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04 Marzo, 2005
Da Genova alla Sinistra Europea
Lucio Garofalo: «Dal basso si cerchi di recuperare e rilanciare un ruolo di protagonismo attivo»

Con questo modesto contributo vorrei anzitutto dichiarare la mia adesione, ancorché parziale, critica e in un certo senso dubbiosa, al progetto costituente della Sinistra Europea.

Stiamo vivendo una fase storica di rapidi e convulsi mutamenti e spostamenti, più o meno annunciati e non ancora compiuti chiaramente, dei vari soggetti politici presenti sulla scena nazionale.

In particolare il processo di formazione del Partito Democratico, in cui i Democratici di sinistra e la Margherita convergono attestandosi su posizioni nettamente moderate e neocentriste, persegue un'evidente finalità di potere di segno neoconservatore, che solo chi è affetto da miopia politica ed intellettuale non riesce a scorgere.

Tutto ciò a me interessa relativamente.

Mi preme invece comprendere maggiormente i processi di trasformazione in atto a sinistra, intesa come sinistra radicalizzata, nel senso di quei contenuti e quelle proposte progettuali che rispondano meglio ai bisogni concreti delle fasce più indifese ed emarginate della nostra società, che aderiscano effettivamente (e non soltanto a chiacchiere) alle istanze del movimento pacifista e dei diversi movimenti di lotta sorti dalle numerose vertenze territoriali e globali degli ultimi 5 anni, nel senso dunque di posizioni radicalmente antagoniste, anticapitaliste ed antimilitariste di cui, a mio avviso, si avverte un crescente bisogno in ampi settori dell'opinione pubblica italiana, e non solo italiana.

Non si può ignorare che, a partire dal luglio 2001, a Genova, si sia mobilitato e sviluppato un grandioso movimento di ispirazione antiliberista ed anticapitalista che ancora non ha esaurito la sua enorme spinta progressiva e propulsiva, e che attende di "condensarsi" nella formazione di una soggettività politico-organizzativa più ampia e articolata, più ricca e complessa di quella del Partito della Rifondazione Comunista.

Non si tratta quindi di predisporre ed attuare un semplice allargamento dello spazio di Rifondazione comunista, benché questa rappresenti un pezzo assai importante della nuova soggettività.

Occorre capire che sono emerse nuove contraddizioni e nuove conflittualità sociali, materiali e politiche che hanno attraversato gli spazi della nostra società e sono riconducibili alla grave crisi sociale che affligge il nostro paese e che a sua volta si inserisce in un contesto di drammatiche tensioni e di crisi a livello internazionale.

Basti pensare, ad esempio, che molti settori della sinistra, del mondo sindacale, dell'associazionismo cattolico e non cattolico, si stanno progressivamente (e inevitabilmente) distaccando dai loro tradizionali punti di riferimento politico, ossia DS e Margherita, attualmente impegnati nel progetto "neodemocristiano" del Partito Democratico.

Il vuoto di "rappresentanza", se da un lato può generare incertezza, confusione, smarrimento, dall'altro può (e deve) costituire un prezioso momento di crescita, di riflessione e di elaborazione critica, capace di

promuovere un vivace dibattito all'interno delle forze autenticamente di sinistra, per recuperare ed espandere l'area della coscienza e della partecipazione attiva della gente ai processi organizzativi e decisionali. A quei canali che sono normalmente controllati e gestiti dai soliti "addetti ai lavori", vale a dire i professionisti e carrieristi della politica, che costringono le "masse" ad un ruolo marginale e passivo, che nella migliore

delle ipotesi si "riattiva" solo in occasione di manifestazioni di protesta, di elezioni, per cui resta relegato a livello di "tifoseria" o di "manodopera" della lotta politica, senza mai assorgere al piano più elevato e nobile del protagonismo politico vero e proprio.

A sua volta la Sinistra Europea non può che essere una parte, seppure molto rilevante, di una nuova soggettività politica che riunisca altri pezzi ed altre esperienze che hanno attraversato ed impreziosito il cosiddetto "movimento dei movimenti" e che non si sentono e non intendono essere rappresentati da nessuno.

In tal senso il partito della Sinistra Europea deve recepire quegli orientamenti e quei contenuti che discendono dal processo di contaminazione e dall'intreccio tra le diverse soggettività che hanno animato le iniziative, le azioni e le riflessioni del "movimento dei movimenti", da Genova 2001 in poi.

Il netto rifiuto della "guerra preventiva" e della violenza neoliberista, la lotta contro le sperequazioni e le disuguaglianze materiali e sociali esistenti a livello globale e locale, l'effettiva socializzazione dell'economia, la democrazia diretta e partecipata, e via dicendo, dovranno essere le "coordinate" principali in grado di collegarsi alle esperienze reali e ai bisogni concreti delle masse popolari, scongiurando in tal modo il rischio di creare una frattura tra "vertici" e "base", ossia tra un ceto elitario, minoritario e specialistico che costituirebbe la guida (o la "mente" intellettuale e politica del partito, e la maggioranza che ne formerebbe la "manovalanza" o la "base".

In tal senso le forme politico-organizzative più coerenti con tali intenti e con le stesse esperienze ed istanze movimentiste, non possono rivelare alcun carattere autoritario e verticistico, ma debbono tradursi in strutture

reticolari e orizzontali: si immagini una "rete di reti" articolata e diffusa sul territorio, sempre aperta e sempre suscettibile di essere modificata, aggiornata e verificata direttamente dal basso.

Scrivendo tali cose non vorrei peccare ed essere accusato di "ingenuità" politica o di "presunzione".

Mi auguro che la costituzione della Sinistra Europea avvenga seguendo tali linee e tali indirizzi, in modo tale da evitare che il processo si concretizzi semplicemente in un'estensione del P.R.C., mentre è di vitale importanza (anzi è urgente) che altri soggetti politici organizzati o meno, vi aderiscano in maniera concreta e decisiva.

In questo sforzo e in questa tensione verso un'espansione liberatoria delle coscienze e di tutte le potenziali risorse presenti a sinistra, potrebbe innestarsi in modo virtuoso l'impiego di un Forum come questo.

Tuttavia, le perplessità e le riserve che ho manifestato all'inizio, si fondano su un dato evidente. L'operazione costitutiva della Sinistra Europea è, innegabilmente, il frutto di una volontà espressa dall'alto, ossia dai vertici di vari movimenti e partiti politici europei di sinistra, tra i quali spicca Rifondazione Comunista, i quali non a caso hanno designato Fausto Bertinotti quale Presidente del gruppo euro-parlamentare che fa capo alla Sinistra Europea.

Ora, come già è accaduto in simili occasioni, una volontà sorta in alto viene ad essere calata ed imposta alla base, ossia in basso. Il processo in atto è oggettivamente verticistico e rischia di diventare di tipo

esclusivamente burocratico.

Personalmente mi auguro che dal basso si cerchi di recuperare e rilanciare un ruolo di protagonismo attivo, attraverso anche una diffusa e crescente partecipazione ad iniziative (non semplicemente "teoriche" come questo Forum, allargando gli spazi di riflessione e di elaborazione del pensiero e di costruzione della nuova soggettività politica, ma soprattutto provvedendo ad allestire un'articolazione orizzontale composta da tante "reti" territoriali e locali.

Se la Sinistra Europea saprà diventare il "referente" politico-organizzativo di una parte, o gran parte delle esperienze, delle esigenze e dei movimenti sorti a partire da Genova nel luglio 2001, credo che il progetto di trasformazione/costituzione di una sinistra radicalmente rinnovata e antagonista, in grado di proporre una seria e valida alternativa di società, mi vedrà disposto a sostenerlo.   

Lucio Garofalo 


       


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