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 Dall' Italia

04 Marzo, 2005
Abbiamo sbagliato
Lettera aperta di Stefano Facchi ai soci fondatori dell’Associazione per il Partito Democratico

Chiedo scusa da subito per non essere riuscito, nonostante gli sforzi, ad essere più sintetico.

Tuttavia ritengo la situazione sufficientemente seria da richiedere, a chi legge, qualche minuto del proprio tempo.

Dopo l’intervista del nostro Presidente, Gregorio Gitti, apparsa sul Corriere della Sera del 9 dicembre, sento di dover sottoporre alcuni elementi di riflessione.

A chi mi rivolgo:

Ai soci fondatori, ma anche ai tanti compagni di strada con i quali,in questi anni, ho lavorato al progetto di costruzione dell’Ulivo come tappa fondamentale verso il Partito Democratico cercando, là dove possibile, di mettere insieme pezzi, attivare liste unitarie e gruppi unici nelle istituzioni ma, soprattutto, chiedendo a tutti di fare uno sforzo per avviare un percorso di contaminazione reciproca sui contenuti.

Giusta la scelta dell’11 febbraio

E’ stata davvero tempestiva e lungimirante la scelta di costituire, l’11 febbraio scorso, la Associazione per il Partito Democratico, rivolta a quella parte, sempre più numerosa, del popolo del centro sinistra interessata a partecipare alla vita politica in forme nuove e diverse unendosi ai partiti, ai loro militanti e dirigenti a cominciare dal livello locale fino ai vertici, per dare vita ad un progetto davvero nuovo, il Partito Democratico.

Insieme, quindi.

Nacque come una associazione civico-ulivista, fondata da pezzi importanti dell’associazionismo lombardo (cittadini per l’Ulivo, Libertà e Giustizia) insieme ad autorevoli rappresentanti delle molte liste civiche presenti nella nostra regione..

La qualità, innanzitutto, ma anche la quantità di pubblico presente quel giorno al Circolo della Stampa di Milano, insieme al numero impressionante di adesioni pervenute, ci fecero capire subito di essere sulla strada giusta.

La questione che ponevamo in quei giorni si è rivelata poi in tutta la sua fondatezza un istante dopo la proclamazione del risultato elettorale: avessimo presentato, in Lombardia e Piemonte, una lista che si richiamasse con chiarezza al Partito Democratico, probabilmente oggi l’Unione conterebbe su una maggioranza un poco più solida a Palazzo Madama.

Fin qui la parte positiva.

Dove sta l’errore

Non siamo riusciti, ad un anno quasi di distanza, a darci neppure le regole più elementari, quelle che consentirebbero persino ad un piccolo condominio di darsi una vita democratica.

Come soci fondatori non possiamo non assumerci la responsabilità di questa mancanza.

In politica, si sa, i vuoti vengono presto colmati e, così facendo, abbiamo lasciato spazio a chi, con grande disinvoltura (la biblica differenza di mezzi ha poi fatto il resto), ha usato cariche provvisorie, per quanto legittime (come quella di Presidente) per assegnare ruoli di rappresentanza ed esprimere posizioni politiche mai discusse né condivise con alcuno.

Posizioni che rischiano oltretutto di far male non solo alla nostra associazione, ma all’intero percorso di costruzione del Partito Democratico

Ritengo che la possibilità di riconoscere, con grande umiltà, l’errore commesso e l’impegno a lavorare insieme perché venga al più presto riparato debbano diventare parte di un modo nuovo e trasparente di fare politica senza temere di apparire, quindi, come i soliti litigiosi in un mondo che non sa mai mettersi insieme e superare le proprie divisioni.

Personalmente mi sono assunto un impegno con i Cittadini per l’Ulivo (associazione che rappresento con incarichi di responsabilità) e lo avverto come inderogabile: il mondo delle associazioni deve sempre anticipare, per quanto possibile, le regole e gli strumenti di partecipazione che vogliamo divengano uno dei tratti caratteristici del futuro Partito Democratico.

Una tempo l’avremmo chiamata "pratica dell’obbiettivo".

E’ mia convinzione che le regole, oggi, contino esattamente come le scelte politiche; il contenitore, tanto quanto i contenuti.

L’intervista di Gitti

Così come altre volte, non condivido l’intervista di Gitti per buona parte dei contenuti che esprime: troppo facile scagliarsi contro i dirigenti di D.s. e Margherita, troppo grosso il bersaglio per non riuscire a centrarlo.

Dopo Orvieto, dobbiamo sapere che saranno certo molte le battute di arresto, le manovre di contenimento, le proposte più o meno ammalianti provenienti dai Casini di turno per ostacolarne il percorso.

Sarà nostro compito, quindi, essere pronti a promuovere un dibattito serrato sul Partito Democratico capace di coinvolgere tutti i livelli, a partire dal territorio, con la consapevolezza che questo è il momento in cui coloro i quali, come il mondo dell’associazionismo ulivista, si trovano in una fase più avanzata del percorso verso il Partito Democratico, debbono farsi carico delle difficoltà e delle resistenze spesso legittime che sono nel corpo militante e nei gruppi dirigenti dei partiti.

Si apre la stagione della fermezza nei valori accompagnata dalla pazienza, che si deve tradurre anche nel rispetto dei tempi e dei problemi altrui senza invaderne il campo.

Troppo diversa la scuola ed il metodo di lavoro tra chi, sentendosi primo della classe, viene preso ogni volta dalla vanesia frenesia di dare lezioni al mondo e chi, con l’umiltà e la consapevolezza necessarie, va avanti sapendo per certo che il Partito Democratico, se non potrà essere la semplice fusione a freddo degli apparati dei due partiti maggiori, tanto meno potrà essere la somma dei pochi se-dicenti duri e puri che ne hanno una contro tutto e tutti.

Conclusioni

Mi sono trattenuto a lungo, ma questa ultima intervista diventa l’occasione (non certo felice) per dichiarare apertamente che le posizioni da lui espresse non rappresentano il sottoscritto ma neppure la maggioranza dei soci fondatori che oggi compongono il Comitato Direttivo dell’associazione.

La mia cultura ad includere non mi consente di chiedere teste o abiure: chiedo semplicemente che vengano adottate delle regole elementari di democrazia interna..

Se qualcuno, abbagliato dalla propria immagine, sente il bisogno di esprimere posizioni non discusse e concordate, lo faccia a titolo personale evitando di trascinare con sé una associazione che, per la storia dei suoi fondatori, rappresenta un pezzo importante di quell’ulivismo che unisce e riconosce ad ognuno degli attori di questa vicenda (partiti, eletti, associazioni, cittadini) un ruolo fondamentale ed imprescindibile.

Abbiamo sbagliato e, per quanto riguarda la mia persona, faccio ammenda per la leggerezza dimostrata a dispetto della fiducia che ho sempre avvertito attorno a me e mi impegno, se me ne sarà data la possibilità, a lavorare con ancora più convinzione per l’Associazione per il Partito Democratico che scioglieremo, va sottolineato, il giorno in cui questo sarà davvero costituito.

Il primo passo, per chi vorrà condividere il percorso sopra indicato, è la costituzione della APD di Milano insieme a quella della Lombardia.

Stefano Facchi, Socio Fondatore della Associazione per il Partito Democratico

Cologno Monzese, 11 Dicembre 2006

 


       


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