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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Ecco le risposte di Gianni Rossoni sui temi del welfare
Le differenze sociali con le risposte di Luciano Pizzetti sono molto evidenti.

Ecco le risposte di Gianni Rossoni sui temi del welfare..

1 – manca il finanziamento per 300 p.l. nelle RSA

I numeri cremonesi parlano chiaro: solo il 20% dei richiedenti ha le condizioni di salute talmente gravi da richiedere un ricovero in casa di riposo. Su 800 domande meno di 200 sono in queste condizioni e la richiesta viene assolta entro 1 mese o poco più. Mi sembra, pertanto, di poter affermare in tutta tranquillità che a Cremona la risposta ai bisogni dei cittadini anziani sia soddisfacente. Peraltro ASL e Comuni stanno progettando alacremente interventi alternativi, più confortevoli del ricovero nel letto della casa di riposo; mi riferisco ai centri diurni o all’assistenza domiciliare. Per di più mi pare di dover sottolineare che mi sono adoperato perchè la Regione abbia a fare la sua parte, stanziando quasi 35 milioni di euro nel 2004, una cifra ben superiore alla media delle altre ASL lombarde.

2 – degenza ospedaliera ritardata o troppo corta e cure domiciliari insufficienti.

Prendendo spunto dalla sua frase "Si deve riportare l’ospedale al suo ruolo originale, ed aggiungo prioritario ed insostituibile, di curare le acuzie", ribadisco che l’impegno regionale è stato: creare le condizioni per evitare una cronicità ospedaliera. Ciò s’è tradotto in una forte spinta assistenziale NON ospedaliera, alla continuità assistenziale, diurna o semiresidenziale, perseguendo tenacemente il legame con la propria casa, ove fosse possibile, con la propria famiglia. Questo risultato è il frutto di un convincimento, vale a dire che le mura domestiche sono meglio di qualsiasi altre, innovando la rete di assistenza, superando le difficoltà della gestione diretta dell’ASL, talvolta ancorata a rigidi orari di servizio, appaltando il servizio a più snelle organizzazioni no-profit, cercando di mantenere il legame anche col proprio medico, consapevoli che al centro di tutto ci dev’essere la persona ed i suoi bisogni. A Cremona ciò è stato fatto, iniziando dall’aggregazione dei medici di famiglia, che condividono il progetto, e coinvolgendo anche le case di cura, che, in 10, hanno accolto favorevolmente l’iniziativa e coinvolgendo persino l’Ospedale, che aderisce alla convenzione con il proprio centro di cure palliative per i casi terminali.

3 – rette RSA e sostegni alla famiglia.

Il costo delle rette nelle residenze per anziani sono senza dubbio un problema per le famiglie. Questo deve indurre tutti a cercare soluzioni, che potrebbero sfociare in aggregazioni d’Istituti per la cogestione di servizi, le economie di scala o differenti fasce di retta, base per ricoveri ordinari e supplementari per prestazioni addizionali, cosiddette straordinarie o facoltative. Un’altra via, è, come si è detto, la soluzione delle alternatività al ricovero ordinario. Una terza potrebbe vedere la discesa in campo dei Comuni, che potrebbero indirizzare parte dei buoni sociali per finanziamenti aggiuntivi alla fragilità economica dei meno abbienti. Per quanto riguarda la proposta di un "fondo nazionale per la non autosufficienza"la questione è tutta da ridiscutere in conferenza Stato-Regioni, non dimenticando che la legge regionale prevede già un vincolo del 70% a destinazione sociale dei fondi della legge socio assistenziale.

4 – badanti in nero

A proposito di questo argomento bisogna fare un distinguo: un conto è il lavoro nero, che è di pertinenza della fiscalità nazionale ed un conto è l’apporto delle badanti. Queste ultime sono un tassello, uno sfogo importante al bisogno di aiuto nell’ambito delle mura domestiche. La nostra Regione ha delineato una formale figura di queste lavoratrici, accreditandole come "assistenti familiari non professionali e qualificandole come operatori di cure domiciliari". Addirittura ha previsto l’erogazione di " buoni sociali ad hoc", per far sì che chi ne ha bisogno ed in alternativa .

 


       


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