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 Welfare

04 Marzo, 2005
Anziani, lavoro, servizi socio-sanitari
Presentato a Milano il secondo Rapporto Cefass sul welfare in Europa.

 

“Un governo di sistema con il coinvolgimento di tutti gli attori in campo, attribuendo loro precisi compiti e responsabilità. Sviluppo e competitività sono fattori importanti, ma che non possono prescindere dalla qualità di vita, dal welfare della comunità e di ciascuno di noi”. Questa è la ricetta della Commissione europea, fatta propria nel secondo rapporto Cefaas sul welfare in Europa presentato oggi a Milano nella sala delle assemblee di Banca Intesa di piazza Belgioioso a Milano, alla presenza del presidente della Regione Roberto Formigoni.

Il problema degli anziani e del crescente bisogno di assistenza a lungo termine, che va di pari passo con l’aumento della vita media della popolazione, è stato dettagliatamente affrontato dal dott. Angelo Carenzi, presidente del Cefass e di Federsanità Anci Lombardia.

“La prima esigenza delle famiglie che si trovano a dover affrontare queste problematiche – ha evidenziato il dott. Carenzi – è certamente quelle di avere informazioni e indicazioni chiare.  La strada da seguire è quella di un efficace coordinamento tra gli operatori. Noi otterremo straordinari risultati se sapremo migliorare la qualità dell’invecchiamento dell’individuo. Gli stili di vita, la qualità della vita e la stessa farmacologia possono dare un contributo determinante. Sostenere e potenziare l’assistenza cosiddetta informale significa consentire all’anziano di restare in famiglia, attuando al tempo stesso una scelta più qualificante e meno o nerosa”.

“Del resto – ha ribadito il dott. Carenzi – una ricerca compiuta su campioni di 5mila famiglie nei diversi stati europei che noi nel rapporto presentiamo, evidenzia che le famiglie sono disposte a fare anche grossi sacrifici pur di mantenere i loro cari nell’habitat naturale di casa. Lo si fa per  una relazione affettiva (94,5% dei casi), per senso del dovere (81,4%) o per riconoscimento di un obbligo (80,6%). E se la situazione di protrae a lungo nel tempo la disponibilità comunque non cala mai sotto il 50%. Dunque non siamo di fronte a un fuggi fuggi dalle responsabilità ed anche l’istituzione non se ne lava pilatescamente le mani. In particolare la regione Lombardia è all’avanguardia attraverso i voucer al fine di ottenere due obiettivi prioritari: consentire all’anziano di restare il più a lungo possibile nel suo habitat naturale e scegliere il provider ottimale per i servizi di cui ha bisogno”.

Gli aspetti del lavoro e dell’occupazione sono invece stati affrontati dal prof. Giancarlo Cesana, Ordinario di medicina del lavoro dell’Ateneo Milano Bicocca. Cesana ha affrontato i temi del disagio, non solo economico ma anche di tipo culturale, che l’intera società europea sta vivendo nella fase di introduzione di importanti fattori di cambiamento. “Attualmente – ha detto il prof. Cesana – per vivere in Europa si spendono circa settemila euro all’anno procapite per assicurare ogni cittadino contro ignoranza, malattia, vecchiaia e altri fattori di rischio. Qualcosa più di un milione al mese delle non dimenticate lire. Non è poco ed è un fattore positivo. Ma bisogna lavorare di più per supportare anche questa spesa. La delega allo Stato delle garanzie della sicurezza esistenziale sta creando più di una passività “perniciosa”, una disoccupazione che prima di essere lavorativa è culturale. Bisogna insomma vincere un rallentamento del pensiero in Europa e ancor più in Italia”.

La professoressa Maite Barea, dell’università Autonoma di Madrid e coautrice del rapporto Cefass ha delineato i non facili scenari che andranno a delinearsi tra il 2030 e il 2050 a livello europeo, mentre le conclusioni sono state del Presidente della Regione Roberto Formigoni.

“Si avverte da tutti i dati del rapporto – ha evidenziato il Presidente della Regione Formigoni – la necessità di un  nuovo welfare per un nuovo modello di sviluppo. Oggi noi in Italia la spesa sociale per gli anziani è pari al 94% delle risorse, mentre in Europa è l’80%. Per la famiglia resta solo il 6%. E’ evidente che non si può spendere ogni risorsa per il tempo che passa e che bisogna invece guardare anche al futuro. Credo sia anche un problema di stanchezza di mentalità. Del resto una società che non fa figli condanna il proprio futuro. La Lombardia è nel novero delle realtà delle buone prassi. E la nostra svolta culturale, che passa dal federalismo fiscale e da una sussidiarietà stimolata politicamente, può diventare una prassi di vita consueta attraverso cui le famiglie potranno trattenere i soldi per l’istruzione, la crescita, l’assistenza. Il soggetto del welfare non deve essere insomma più il cittadino isolato, ma la famiglia nel suo insieme, che supporta il peso dell’educazione e della cura. La strada per riformare il welfare chiama tutti a una responsabilità nuova e in questo anche gli enti pubblici hanno ruolo di primaria importanza da svolgere. Chi si è illuso di poter mettere al centro di tutto il mercato e i propri affari ha percorso una strada con molti limiti e che non ha in sé molte prospettive. Non ci si può illudere di poter vivere senza curarci del nostro vicino o addirittura di chi abita con noi”. 


       


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