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 Da Cremona

04 Marzo, 2005
Cremona: la morte del senatore Renzo Antoniazzi


Orazione funebre per Renzo Antoniazzi

Gian Carlo Corada, 19 ottobre 2005

Caro Renzo,

oggi siamo qui in tanti a porgerti l'estremo saluto. E' difficile. E' triste accettare questa dura realtà.

Se ne va con te un amico, un compagno di tante battaglie, un dirigente serio, capace del movimento operaio e democratico cremonese.

Quanti di noi portano con sé un ricordo tuo, della tua conoscenza, della tua presenza, la tua simpatia!

Con te si sono incontrati i compagni più anziani, quelli che uscivano dalla lotta di Resistenza e dovevano costruire il nuovo partito, il nuovo sindacato.

Incontrarono te, ancora 15enne, appena dopo la Liberazione del paese dal fascismo, nel momento nel quale iniziavi ad avvicinarti al mondo della sinistra, al Partito Comunista.

Era cosa normale, per te, figlio di una Cremona popolare ed antifascista, operaia e popolare.

Radici che non hai mai voluto dimenticare e delle quali andavi fiero, anche più tardi, quando hai avuto occasione di incontrarti con persone e dirigenti provenienti da altri ceti sociali.

Con altri giovani e giovanissimi allora – in quel periodo pieno di entusiasmi e di voglia di fare - cominciò un lavoro fatto di impegno e di dedizione, per mettere in piedi l'organizzazione giovanile del Partito, della quale presto ti venne affidata la responsabilità provinciale.

Piaceva, ai compagni della generazione precedente, la tua grande capacità di entrare in rapporto con i giovani lavoratori; faceva breccia la tua serietà nel lavoro e nell'impegno, non disgiunta da una forte attitudine a 'legare' con i tuoi coetanei e nello stesso tempo la tua voglia di emanciparti, di crescere insieme ai compagni ed all'organizzazione.

Era il tempo delle riunioni in provincia che venivano organizzate nei diversi comuni, a tappe, uno dietro l’altro. Sull’asta di via mantova, piuttosto che su quella della Castelleonese.

Partiva così una vecchia automobile che trasportava tre o quattro persone, che andavano ciascuna a tenere una riunione diversa e che poi, per tornare, dovevano aspettare che terminassero le altre riunioni e si procedesse al rientro.

Ed in questi viaggi, oltre che nelle diverse riunioni politiche, cresceva la conoscenza e la fiducia in questo giovane dirigente, bravo, disponibile e capace.

Un rapporto saldo, vero, che sarà fatto poi anche da confronti non facili, da discussioni anche dure, soprattutto sulle questioni internazionali, sul rapporto con i paesi dell'est.

Dibattiti, confronti, che gradatamente - con eccessiva gradualità, sappiamo oggi - porteranno poi - grazie a compagni come te, caro Renzo, che hanno saputo vedere prima e più a fondo - a maturare nuove e più avanzate posizioni su quelle esperienze, guidate dalla valutazione obiettiva della realtà che si era andata purtroppo costruendo laggiù, piuttosto che da un fideismo e da una scelta tutta ideologica e per niente realistica.

La vita dei militanti alla fine degli anni '40 ed all'inizio degli anni '50, per noi della generazione successiva, é sempre stata ammantata da una atmosfera di sacrificio, di difficoltà, ma anche di fascino e per certi versi di veri e propri eroismi diffusi: le lotte bracciantili, gli scioperi duri, la difficoltà di tenere in piedi un'organizzazione davvero alternativa rispetto a ciò che si andava costruendo in questa parte del mondo.

Con te, e con tanti altri giovani, crebbe la nuova generazione che dovette affrontare i grandi cambiamenti che in quegli anni interessavano la nostra terra.

Si crearono allora legami forti, che dureranno nel tempo e che, attraverso i decenni, sapranno costruire una nuova classe dirigente delle nostre organizzazioni; nuovi dirigenti politici e sindacali, nuovi uomini delle istituzioni.

In quel periodo Renzo Antoniazzi affrontò anche la prova del Consiglio Comunale di Cremona, nei quali scranni sedette per 8 anni, portando all'interno di quella istituzione la sua sensibilità di giovane dirigente unita alla sua conoscenza diretta dei problemi e della vita della città.

Iniziò in quegli anni la sua esperienza nel mondo sindacale, nella Federbraccianti, la potente organizzazione dei braccianti e dei salariati agricoli, che uscivano dalla dura sconfitta della fine del decennio precedente e che dovevano in qualche modo subire, ed in qualche senso anche governare, un cambiamento epocale.

Si rinsaldava in questo periodo, per rafforzarsi nei nove anni nei quali ricoprì la massima responsabilità in CGIL, la più approfondita conoscenza dei problemi dei lavoratori, forte di una fondamentale convinzione, che ha accompagnato per intero la sua vita: l'amore e la dedizione che sempre ha saputo riservare per la gente umile, per il popolo, informati da un profondissimo senso della giustizia, dell'uguaglianza, della difesa dei diritti.

Ecco, se c'é un filo che attraversa l'intera tua esistenza, caro Renzo, credo si possa individuare in questo profondo senso dell'uguaglianza dei diritti e dei doveri, in questa assoluta dedizione alle battaglie “di principio”, prima ancora che politiche e sindacali, a favore della giustizia sociale e per la conquista di condizioni di pari dignità e di pari opportunità, al di là delle differenze di censo e di classe.

Come non pensare, a questo proposito, al grande insegnamento che venne in quegli anni da Giuseppe Di Vittorio, dalla sua capacità di plasmare un’intera generazione di giovani dirigenti. Al suo monito, che indicava all’organizzazione sindacale e politica l’obiettivo di fondo del movimento: saper conquistare certamente nuovi e più avanzati livelli di vita e di lavoro, ma soprattutto saper restituire dignità al lavoratore, saper insegnare alle masse sterminate di lavoratori e di popolo a ‘non togliesi il cappello davanti ai padroni”.

Essere dalla parte dei lavoratori, mosso da un anelito di giustizia e di uguaglianza: questo ha dato il segno anche della esperienza parlamentare fatta da Antoniazzi al Senato della Repubblica dal 1979 al 1992.

Prima, quando ancora era segretario della CGIL e poi, divenuto parlamentare, seppe rapportarsi molto positivamente con le nuove generazioni che allora si affacciavano alla battaglia politica ed al confronto sociale.

Capace nell'argomentare e nell'organizzare, curioso delle nuove idee che avanzavano, pur se attento nel difendere le esperienze passate e nel voler costruire e facilitare un rapporto positivo tra le diverse espressioni e culture politiche.

E mentre portava fino in fondo l'elaborazione di critica e di condanna nei confronti della drammatica esperienza del socialismo reale, sapeva nel contempo svolgere la propria funzione dirigente nelle dure, durissime prove alle quali ci costrinse la fase plumbea del terrorismo, quello rosso brigatista e quello nero di matrice fascista.

Erano anni particolarmente duri, costellati da attentati, decine e decine di morti ammazzati con le quali la sinistra, il sindacato, le istituzioni democratiche dovettero confrontarsi, dovendo superare sia le difficoltà di un dibattito interno spesso confuso ed incerto, sia le asprezze di un confronto esterno che non risparmiava nulla e nessuno.

Eppure, anche in situazioni drammatiche, Renzo Antoniazzi aveva la grande capacità di mantenere lucido il senso della realtà, del legame con la vita. Non mancava di ricordare a chi aveva vicino a sé - magari al termine di una riunione pesante o dopo una giornata di lavoro difficile - l'importanza di saper affrontare la vita e le sue difficoltà anche con un sorriso sulle labbra, anche con la capacità di sdrammatizzare queste stesse difficoltà.

Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare Renzo fin dalla metà degli anni ’70. Fu capace di entrare subito in rapporto con me, giovane che si avvicinava, curioso ed attento, alla vita del Partito. Aveva una sua ‘cifra’ particolare, schietto, senza peli sulla lingua. Fu sempre ‘riformista’, anche quando questo termine non era particolarmente popolare nel PCI, anzi, al contrario, segnava una critica dura, profonda.

Ma Renzo sapeva difendere con forza le proprie convinzioni, e non rifuggiva dal confronto, che pretendeva sempre vero, concreto, spoglio da ideologismi.

E poi, terminato lo scambio di opinioni, sapeva tornare bonario. E non perdeva l’occasione per suggerirti di ‘diffidare di chi non é capace di un sorriso". Amava ripetere spesso questo suggerimento, magari accompagnando l'esclamazione con una delle sue battute ficcanti, calzanti, che spesso arrivavano a segno e ti facevano pensare.

Era piacevole stare con 'Antonio', come a volte lo chiamavamo. Abile argomentatore, profondo conoscitore delle questioni di cui portava la responsabilità nel lavoro parlamentare, seppe divenire punto di riferimento ineludibile ed indispensabile figura di confronto nel settore che diventerà sempre più importante ed anche molto, molto complesso, come quello della previdenza sociale.

Qui le sue qualità e le sue conoscenze seppero portarlo a responsabilità davvero significative, fino a divenire praticamente una figura di riferimento nazionale per tanti. Lo aiutava in questo la solidissima base di elaborazione e di esperienza sindacale, che l'aveva portato anche a diventare il collaboratore più stretto e l'amico fraterno di Luciano Lama, storico ed amato leader dei lavoratori italiani.

Caro Renzo, hai saputo attraversare ed incontrare diverse generazioni nel tuo lungo e pur breve cammino. Hai saputo entrare in un rapporto vero e profondo con gli uomini e le donne di questa parte dell'Italia, militanti e dirigenti del suo movimento operaio e democratico. E pur ricoprendo responsabilità sempre maggiori, hai saputo mantenere fermo e solido, negli anni, il legame con la tua gente, con la tua Cremona.

A tua moglie Lina, cara compagna della tua vita; a tuo figlio Claudio, di cui andavi sinceramente orgoglioso, a tutti i tuoi famigliari, ai tanti compagni ed alle tante compagne che ti hanno conosciuto e stimato, a noi tutti mancherà la tua presenza, la tua vicinanza.

Ci mancheranno il tuo sorriso amichevole, i tuoi pareri puntuali ed argomentati, i tuoi rimbrotti scherzosi.

Caro Renzo, ora sei giunto al termine della tua vita e noi, riuniti in questa nostra comunità, segnata dai colori delle bandiere che hanno accompagnato la tua e la nostra vita, dandoti questo estremo saluto, vogliamo dirti di riposare sereno. 

Noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerti e di volerti bene e di averti al nostro fianco nel lungo cammino per l'emancipazione delle classi più umili della nostra terra - pur commossi e rattristati per la tua scomparsa - possiamo dirti con dolcezza e convinzione, come si dice nella tua, nella nostra Cremona: vai, caro Renzo, caro compagno Antoniazzi, hai fatto fino in fondo la parte del tuo dovere.

Che la terra ti sia lieve, non ti dimenticheremo.

Gian Carlo Corada

Cremona, 19 ottobre 2005 


       


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