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 Da Varese

04 Marzo, 2005
Varese: «La Regio Insubrica è adulta e farà sentire la sua voce»


Lunedì giornata di lavoro a Varese: gli obbiettivi illustrati dal presidente di turno Marco Reguzzoni

“Dopo dieci anni è giunto il momento di proseguire con maggior decisione sulla strada già tracciata, immaginare la Regio Insubrica come entità di raccordo fra territori che vivono intorno al confine, ente di stimolo di un’area che ha potenzialità enormi e risorse, imprenditoriali e culturali, in grado di fare la differenza. Il destino della nostra comunità di lavoro deve giocarsi entro questi orizzonti”.

A tre mesi dall’insediamento  alla guida della “Regio Insubrica”, Marco Reguzzoni si appresta ad aprire  i lavori degli organi direttivi della Comunità (la giornata di lavoro è in programma a Varese, lunedì 26 a partire dalle 15) con obiettivi ambiziosi.

“Più che ambiziosi direi legittimi – corregge il presidente della Provincia – perché credo queste siano le legittime aspettative di territori che vivono e “respirano” le medesime condizioni. Guardiamo che cosa è accaduto con i lavori del comitato insubrico per l’analisi delle condizioni e delle cause di inquinamento dei nostri territori: ha preso le mosse da un problema contingente – il gran caldo e i livelli di ozono alle stelle – per estendere il proprio campo d’azione all’individuazione di modalità comuni per rilevare e comunicare le condizioni di inquinamento dell’aria. Questo dimostra l’importanza del dialogo fra le nostre realtà amministrative in quell’ambito che è, appunto, la Regio Insubrica”.

- Si è sempre sostenuto però che senza reali poteri la Regio finisce per essere un vuoto contenitore.

“E’ un’osservazione in parte vera in parte in parte impropria. Non vorrei che, ragionando in questi termini, si finisca per trasformare la realtà di fatto in un alibi. Non è facile attribuire competenze precise ad un ente che non è solo sovraprovinciale, è, prima di tutto, sovranazionale. In questo senso già nel maggio scorso ho sollecitato il Governo perché individui le forme di autonomia operativa che devono essere concesse agli enti italiani che fanno parte delle Comunità transfrontaliere di lavoro. Noi, come i nostri amici ticinesi, conosciamo bene i problemi dei nostri territori, abbiamo idee su come affrontarli. Occorre che queste capacità siano messe in grado di svilupparsi. Quanto è accaduto per la soluzione che, insieme ai ticinesi, abbiamo individuato per la strada di Cremenaga dimostra che, valutando problemi e analizzando soluzioni, si possono trovare risposte a problemi che riguardano i due lati della frontiera”.

- In ogni caso o la Comunità Insubrica assume oggi quelle capacità operative che hanno altre regioni gemelle (la Communauté du Travail di Jura, per esempio o la Trireno), oppure il destino sembra segnato.

“Non sarei così drastico. La Regio è giovane, le altre Comunità, ben più consolidate,  hanno sperimentato in passato le nostre stesse condizioni di lavoro. Tutto ciò, certo, non deve funzionare da alibi. L’integrazione delle aree di frontiera, i problemi comuni in entrambi i Paesi, la possibilità che su determinate materie si intervenga, dimostrano che margini operativi per consentire alla Regio di incidere ci sono e vanno sviluppati. Ad o nor del vero però, non si può paragonare la nostra Regio con la Trireno. Qui abbiamo Cantoni svizzeri e Länder tedeschi che vivono la realtà di uno Stato federale dove la devoluzione dei poteri consente margini operativi inimmaginabili per una Provincia italiana, Bolzano e Aosta escluse. Il Giura a sua volta possiede un’ autonomia che noi non conosciamo. Ciò non significa che il nostro impegno deve venir meno. Al contrario. Come ho detto anche nell’assemblea di Lugano lo scorso giugno, oggi la Regio vuole ingranare una marcia in più con una serie di iniziative che marchino la differenza”.

- Un passo indietro: non è allora il sistema italiano che ‘frena’ lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera?

“Che ci sia una impasse dovuta alla centralità del sistema lo si nota anche se non si considerano le collaborazioni transfrontaliere. Senza una riforma in senso federale dello stato le realtà di governo locali, tutte le realtà, al Nord come al Sud, finiranno per essere come i generali senza eserciti. Se le risorse non restano almeno in parte nei territori che le hanno generate ma devono attendere l’elemosina dell’apparato centrale, nessun territorio riuscirà mai a decollare, a rispondere ai bisogni dei propri cittadini e in tempi ragionevoli”.

- Torniamo alla Regio. Qualche esempio di positiva collaborazione non manca. Non le sembra che l’auto, dopo aver acceso il motore, cominci a muoversi?

“Non c’è dubbio. Ma questo non può essere considerato come l’arrivo, ma la partenza di un percorso. Pensiamo solo alle potenzialità offerte dalla regione dei laghi con il Ceresio, il Verbano, il Lario. Pensiamo alla possibilità di sviluppare le capacità del Polo tecnologico di Busto con il centro di calcolo di Manno, con il Centro di ricerca di Ispra. Pensiamo alla rete delle imprese che su entrambi i lati della frontiera si sono specializzate in settori comuni dal meccano-tessile alla meccanica di precisione. Immaginiamo che tipo di risposta potrebbe dare in termini economici, di ricerca, di specializzazione un’area che va dal Basso Varesotto a Bellinzona, dalla Brianza Comasca a Lugano, da Verbania al Locarnese. Forse si è sottovalutato questo aspetto ancora troppo...Forse le stesse Università potrebbero fare molto di più. Varese. Como e Lugano hanno un Ateneo dell’Insubria. Un bacino di conoscenze e competenze che non deve chiudersi, e questo vale anche per gli altri Atenei, nella propria torre d’avorio, ma essere stimolo di idee per il territorio.”

- La giornata di lunedì sarà l’occasione per lanciare o rilanciare progetti e proposte?

“Sì, stiamo lavorando in più direzioni. Ma sono carte che scoprirò solo durante i lavori e che spaziano su fronti diversi”.

- In ultima analisi, la Regio ha prospettive di crescita davanti a sé?

“Sì se saprà considerare il proprio ruolo di ente di confronto e di proposta. Se saprà essere il laboratorio di idee e di progetti per il territorio che la costituisce. Spetta a noi, a noi amministratori delle rispettive Province o Cantoni considerare che la Regio è una prospettiva, un’opportunità, non una minaccia alle nostre azioni di governo”.

 

mt

 


       


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