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04 Marzo, 2005
Nuovi schemi relazionali – familiari, adozioni
Ernesto Borghi: «Nell'Ulivo, non so se ‘i libertari’ siano così maggioritari...»

[Alla Redazione di WelfareLombardia]

sono un elettore del Centro-Sinistra e candidato alle elezioni del Consiglio Circoscrizionale 4 di Milano per l'Ulivo. Penso di essere uno dei non pochi italiani che, formatosi nell'ambito del moderatismo di Centro-Destra degli anni Settanta, dal 1994, per ragioni etiche ed estetiche, non ha più ritenuto di poter votare per il Centro-Destra berlusconianamente monopolizzato. Tra l'altro sono sposato e padre di famiglia, sono biblista e teologo di professione e mi occupo da anni di temi socio-culturali come quello di cui i massmedia hanno ripetutamente parlato anche in questi giorni
(allego un mio curriculum perché Loro possano comprendere meglio il mio profilo).
La notizia che è stata diffusa ampiamente circa la volontà della maggioranza di governo nazionale di trattare, con un disegno di legge da presentare in Parlamento entro il 30 gennaio 2007, tutta la materia inerente i rapporti "familiari" e i "nuovi schemi relazionali" (coppie di fatto, unioni omosessuali, ecc.) merita qualche riflessione che, molto modestamente, mi permetto di proporre anzitutto all'attenzione dei destinatari di questo messaggio, sicuro di interpretare il pensiero di molti privati cittadini di questo nostro straordinario e difficile Paese.
Certamente attendo, come tutti, di vedere quale sarà il testo di legge che sarà materialmente ed effettivamente presentato alle Camere. Tuttavia il "vento" che comincia a spirare - "occorre trovare un compromesso" si dice da più parti del Centro-Sinistra, anzitutto nella componente cattolica - mi
pare davvero pericolosissima per varie ragioni. Infatti in nome del riconoscimento di alcuni legittimi diritti individuali si rischia di confondere libertà e capriccio, comodità comportamentale e senso di responsabilità.
Le coppie sposate religiosamente o civilmente e le coppie di fatto non sono la stessa cosa né debbono essere reputate tali. Sento dire da anni e da più parti che vi sono molte coppie di fatto in cui regna un amore sincero e solidale a fronte di coppie sacramentalmente e giuridicamente sposate ove un analogo sentimento neppur lontanamente esiste. Occorre che tutti comprendano definitivamente che le comparazioni non si possono fare, anzitutto per logica formale, con termini squilibrati - la coppia di fatto eccellentemente unita, le coppie sposate disamorate e divise - ma tra elementi o egualmente positivi o egualmente negativi.
E tra le coppie sposate in chiesa o in municipio e una convivenza, per quanto di altissimo livello complessivo, c'è una differenza di fondo: il riconoscimento da parte degli sposi di una responsabilità rispetto alla società nella serietà dell'assunzione pubblica di tale impegno rispetto al
coniuge e ai possibili discendenti diretti. Chi vuole esimersi da questo impegno di serietà relazionale e sociale, deve essere libero di farlo, ma non può né deve pretendere di godere dei benefici socio-economici propri del matrimonio, senza assumersene pubblicamente le responsabilità conseguenti.
Spero che nessuno abbia il coraggio di sostenere che la scelta matrimoniale è economicamente così o nerosa sin dall'inizio che molti optano per la convivenza in ragione di questo fatto. Si vada a vedere, anzitutto, quanto costa, in radice e senza orpelli consumistici, sposarsi in chiesa o in
municipio e si riscontrerà l'inconsistenza sostanziale di queste affermazioni. Si esamini anche, a titolo informativo, il dossier "coppie di fatto" della "rivista di teologia morale" (149/2006, 3-56) e si potrà constatare da vicino quanto incomparabili siano tra loro i matrimoni e le convivenze che vogliono restare "liberamente" tali, senza per questo voler o poter sensatamente escludere che amore effettivo vi possa essere anche nei contesti delle coppie di fatto.
Occorrerebbe chiedersi se persone che non fanno una scelta matrimoniale riconosciuta (non mi riferisco ovviamente a chi convive all'inzio per arrivare poi all'esito nuziale, come succede nella stragrande maggioranza dei casi in Italia, ma alle coppie di fatto senza prospettive diverse), rifiutano questa prospettiva per ostilità socio-culturali, di rifiuto del "sistema", oppure se ciò avviene anzitutto per garantirsi la possibilità di una via d'uscita da quel rapporto senza i "fastidi" del divorzio giuridicamente sancito...
Per quanto attiene, invece, alle convivenze omosessuali, certamente è assai difficile sostenere che, rispetto alla natura strutturale dell’essere umano, le relazioni eterosessuali e quelle omosessuali siano antropologicamente identificabili. La complementarietà nell’unione sessuale tra uomo e donna è del tutto evidente, anzitutto a livello fisiologico-strutturale, mentre in quelle omosessuali la “comunicazione” interpersonale, nel senso globale del termine, è oggettivamente meno complessiva.
E questo è palese anzitutto perché in esse non vi è alcuna naturale prospettiva di procreazione della vita (a meno di ricorrere ad aberrazioni sociali, psicologiche e culturali quali la procreazione di un figlio con un "partner" di altro sesso per poi voler crescere il nato con il proprio partner omosessuale). E non solo per questo. Infatti, salvo situazioni patologiche, è nel rapporto eterosessuale che comunemente avviene l’apprezzamento della diversità sessuale nella globalità dei suoi aspetti fisici, psichici e culturali.
Questi dati di fatto sconsigliano conseguentemente la realizzazione, a tutti i livelli, di progetti quali l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali per ragioni inerenti al bene fondamentale dei minori stessi. Infatti se si parte dalla frase assolutamente sensata che ogni genitore pronuncia un giorno o l’altro: “voglio dare a mio figlio tutte le opportunità possibili”, è evidente che un bambino ha più possibilità di realizzarsi come uomo o come donna, secondo la sua natura, quando cresce in
una famiglia formata da un padre e da una madre (cfr., per es., l'illuminante saggio di X. Thévenot, Sempre mio figlio. Omosessualità in famiglia, Paoline, Milano 2004).
Se il metro di giudizio della moralità trova i suoi momenti più alti nell’affermazione kantiana di non trattare mai l’altro come mezzo, ma sempre come fine, in quella interreligiosa “Fa’ agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” e in quella biblica “Ama il prossimo/l’altro come te stesso”, chi può affermare che in una relazione omosessuale non si possano realizzare questi valori in termini di effettiva reciprocità? E se anche la relazione eterosessuale resta il momento strutturalmente più aperto alla possibilità di comunione interpersonale, è legittimo negare a priori che tra due uomini o tra due donne si possa realizzare una relazione affettiva di quotidiano, reale dono di sé? Ovviamente l'amore nel senso più autentico del termine è più che possibile in tutti questi casi. Tutto ciò, però, non implica assolutamente che si debba giungere a porre legami omosessuali e matrimoni sullo stesso piano.
E' giusto riconoscere singoli diritti che sono propri delle unioni omosessuali, sotto il profilo del diritto di successione e dei sistemi socio-previdenziali, così come vale per i membri delle comunità religiose e delle collettività laiche di ogni genere. Se la legislazione in proposito è carente ed inadeguata, vi si ponga rimedio con rapidità ed intelligenza, per tutte le situazioni di convivenza stabile tra persone.
Ciononostante in nessuno di questi casi si deve arrivare ad equiparazioni né terminologiche né sostanziali con la nozione di famiglie, perché queste realtà sono altro, convivenze omosessuali ed eterosessuali comprese.
Concludo questa serie di riflessioni con due notazioni.
- Se il Centro-Sinistra crede di portare all'approvazione del Parlamento un disegno di legge che contenga forme di equiparazione sostanziale tra matrimoni e coppie di fatto, troverà contro di sé una parte significativa dei suoi elettori, siano essi di ispirazione cristiana o meno. Costoro, come e più di me, non fanno dell'ideologismo emancipatorio fine a se stesso il loro punto di riferimento esistenziale e cercano di dialogare costantemente con gli altri, senza credersi depositari della "verità", ma tentando di mantenere cuore e cervello ben connessi tra loro.
- Questa ostilità di merito verso progetti sostenuti da certe componenti del Centro-Sinistra più lontane da una nozione di amore appassionatamente e totalmente responsabile potrà avere delle ripercussioni non trascurabili sugli equilibri politici a breve e a medio termine... A meno che qualcuno, per mere ragioni di potere, intenda i propri valori etici merce di scambio e altri vogliano ostinarsi a credere che l'eliminazione delle ingiustizie passi attraverso l'annientamento di ogni differenza, anche quelle anatomicamente, fisiologicamente e antropologicamente più sostanziali.
Nell'Ulivo, per esempio, non so se "i libertari" siano così maggioritari...
Sempre disposto a confrontarmi con chiunque per cercare di contribuire insieme al bene di tutti, ringrazio per la cortese attenzione e invio un saluto cordialissimo e mille auguri per un gioioso Natale ed un sereno 2007.
Ernesto Borghi

 


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