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 Politica

04 Marzo, 2005
Il sindaco Domenici: *Cambio di passo? Si parta dai Comuni*
A preoccupare, non sono tanto i fischi di claque organizzate al presidente del Consiglio Romano Prodi, quanto quelli degli operai di Mirafiori al sindacato.

A preoccupare, non sono tanto i fischi di claque organizzate al presidente del Consiglio Romano Prodi, quanto quelli degli operai di Mirafiori al sindacato. O lo spaesamento di una larga parte di chi ha votato per l´Unione, e ora alla vigilia dell´approvazione della Finanziaria spinge per quelle riforme che servirebbero a far cambiare passo al governo. È quanto ha chiesto anche Fassino. «Non porrei però la questione solamente su una perdita di consenso del governo», spiega Leonardo Domenici. Per il presidente dell´Anci e sindaco di Firenze, c´è qualcosa di più profondo, un rischio di scollamento, che sarebbe causato «da un logoramento nel rapporto del circuito politico-istituzionale con la società». E tutto ciò sarebbe ancora più «inquietante», per il sindaco di Firenze, «perché non siamo di fronte a delle difficoltà del centro sinistra a governare il paese, non lo credo. Così come non credo che la gente rimpianga il governo Berlusconi».

Domenici, se questo è il quadro però non è consolatorio?
«Sono d´accordo con Fassino quando afferma che chi ha delle responsabilità politiche non si deve girare dall´altra parte, ma deve ascoltare, rispondere e reagire con delle proposte efficaci. Ed è ciò che dobbiamo dire, e fare. A questo punto mi interessa poco il dibattito nominalistico sulla fase uno o due, mi interessa invece, che una volta archiviata la Finanziaria, si faccia il punto e si riparta, individuando bene le priorità del governo con delle vere e proprie campagne di massa nella società per ascoltare, controbattere e per ridare un ruolo ai partiti. Questo l´obiettivo per il nuovo anno. Dentro questo obiettivo uno dei cambi di passo del governo, dovrà riguardare il rapporto con le autonomie e i governi locali».

Le città lo sentono questo clima?
«Devo rilevare, che pur in un quadro, penso all´indagine di Ilvo Diamanti, che registra una caduta complessiva di consenso e fiducia verso le istituzioni, il Comune resta un riferimento importante. È da qui che bisogna ripartire...».

Secondo voi, il governo lo ha capito?
«In questa prima fase riteniamo di no. Non è stata compresa l´essenzialità del rapporto con i governi locali per dare attuazione efficacie alle stesse politiche del governo nazionale».

Invece non sono mancate le difficoltà sulla Finanziaria.
«Noi abbiamo avvertito da parte di alcuni settori del governo una certa mancanza di sensibilità politica-istituzionale. Non si possono chiamare i comuni solo per discutere quanto si deve risparmiare e non discutere contemporaneamente su cosa si deve fare per il rilancio del paese».

Cosa pensa di Padoa-Schioppa?
«È una persona che io stimo molto ed ho sempre letto con molta attenzione i suoi articoli ed i suoi libri. Ma credo che ci sia una bella differenza fra lo scrivere libri interessanti o essere responsabile di una banca europea, e fare il ministro dell´Economia»

Intanto nei diesse si discute molto anche sul partito Democratico.
«A me pare che con l´ultimo consiglio nazionale abbiamo fatto un grandissimo passo in avanti. Aggiungo che dopo la relazione di Fassino io aderisco ancora più in maniera convinta alla mozione congressuale del segretario. Perché credo che Fassino con la sua impostazione abbia offerto delle risposte ancora più convincenti ai dubbi, che in alcuni momenti abbiamo avuto tutti noi, lo devo dire con franchezza io incluso, legati però più alla confusione e alla contraddittorietà delle ipotesi che si inseguivano, ad una scarsa chiarezza sui tempi, sulle tappe e sui contenuti. Mi pare che Fassino abbia ripreso molto bene un ruolo politico centrale anche sulla questione del partito Democratico. E i due elementi di fondo che sono alla base della sua relazione, vale a dire, la necessità di cambiare passo con l´azione del governo e la definizione esatta della processualità che deve portarci verso il partito Democratico, rappresentano delle risposte molto chiare e soddisfacenti. Mi riferisco, per esempio, al fatto che i diesse non si scioglieranno e che usciranno da questo congresso con un segretario, un gruppo dirigente e con degli organismi, e che i diesse continueranno a svolgere naturalmente il loro ruolo nella sinistra europea e nel partito del socialismo europeo».


 


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