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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Le elezioni in Germania:il sistem atedesco si dimostra fragile
Il risultato delle elezioni in Germania è destinato a pesare sul futuro dell'Europa, ma anche a riaprire il dibattito italiano sul "sistema tedesco".

LE ELEZIONI IN GERMANIA : IL SISTEMA TEDESCO SI DIMOSTRA FRAGILE. BIPOLARISMO IN CRISI

Il risultato delle elezioni in Germania è destinato a pesare sul futuro dell'Europa, ma anche a riaprire il dibattito italiano sul "sistema tedesco". Angela Merkel resterà Cancelliere ma il bipolarismo è in crisi. I liberali sembrano determinanti per il nuovo governo e faranno valere il proprio peso, mentre le altre "terze forze" hanno sottratto moltissimi suffragi alla Spd. Di fatto, è uscita sconfitta la "Grande coalizione", punita anche dal calo dell'affluenza alle urne. Ma il voto di ieri dimostra che un modello considerato fino a pochi anni fa una delle migliori ricette per l'Italia, mostra i suoi limiti, se sottoposto a "prove di stress".

Un fattore importante è il numero dei partiti. Fino al 1983 c'erano solo tre protagonisti: socialisti (Spd), democristiani (Csu-Cdu) e liberali. Chi aveva la maggioranza (anche relativa) dei voti governava di solito con i liberali. Gli altri restavano sotto il 5% e non entravano al Bundestag. Poi sono arrivati i Verdi e dopo la riunificazione tedesca sono aumentati sia la frammentazione elettorale, sia il numero dei partiti in Parlamento. Nella scorsa legislatura, dopo il voto del 2005, si è addirittura giunti ad una Grande Coalizione "di necessità" fra democristiani e socialisti: un evento con un solo precedente, fra il 1966 e il '69.

Anche l'altro ieri la Germania è andata al voto fra mille incertezze sul futuro e con una crescente disaffezione verso Cdu-Csu e Spd, che dai fasti degli anni '50-'80 si riducono a rappresentare meno del 60% dei votanti. Lo sbarramento al 5% non basta più per ridurre i partiti. Per paradosso, con una storia di grande frammentazione e una soglia più bassa (4%) in Italia abbiamo circa lo stesso numero dei gruppi del Bundestag. Una delle lezioni del voto tedesco è che lo sbarramento al 5% ci servirebbe poco.

L'assegnazione dei seggi. È difficile conquistare al Bundestag un'ampia maggioranza. È vero però che in Germania si può governare anche con pochi deputati in più: da noi sarebbe arduo. Se volessimo importare il modello tedesco dovremmo considerare che in Italia (tranne la Cdl nel 2001) nessuno raggiunge mai il 50% dei voti: bisognerebbe dar vita a grossi "contenitori" come l'Unione e la Cdl oppure per Pdl e Pd sarebbe quasi impossibile avere la maggioranza. Il governo finirebbe per nascere non dal voto, ma da trattative dopo il voto. Senza escludere il ricorso a grandi coalizioni.

I meccanismi istituzionali. Il Cancelliere tedesco sceglie i ministri e ha facoltà di cambiarli; da noi formalmente non si può, ma ormai il predominio dei leader sui partiti e sugli eletti rende meno irrealistica persino questa ipotesi. È vero che Berlusconi non può sostituire a piacimento i ministri leghisti, ma quelli del Pdl sì. La sfiducia costruttiva, inoltre - che in Germania permette di sostituire il premier indicando il nome del successore - da noi non solo non è prevista, ma neppure attuabile da quando è prevalsa la prassi che chi vince governa per tutta la legislatura. Nel 2001-2006 c'è stato solo Berlusconi; nel 2006-2008 solo Prodi; adesso, licenziare il Cavaliere sarebbe arduo, anche se si trovasse in Parlamento una maggioranza alternativa (il "ribaltone"). Da noi, insomma, siamo riusciti a "rattoppare" il sistema senza mutare le regole, ma come dimostra proprio l'esempio tedesco, l'elettorato e l'evoluzione politico-sociale possono rendere fragili persino i modelli più consolidati. Figuriamoci il nostro, che è a dir poco provvisorio. ( Fonte: americaoggi.info)

Autore: Luca Tentoni

fonte: http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=5448#

 


       


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