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 Politica

04 Marzo, 2005
Riconversioni. Idrogeno e rinnovabili in fabbrica. di Mario Agostinelli*
Arese: da una sconfitta industriale potrà nascere un nuovo polo di sviluppo. Sostenibile

RICONVERSIONI  Idrogeno e rinnovabili in fabbrica  di Mario Agostinelli*

Arese: da una sconfitta industriale potrà nascere un nuovo polo di sviluppo. Sostenibile

Nell’impostare la riconversione e la riqualificazione produttiva dell’ex Alfa Romeo di Arese, una delle aree di maggior storia industriale della Lombardia, si è fatto riferimento a una dinamica sociale e a un patrimonio umano, conoscitivo e professionale che hanno suggerito un destino di rilevante prospettiva e al limite della scommessa, per un territorio ad altissima qualificazione.

Il progetto del Polo della mobilità sostenibile e delle Tecnologie eco-compatibili di Arese (Pms) costituisce la risposta in positivo alla crisi dell’insediamento industriale Fiat-Alfa Romeo che è stata elaborata dalla Regione Lombardia di concerto con le organizzazioni sindacali (accordo del 27 Febbraio 2003) , con le amministrazioni comunali competenti e le società proprietarie delle aree (protocollo d’intesa del 28 Luglio 2003, accordo di programma del 13 Aprile 2004). Si tratta di una risposta credibile a una storia di eccellenza nel panorama del lavoro e dello sviluppo italiano del dopoguerra.

Tempi moderni

C’era un tempo in cui in fabbrica entrava il grande Eduardo De Filippo e c’era un tempo in cui il popolo operaio, con il vestito della festa, varcava insieme a tutta la famiglia la soglia del grande "capannone 6" per andare a teatro con le catene di montaggio sullo sfondo. È accaduto molti anni fa, all’inizio degli anni ‘80. Undicimila persone accorsero per assistere alla rappresentazione della "Filumena Marturano". Alla fine dello spettacolo c’era una processione infinita sul palco, perché ognuno voleva lasciare un ricordo al grande napoletano: una parola, una fotografia, un ricamo fatto a mano.

Quasi ventimila lavoratori, nel periodo di massimo splendore, varcavano i cancelli di Arese e l’Alfa era protagonista dell’immaginario collettivo. Nello stabilimento c’era un ciclo produttivo completo: entrava il rottame grezzo e uscivano autovetture fiammanti. Il consiglio di fabbrica era composto da 400 persone e se salivi sul tetto della fabbrica potevi andare in qualsiasi reparto, senza scendere mai a terra. L’operaio meridionale venuto nella grande fabbrica milanese in cerca di un nuovo futuro veniva immortalato dalla macchina da presa di Luchino Visconti in "Rocco e i suoi fratelli". L’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili aveva, dunque, nell’eccellenza del prodotto e dei lavoratori la sua vera forza: l’auto era un bene di massa con il quale ci si identificava.

Il tempo della gestione Fiat arriva, simbolicamente annunciato il primo giorno, con il sequestro a mensa dei mazzi di carte, con i quali si socializzava durante la pausa. 1.600 miliardi di finanziamento pubblico per una nuova produzione, ma la crisi del gruppo torinese e il ridimensionamento delle sue attività conducono allo svuotamento dello stabilimento, con la dismissione di aree efficienti e modernamente attrezzate. Oggi la fabbrica è stata sventrata e le catene sono state fisicamente tranciate in due notti, per non permettere la ripresa della produzione con il reintegro dei cassintegrati imposto dal pretore in ottemperanza a un accordo sindacale disatteso.

L’oggi e il futuro

Cosa rimane o cosa potrebbe rinascere da una storia così straordinaria e così drammaticamente dissipata?

Il progetto di un "Polo della mobilità sostenibile" ad Arese sta prendendo slancio. Proprio su iniziativa dei sindacati metalmeccanici ha preso avvio il progetto di un "polo" di attività di ricerca, servizio e industria manifatturiera orientate a fornire prodotti e servizi per un sistema di "mobilità sostenibile".

Una svolta coraggiosa che coniuga politiche industriali, qualità della vita, occupazione, emergenza ambientale e impegno pubblico.

L’idea del progetto costituisce un rovesciamento del tradizionale rapporto tra territorio e industria: non più "ciò che è buono per l’impresa deve necessariamente essere buono per il territorio", che ne subisce tutte le esternalità scaricate, bensì "ciò che è buono per il territorio genera una domanda di prodotti e servizi che costituisce un’opportunità per l’industria".

La decisione di cambiare prodotto, sostituendo a una merce tradizionale un "obiettivo sociale" come la mobilità sostenibile, è nata in lunghe discussioni, innumerevoli incontri, riunioni dei consigli di fabbrica, assemblee e votazioni. È interessante come da una vicenda concretissima, scandita da scioperi, lotte, trattative, ma che ha saputo riscoprire il valore sociale del lavoro e compiere una maturazione culturale complessa per superare una dimensione prevalentemente difensiva, si sia configurata una risposta industriale credibile, che costituisce un tentativo di dar corpo a un insediamento manifatturiero non tradizionale. È un investimento innovativo dal punto di vista energetico e ambientale che si propone come non dissipativo, pur occupandosi di produzione di massa e di mercato.

Ad Arese si dovrebbe fare ricerca, progettare, ingegnerizzare e commercializzare un prodotto socialmente desiderabile, definito "mobilità sostenibile", proponendo soluzioni alla crisi ambientale del territorio lombardo, riqualificando il sistema industriale in settori di avanguardia, riposizionando l’impegno della ricerca avanzata nel settore del trasporto e, infine, inserendo il nostro Paese nel piano strategico UE, incentrato sull’impiego delle fonti rinnovabili e dell’idrogeno come vettore energetico.

Ricerca pubblica

Enea ha ricevuto dalla regione Lombardia l’incarico di definire il quadro concettuale di riferimento per lo sviluppo del "polo" e di proporre l’insediamento dei progetti di punta sostenuti dal Politecnico, dal Jrc di Ispra, dall’Arpa, dal Cnr, per l’incentivo di attività manifatturiere a basso impatto ambientale.

L’economia dell’idrogeno e la sostenibilità ambientale delle produzioni e dei servizi indicano un percorso fecondo che incrocia attenzione sociale, solidità economica, predispone all’eccellenza dei processi e alla qualità ecologica delle soluzioni.

Così l’area di Arese diventerebbe l’epicentro di un progetto che si propone la costituzione di un distretto innovativo per il settore automotive e il re-insediamento di attività manifatturiere, collegate alla riduzione dei volumi di traffico, alla riorganizzazione della logistica delle merci, alla produzione di veicoli a basso impatto ambientale. Si tratterebbe di veicoli di nuova concezione, alimentati con combustibili alternativi, incentivati da politiche appropriate per preparare le infrastrutture di un trasporto sempre più alimentato da idrogeno ed elettricità ottenuti da fonti rinnovabili.

In funzione di un’accelerazione della transizione, l’idea chiave riguarda la costituzione di nicchie di mercato per la diffusione dei nuovi prodotti. Prendiamo il caso dei veicoli alimentati a idrogeno. Tutte le maggiori case automobilistiche hanno realizzato prototipi funzionanti, ma la mancanza di una rete di rifornimento costituisce uno dei maggiori ostacoli alla loro diffusione. Con iniziative promosse dalle amministrazioni pubbliche in aree territoriali circoscritte, come quella metropolitana milanese, si comincerebbe forzando la domanda e inducendo i gestori delle flotte di mezzi dedicati (taxi, car sharing, consegna merci) a circolare in corsie e orari preferenziali solo adottando i veicoli di nuova concezione e promuovendo la realizzazione di reti distrettuali per il rifornimento.

Nel frattempo ad Arese si creerebbe una rete di centri di ricerca di base e applicata per le tecnologie software e hardware di governo e di riduzione del traffico.

Le infrastrutture in progettazione dovrebbero anche favorire e accelerare l’insediamento progressivo di operatori di medie dimensioni nei campi della trasformazione di veicoli pesanti a metano e a gas liquido, della diffusione di biocombustibili, della produzione e commercializzazione di celle a combustibile.

Il processo di insediamento delle attività innovative del Pms sarebbe guidato e favorito dalla presenza di un centro di ricerca a cui si affiancherebbero servizi di eccellenza come un centro per l’omologazione dei veicoli innovativi, una pista prove, un osservatorio sulla mobilità, laboratori e sale prove collegati alla filiera dell’idrogeno e allo sviluppo di nuovi materiali.

Il cambio radicale del sistema dei trasporti, ormai vicino al collasso nelle aree più sviluppate e impossibile a essere riprodotto nelle zone in via di sviluppo, costituisce una delle sfide più impegnative del secolo. Perciò la riorganizzazione della mobilità, il superamento dei carburanti fossili e il miglioramento dell’efficienza energetica potrebbero trovare nel sistema idrogeno-rinnovabili un contributo e una soluzione promettente.

Georgescu Roegen ha avuto il merito di richiamare gli economisti con considerazioni allarmate, ma convincenti, sull’accelerazione dei consumi connaturata al sistema capitalistico, all’ineluttabilità dell’esaurimento delle risorse e all’insostenibilità di gran parte delle produzioni industriali, rifacendosi al concetto potente e rigoroso di entropia. L’automobile come protesi del corpo umano – ahimè di ogni singolo corpo! – che realizza a costi elevatissimi il sogno di trasportare o trasportarsi, è oggi l’esempio più eclatante di irrazionalità fornita dal disordine e dallo spreco. Per di più, il sistema produttivo che garantisce la diffusione e il funzionamento dell’autoveicolo, compresi combustibili, vendita, assistenza e reti viarie, ha subito un irrigidimento tale da rendere difficile, condizionante e rischiosa l’innovazione attraverso il passaggio a modelli di mobilità alternativi.

L’auto al centro

L’automobile resta il crocevia di una serie di filiere produttive che sono le maggiori consumatrici di risorse naturali e le maggiori produttrici di residui inquinanti. Ma la distruttività del sistema automobile non si manifesta solo in occasione del suo utilizzo normale. I costi del sistema carburante-veicolo-infrastrutture sono artificialmente tenuti costantemente bassi, nonostante l’impiego di materie prime pregiate e di combustibili fossili di prossimo esaurimento, per essere compatibili con il mantenimento e la continua espansione di un mercato di massa.

Per tutte queste ragioni, cominciare ad affrontare dal punto di vista politico, sociale economico e industriale la riprogettazione del sistema di mobilità ha un significato straordinario e rappresenta la presa d’atto di una crisi epocale, che tocca una dimensione essenziale dell’esistenza moderna. Ovvio quindi che il progetto di superamento anche semplicemente di una produzione tradizionale in crisi, come si sta proponendo nel caso dell’Alfa di Arese, tocca corde molto sensibili e comporta l’avvio di processi così complessi da rendere precario e insufficiente anche un primo successo.

I mutamenti dovuti all’incompatibilità ambientale, sociale e spaziale del sistema dell’auto individuale, che ha retto a livello globale una straordinaria espansione materiale per oltre un secolo, potrebbero condurre sia a un lungimirante ripensamento del rapporto tra merce, servizio, ambiente, natura, sia produrre una tale resistenza negli interessi economici e politici dominanti da trascinare in improvvide alleanze, tra nuclei forti del mondo del lavoro, mentre ci si precipita verso una crisi ambientale e sociale acuta. In mezzo a questi scenari si può muovere un processo confuso di rimando delle decisioni, provocando crisi occupazionali sempre più intense e alimentando frustrazione e atteggiamenti sempre più rancorosi in quelle fasce della popolazione costrette ad abbandonare l’auto senza trovare soluzioni alternative per la salvaguardia di quella fondamentale componente della cittadinanza che è il diritto alla mobilità.

Perciò deve essere portata alla ribalta la vicenda di Arese, dove si cerca di promuovere per tempo la riconversione dell’industria automobilistica verso strumenti di mobilità più economici, compatibili e sostenibili attraverso il passaggio dell’industria delle infrastrutture ad attività di recupero e di salvaguardia del territorio, con il superamento della dipendenza dalle fonti fossili in un sistema dei trasporti, quello odierno, che rivela una grande lontananza dai concetti di risparmio e rinnovabilità che dovrebbero ridefinire gli scenari energetici futuri.

* ricercatore Enea

 


       


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