, che sia dato ampio spazio all’innovazione e all’investimento, e che i sistemi scolastici ed educativi siano in grado di rispondere alle esigenze della società dell’informazione. Le riforme diventano tanto più urgenti quanto più aumenta la pressione sugli Stati membri delle spese pensionistiche e della disoccupazione. L’opinione pubblica chiede ai governi, con insistenza crescente, di trovare una soluzione pratica ed equa a queste problematiche. Siamo alla metà degli anni Novanta, l’Europa dei Quindici si è da poco costituita che già dodici nuovi paesi bussano alla sua porta. Presentano domanda di adesione le ex democrazie popolari del blocco sovietico (Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria), tre stati baltici dell’ex Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania), una repubblica dell’ex Iugoslavia (Slovenia) e due paesi mediterranei (Cipro e Malta). Spinta dal desiderio di stabilità sul continente e dall’impulso di estendere a tali giovani democrazie i benefici dell’unificazione europea, l’UE si prepara a un allargamento dalle proporzioni inaudite. I negoziati per l’adesione dei paesi candidati iniziano a Lussemburgo nel dicembre 1997 e a Helsinki nel dicembre 1999. Il 13 dicembre 2002 si concludono a Copenaghen i negoziati per dieci paesi dell’adesione, che entreranno a far parte dell’Unione nel maggio 2004. Nasce così l’Europa dei Venticinque, che continuerà a crescere e a aprirsi a nuovi paesi. Il metodo comunitario, che dosa sapientemente interessi nazionali e interessi comunitari nel rispetto delle diversità nazionali pur promuovendo l’identità dell’Unione, mantiene tutto il suo valore originario. Concepito per sormontare gli antagonismi secolari e scongiurare il senso di superiorità e il ricorso alla forza nei rapporti fra gli Stati, tale metodo ha permesso all’Europa democratica e libertaria di restare coesa per tutto il periodo della guerra fredda. La fine dell’antagonismo Est/Ovest e la riunificazione politica ed economica del continente sono una vittoria per l’ideale europeo –un ideale di cui i popoli d’Europa hanno più che mai bisogno. ------------------------------------------------- ------------------------------------ * materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti * cremona marzo 2007  


       


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