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 Da Cremona

04 Marzo, 2005
Cremona.Pensare la differenza
La città delle donne – Penelope o della città abitata

Comune di Cremona

Assessorato alle Pari Opportunità

Pensare la differenza

La città delle donne – Penelope o della città abitata

Incontri, seminari, spettacoli

Palazzo Cattaneo

21 aprile – 15 giugno 2005

Città è tutto ciò che ha un tetto.

E col tetto una porta

Maria Zambrano

Progetto a cura di

Silvia Camisaschi

Elena Cappellini

Anna Lazzarini

Pensare la differenza

La città delle donne

Il progetto La città delle donne nasce dal percorso sui saperi e le pratiche femminili sviluppato nei tre anni di vita di Pensare la differenza, che ha evidenziato la capacità delle donne di intessere relazioni tra persone e luoghi, tra risorse e bisogni personali e sociali, tra realtà e desiderio. Tale pratica relazionale sa creare legami e scambi laddove c’è frammentazione e disordine, sa trovare vie oblique e inventare mediazioni significative ed efficaci per un senso più grande e libero del convivere. Quest’arte di tessitura è un sapere che ha modificato e sta modificando non solo la sfera del privato, ma anche dimensioni rilevanti del vivere associato, del lavoro, della formazione, dell’agire nelle istituzioni e nei luoghi pubblici, ridefinendoli e ridisegnandoli secondo altri ordini di senso. Da qui l’idea di misurare l’arte femminile di tessitura, in tutte le sue diverse declinazioni, sul terreno della città, quale spazio reale e metaforico insieme.

Pervasa da un’intensa attività creatrice, in grado di generare novità e liberare significati, la città è, nel pensiero e nelle parole di Maria Zambrano, luogo di accoglienza e invio, spazio aperto e intimo, centro che ospita e insieme cammino, perché spinge al transito. La città è il primo vero scenario della storia e, come custode del tempo, sarà il recinto privilegiato della lingua e delle rovine, di cui, come una spugna, sembra impregnarsi. Natura e legge sono altri due elementi essenziali, chiavi di lettura che individuano livelli diversi di realtà della città. Da un lato la vita espressa negli elementi più significativi di aria, acqua e luce, dall’altro la presenza di norme quale criterio d’ordine intelligente e protettivo che si costituisce a partire da un principio di esclusione, evidenziato fisicamente da una frontiera, che include e ospita chi si trova al suo interno, ma al tempo stesso sacrifica qualcuno che ne rimane al di fuori. Ma possiamo leggere questa frontiera anche come spazio privilegiato in cui le donne e gli uomini proiettano i loro sogni e i loro desideri, nell’orizzonte della speranza. La città, come insieme di memoria, parole, segni, sogni, scambi, non solo di merci ma di codici e di idee, chiede anche qualcosa in cambio. E il pegno è forse ciò che fa della città il luogo della communitas, dell’intreccio relazionale come dovere, come dono e debito contratto. Qui si affaccia la dimensione etico-politica della città, che appare in ultima analisi il senso più autentico dell’essere e dell’accadere della comunità. E in questa dimensione forse proprio le donne possono progettare nuove forme di presenza e di partecipazione, attraverso parole, pensieri, azioni cui La città delle donne vuole dare voce.

Articolato in tre cicli annuali, il progetto intende sottolineare il contributo femminile a una città che da luogo concreto e abitato si fa ambiente di relazione e di scambio, per divenire infine spazio del desiderio e dell’immaginario. Ognuno dei tre percorsi individuati sarà connotato da una diversa figura femminile, mitologica o letteraria, in grado di evocarne immediatamente i contenuti.

Quest’anno, con Penelope o della città abitata, attraverso un approccio storico alle dinamiche di esclusione-inclusione che hanno portato alla fondazione delle moderne città, e una riflessione sul loro assetto urbanistico e architettonico, si attraverseranno tutti i luoghi concreti in cui le donne hanno agito e agiscono, valorizzando lo spazio cittadino e progettando una città a misura dei suoi abitanti. Il prossimo anno, Antigone o della città condivisa si concentrerà sui modi in cui le donne ripensano e ridisegnano la città come spazio della convivenza: l’impegno nel sociale, nuove parole e pratiche politiche oggi a disposizione di tutti, l’educazione alla legalità. Il 2007 sarà l’anno di Alice o della città immaginata, un percorso che porta in primo piano il ruolo del desiderio, in grado di trasformare la città da spazio concreto a luogo immaginario nella letteratura, nel cinema, nel teatro e nell’arte, aprendo lo spazio dell’utopia.

 


       


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