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 Da Milano

04 Marzo, 2005
Milano, arrivano i mostri di Alessandro Aleotti
Parafrasando l’incipit di un libro ormai antico e superato, potremmo affermare che “due spettri mostruosi si aggirano per Milano…”.

 

MILANO: ARRIVANO I MOSTRI

 

Cari amici di Milania,

spesso le riflessioni più profonde nascono dalla semplice osservazione della nostra vita quotidiana. Parafrasando l’incipit di un libro ormai antico e superato, potremmo affermare che “due spettri mostruosi si aggirano per Milano…”.

 

Il primo lo vediamo soprattutto negli slogan sui manifesti elettorali: è il mostro dell’identità etno-religiosa. Mai come oggi, soprattutto attraverso i circuiti politici e mediatici, vediamo spuntare sentinelle che si pongono a guardia della nostra identità religiosa ed etnoterritoriale. Chissà perché - dovrebbe chiedersi ogni persona dotata di buon senso - questi circuiti ci vogliono comunicare di essere difensori di identità che noi, in grandissima parte, non viviamo più? Io credo che tutti noi preferiremmo che qualcuno difendesse le identità con cui più abbiamo a che fare durante la giornata: la nostra identità professionale, quella dettata dalle passioni culturali e sportive, quella obbligata dalle necessità quotidiane di essere un automobilista nel traffico, un fruitore di servizi pubblici, un giovane in cerca di opportunità, un consumatore, etc…

 

Peraltro è curioso che, ad esempio, chi incarna realmente l’identità religiosa (la Chiesa) non sembri tanto preoccuparsi di questa difesa, mentre proprio coloro che religiosi non sono, dalla Fallaci ai leghisti, dal Presidente del Senato ai neocon, si affannino come matti. E non credo che qui c’entri lo spirito voltairiano. Si tratta di calcolucci meschini, ma soprattutto sbagliati. Certo, a forza di sentirselo dire, qualcuno di noi comincia veramente a credere che l’identità etnoreligiosa ci costituisca prioritariamente. Ma, al momento di scegliere o, comunque, nel nostro vissuto reale, noi tutti sappiamo perfettamente che non ci dividiamo in base alla religione di appartenenza o al luogo di nascita (soprattutto in una città che ha fatto del “milanesi si diventa” il suo slogan costitutivo).

 

E allora, perché si insiste così tanto sull’identità etnoterritorial-religiosa? Naturalmente, la domanda è retorica. La risposta, ahinoi, la conosciamo benissimo e risiede tutta in quel perverso circuito vizioso che, da almeno quindici anni, determina un progressivo distaccamento tra i temi vissuti dalla popolazione e quelli agitati sul circuito politico-mediatico. Tentare di porvi rimedio è un dovere di civiltà.

 

Il secondo spettro che si aggira per la città ha la faccia mostruosa della burocrazia. La nostra vita contemporanea è ormai sempre più affidata alla dipendenza dalle reti: telefonia, mobilità, internet, etc… Tutto questo ci rende la vita più semplice, ma contemporaneamente ci toglie “vie di fuga” individuali. Ormai, non saremmo più in grado di vivere senza la connessione alle reti (tradizionali ed evolute) che ci accompagnano durante l’intera giornata. Tuttavia, così è. Non avrebbe senso pensare di “invertire la rotta”.

 

Mentre, però, la buro-tecnologia del mercato possiede, che ci piaccia o no, il senso di marcia scandito dall’imperativo dell’incremento delle nostre possibilità, in altri ambiti dobbiamo subire la convivenza con una buro-tecnocrazia totalmente priva di senso. L’esempio più lampante (almeno nella nostra città) è sicuramente quello derivante dalla presuntuosa scelta di regolare la mobilità privata attraverso un assurdo inasprimento delle sanzioni (ausiliari della sosta, telecamere, etc…), mascherato da “legalità”. Questo ha provocato un risultato paradossale e mostruoso: sono svariate decine di migliaia i milanesi che, per multe non pagate o mai recapitate, hanno accumulato cartelle esattoriali con maggiorazioni stratosferiche. Una visita all’Esatri (l’istituto di riscossione di queste cartelle esattoriali) è illuminante: una folla di milanesi che oscilla tra la disperazione e la risata per sanzioni che hanno di gran lunga superato il livello della umana sopportabilità, soprattutto a causa di un perverso meccanismo di more, sanzioni ulteriori, diritti di riscossione, interessi e via discorrendo.

 

Di fronte a questo spettacolo, credo nessuno possa ragionevolmente ritenere che ci si trovi dinanzi a un problema di “legalità”. Occorrerebbe troppa malafede per pensare che tutti questi cittadini siano degli “evasori”. Chi sostiene questo merita il disprezzo civile, perché in nessun caso ci si può esimere dalla comprensione e dal buon senso. Tornare indietro, con umiltà, dagli assurdi paradossi determinati da scelte fredde, ideologiche e sbagliate, dovrebbe essere più che un dovere per il prossimo sindaco di Milano.

 

Insomma, la lotta contro i mostri è una costante dello sforzo per un vivere civile. Nella nostra città aleggiano fin troppo gli spettri dell’identitarismo etnoreligioso e dell’insensato paradosso burocratico. Chi, al di là delle coloriture politiche, ha a cuore il futuro della nostra convivenza civile, deve cominciare a smontare queste costruzioni mostruose.

 

Saluti dal terzo millennio

 

Alessandro Aleotti

direttore@milania

 


       


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