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04 Marzo, 2005
Shaari sfida Milano
È considerato un estremista dall'amministrazione Moratti e rifiutato come interlocutore, Abdel Hamid Shaari si racconta a Mixa e si toglie qualche sassolino

È considerato un estremista dall'amministrazione Moratti e rifiutato come interlocutore, Abdel Hamid Shaari si racconta a Mixa e si toglie qualche sassolino
Shaari sfida Milano
Abdel Hamid Shaari è presidente del Centro Islamico di viale Jenner. Ha proposto, in vista delle amministrative del 2011, una lista civica per dare voce alle migliaia di stranieri che vivono a Milano e che spesso non si sentono né interpellati né rappresentati. In seguito però “alle strumentalizzazioni che sono state fatte” e alle accuse ricevute di voler fondare il primo partito islamico italiano, ha preferito parlare con Mixa di alcuni aspetti problematici della situazione che lui e la sua comunità vivono in prima persona, e aspettare di discutere eventualmente della lista civica una volta ufficializzata la proposta.
Il quadro che ci ha descritto è una realtà spesso difficile e, nonostante questo, trascurata e colpevolizzata da parte dell’attuale amministrazione comunale. Shaari denuncia una mancanza di interesse sistematica per i problemi degli immigrati. Secondo lui, “c’è una parte politica che deve sempre terrorizzare la gente per avere in cambio dei voti e utilizza l’odio per non parlare dei problemi reali di Milano”, senza tener presente invece che gli stranieri sono una risorsa sia per la città che per il Paese, “dato che rappresentano il 12% del Pil nazionale”.
Nella logica della politica della paura a priori rientrerebbe anche l’ostilità nei confronti della realizzazione della moschea anche se, precisa Shaari, “quello che la mia comunità chiede è la messa a disposizione di uno spazio più grande, e adeguato, per allestire una sala di preghiera e non una moschea”.
Il problema sicurezza verrebbe quindi sempre anteposto alla disponibilità al dialogo e così, spiega, non si favorisce l’integrazione. Quell’integrazione di cui, giusto qualche giorno fa, proprio il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha parlato da Rabat, in Marocco, affermando che l’obiettivo dovrebbe essere “l’inserimento dello straniero nel tessuto sociale attraverso l’insegnamento della lingua e del rispetto delle regole”. A questo proposito Shaari sottoscrive la visione di Fini, facendo notare però che è proprio l’ala politica di cui lui fa parte che non ha mai cercato di porre i presupposti per questo tipo di confronto.
“A Milano per esempio - dice Shaari - c’è il totale disinteresse riguardo le difficoltà degli stranieri, a meno che non sia una questione che riguardi l’ordine pubblico, come quello del permesso di soggiorno. Si tende ad avere una visione dello straniero come un problema, e non come una risorsa. Una volta c’erano i mediatori culturali, adesso li hanno tolti. Una volta in questura c’erano uffici in cui lavoravano gli stranieri, il che agevolava il rapporto tra immigrato e istituzione, adesso hanno tolto anche questo tipo di servizio. Io non sono contrario all’integrazione, ma all'assimilazione: vorrei vivere in una società dove posso fare quello che fanno tutti gli altri, sia nel rispetto dei doveri che nel godimento dei diritti, con l’unica differenza, per quanto mi riguarda, che io sono di religione islamica: per questo chiedo un posto dove poter pregare e dove insegnare ai miei figli qual è la mia religione e la mia cultura, e allo stesso tempo spiegare alla gente qual è il ruolo di un musulmano nella società non musulmana come quella italiana”.

per leggere tutta l'intervista clicca qui:

-- http://www.mixamag.it:80/news/milano/134

 


       


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