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 Da Cremona

04 Marzo, 2005
Cremona.Salini, Rossoni, Alloni, Torchio. Finti duelli e molta confusione.
Ci spiace vederli così soli, isolati dal resto d’Italia che ha capito benissimo che di vera e pesante privatizzazione si tratta e sta lottando per evitarla

Salini, Rossoni, Alloni, Torchio. Finti duelli e molta confusione. 

Leggiamo le recenti dichiarazioni pubbliche di alcuni importanti esponenti politici sul tema della privatizzazione dell’acqua uscite nelle ultimissime ore e come Comitato Acqua Pubblica riteniamo sia importante chiarire alcune cose al riguardo. Anzitutto la cosa più semplice e persino, ci si consenta, un po’ ridicola: Alloni e Rossoni concordano nel dire che non si tratta di privatizzazione dell’acqua. Ci spiace vederli così soli, isolati dal resto d’Italia che ha capito benissimo che di vera e pesante privatizzazione si tratta e sta lottando per evitarla. La gestione di un bene è proprio “il” servizio, quando il bene trattato è disponibile in natura: gli acquedotti sono demaniali, non possono per legge essere ceduti ai privati (per ora!). Ma qui si discute di aprire ai privati proprio l’affare più lucroso, cioè tutto (tutto!) il sistema industriale, di infrastrutture e di servizio che fa sì che l’acqua arrivi davvero nei rubinetti della gente.

Perché poi entrambi si attardino a discutere della soluzione in-house, che nessuno sta proponendo in provincia, è un mistero. Le proposte realmente sul tappeto, per quanto ne sappiamo noi, sono due: privatizzazione (proposta Salini) oppure società di diritto pubblico (proposta del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua). Forse nessuno dei due ha letto i giornali nelle ultime settimane. O sarà che la nostra proposta proprio non la vogliono vedere? Sarà per caso perché è la più conveniente economicamente e perché rimette nelle mani dei sindaci un potere di controllo che ora è saldamente nelle mani di consigli di amministrazione di nomina partitica? Ed evita pure ai cittadini, soprattutto dei centri minori, magari anziani, il rischio di veder sparire ogni sportello locale a cui potersi rivolgere per un guasto o per una bolletta errata?

In piena contraddizione cade poi Alloni quando si addentra nei particolari del problema: prima dice che era giusto votare contro la proposta Salini, due righe dopo afferma che lui è d’accordo proprio con il succo di quella proposta, cioè con la privatizzazione di una parte della gestione. Guardi, signor Alloni, che l’hanno capito tutti, ormai, che a Cremona PD e PdL su questo sono concordi. Come poi possa la società in-house fare “riferimento”, come scrive, alle aziende esistenti è un secondo mistero, visto che essa deve essere partecipata direttamente dai comuni e non dalle aziende.

Ma anche il buon ex presidente Torchio, che pure è persona decisamente più esperta e avveduta, incappa in qualche scivolata. Concordiamo con lui sul buon giudizio complessivo del servizio sinora svolto dalle aziende idriche locali e sappiamo bene che il piano d’ambito è piuttosto “gonfiato” rispetto al reale bisogno. Peccato che poi Torchio dichiari di puntare a una unica società provinciale che “partecipi alla gara”: quindi anch’egli è pronto a correre il rischio della privatizzazione. Rischio, perché una gara si può perdere, a meno che essa non sia “fatta in modo” da favorire un partecipante rispetto agli altri. È proprio vero il detto che “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.

A questa massima non sfugge neppure l’attuale presidente della Provincia Salini, il quale ci ha regalato un commento da incorniciare sulla pubblicazione della recente indagine di Cittadinanza Attiva sui servizi idrici, e cioè che l’aumento a due cifre registrato nell’ATO di Cremona è la prova provata che la gestione privata è meglio di quella pubblica.

Peccato che:

  • proprio l’indagine di Cittadinanza Attiva, conferma quanto già emerso nelle indagini degli anni precedenti, e cioè che le città nelle quali il sistema idrico integrato costa di più sono Agrigento, Arezzo, Firenze, Pistoia e Prato, tutte quante, e da anni, con gestori misti pubblico-privato, proprio la soluzione che per Salini rappresenta “il sol dell’avvenire”;
  • l’aumento “a due cifre” della tariffa cremonese è dipeso, come sanno benissimo gli “addetti ai lavori”, esclusivamente dall’allineamento delle tariffe delle aziende locali a quella di Padania Acque avvenuto nel biennio 2007/2008;
  • la determinazione delle tariffe negli ATO con gestione mista pubblico privata (o del tutto privata) è sì formalmente nelle mani dell’autorità pubblica, ma nel migliore dei casi è condizionata, nel peggiore “ricattata”, dal privato il quale, ad ogni revisione triennale del piano d’ambito pretende gli aumenti delle tariffe (oltre al 7% di remunerazione garantito per legge) altrimenti non esegue gli investimenti previsti. E’ proprio quello che è successo nelle cinque città dove l’acqua è la più cara d’Italia, e che succederà anche da noi se adotteremo la soluzione Salini.

Sfatata così dalle cifre la favola del pubblico che spreca e del privato che è efficientissimo e “risparmioso”, ci sono due altre enormi contraddizioni nelle dichiarazioni di Salini che lasciano davvero sconcertati. Egli afferma che gli aumenti tariffari sinora registrati consentiranno al futuro gestore di realizzare tutti gli ingenti investimenti previsti dal piano d’ambito (quei 570 milioni di euro stabiliti dalla formula scientifica suggerita acutamente dal presidente Torchio: “a Fra’, che te serve?”). Dunque, prima considerazione, quegli aumenti da lui tanto vituperati sono necessari al funzionamento del servizio. Secondo: se gli aumenti registrati sono sufficienti, perché mettere a rischio le nostre aziende e un bene comune di tutti affidando il 40% del servizio ad un privato? Forse il presidente Salini sa già che c’è un privato tra le sue conoscenze che lavora meglio delle nostre ditte locali? Ci piacerebbe conoscerlo.

Infine vorremmo tranquillizzare tutti e quattro su un fatto fondamentale: come dice Alloni, è necessario un movimento politico e di opinione che si muova contro la privatizzazione. Gli diamo una notizia-bomba: esiste già da anni, sono i centomila cittadini che sono sfilati sabato scorso a Roma in una grande manifestazione per l’acqua pubblica e i beni comuni, gomito a gomito con i tanti sindaci che erano là convinti che il servizio idrico si salva solo dichiarandolo privo di rilevanza economica. Proprio noi, insieme al Forum Nazionale (organismo privo di distinzioni ed appartenenze politiche, e questo forse fa un po’ paura) promuoveremo tra poche settimane i referendum abrogativi delle norme che escludono il pubblico dalla gestione dei servizi pubblici. Se Alloni vorrà unirsi a noi lo accoglieremo a braccia aperte: riconoscere un errore è segno di grandezza, di umiltà e di intelligenza. Speriamo anzi che sia il PD che il PdL possano riconsiderare le proprie posizioni. C’è tempo, parliamone.

 

Per il Comitato Acqua Pubblica Cremona

Giampiero Carotti

 


       


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