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 Economia

04 Marzo, 2005
Lombardia: boom cassa integrazione, +465% Lombardia, Cgil pubblica elenco delle aziende in crisi
Si tratta – precisa l’organizzazione - “di dati articolati per territorio” “una fotografia della situazione relativa ad alcune realtà aziendali più significative che hanno annunciato chiusure, cessione di ramo d’azienda, licenziamenti o esaurimento della

Lombardia: boom cassa integrazione, +465% Lombardia, Cgil pubblica elenco delle aziende in crisi

Si tratta – precisa l’organizzazione - “di dati articolati per territorio” “una fotografia della situazione relativa ad alcune realtà aziendali più significative che hanno annunciato chiusure, cessione di ramo d’azienda, licenziamenti o esaurimento della cassa integrazione”.

 

In Lombardia le ore autorizzate di cassa integrazione nel periodo gennaio-agosto 2009 sono aumentate del 465% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È quanto emerge dai dati presentati oggi dalla Cgil regionale. Nel dettaglio, la cassa ordinaria è salita dell’858%, mentre quella straordinaria ha segnato un +200%.

 

Il settore maggiormente coinvolto è quello industriale (ordinaria più 907% e straordinaria più 187%). Più in particolare si osserva la grave difficoltà del metallurgico, con un incremento sul corrispondente periodo del 2008 (gennaio-agosto) pari a un più 2.083%. Gli altri comparti che presentano una grave crisi, anche se non comparabile al settore metallurgico, sono il legno (+800), la meccanica (+951), la lavorazione dei metalli (+523, la chimica (+532). A livello territoriale Lecco (1.460%), Cremona (1.079), Lodi (851), Brescia (724), Mantova (711) e Como (675) sono le province più coinvolte dalla cassa integrazione.

 

I licenziamenti, in totale, nel periodo gennaio-settembre 2009 sono 38.276, con un aumento del 67% in rapporto allo stesso periodo del 2008. Si tratta di 14.070 lavoratori (+18,90%) con indennità di mobilità e di 24.147 (+119%) con indennità di disoccupazione. “Mancano ovviamente – precisa il sindacato – tutti quei lavoratori precari che possono usufruire di indennità a requisito ridotto che potranno fare domanda solo a partire dal prossimo mese di marzo. E la caduta della produzione industriale, se prolungata, porta in sé una prossima forte contrazione dell’occupazione”.

 

“Come avevamo previsto – ha detto in conferenza stampa il segretario generale della Cgil regionale, Nino Baseotto – la ripresa dopo le ferie estive ha visto l’uscita dal mercato di molte imprese, l’aumento dei licenziamenti e della disoccupazione, e le conseguenze della crisi continueranno a farsi sentire, purtroppo, per un periodo non breve. Siamo infatti in presenza di un deciso ricorso alla cig da parte delle imprese. Se nel secondo trimestre del 2009 il 39,6% delle aziende aveva usufruito di questo ammortizzatore sociale, le nostre proiezioni per il terzo trimestre, in ragione del tasso di produzione e dell’utilizzo degli impianti, ci dicono che potrebbero crescere fino al 45%”.

 

“I dati parlano da soli - ha aggiunto - e ci dicono di tempi lunghi per l’uscita da una crisi che sta vivendo un’ulteriore fase di acutizzazione in particolare rispetto a tutto il comparto manifatturiero. In Lombardia, come nel resto del paese, senza una urgente riforma degli ammortizzatori sociali e con la colpevole scarsezza degli strumenti pubblici - confermata anche da questa Finanziaria - la mancanza di investimenti per contrastare gli effetti della crisi e il fatto che nelle prossime settimane molte aziende esauriranno il periodo massimo previsto per la fruizione della cassa integrazione, determinano una situazione davvero vicina al baratro”.

 

Quanto al rinnovo dei contratti (che in Lombardia riguardano quasi 1.600.000 persone) “è noto – osserva Baseotto – che sussistono divergenze profonde tra Cgil, Cisl e Uil. Noto però che la firma unitaria del contratto dell’industria alimentare dice che esiste una strada praticabile per realizzare convergenze unitarie. Proprio per questo è inaccettabile la decisione di Federmeccanica di escludere la Fiom, che è il sindacato più rappresentativo del settore, dal tavolo della trattativa”.

 

Il dirigente della Cgil si è detto disponibile a rinnovare un percorso unitario di iniziativa e di mobilitazione. “Abbiamo delle idee – conclude – che ovviamente vogliamo prima confrontare con le altre due confederazioni. Fin dove potremo arrivare unitariamente lo faremo, oltre, ogni organizzazione si sentirà libera di continuare coerentemente ad esprimere le proprie posizioni e il proprio impegno di iniziativa e di mobilitazione”.

 

 

 

Lombardia, Cgil pubblica elenco delle aziende in crisi

La Cgil Lombardia ha diffuso l’elenco delle aziende in crisi nella regione. Si tratta – precisa l’organizzazione - “di dati articolati per territorio” “una fotografia della situazione relativa ad alcune realtà aziendali più significative che hanno annunciato chiusure, cessione di ramo d’azienda, licenziamenti o esaurimento della cassa integrazione”.

 

 

BERGAMO (circa 465.000 addetti complessivi tra dipendenti e autonomi)

Le ore di cassa totale sono state fino ad agosto 2009 oltre 12,6 milioni (8.423.226 ore di CIGO e 4.671.611 di CIGS). Nel meccanico e nel tessile la crisi è profonda.

Le aziende più in difficoltà sono:

 

- HONEGGER (Albino), azienda tessile con 450 dipendenti di cui 240 già dichiarati in esubero nel 2008. e’ dunque in corso una ristrutturazione per ridurre i dipendenti, 49 dei quali a settembre hanno ricevuto la lettera di messa in cassa integrazione a zero ore senza più la rotazione che era partita dal 1° maggio 2009, quando sono stati richiesti 24 mesi di CIGS.

 

- SCHNEIDER (Stezzano), azienda metalmeccanica con 350 dipendenti. Da settembre 2009 tutti in cassa ordinaria per 13 settimane.

- La DONORA elettrodomestici SPA con sede legale a Monza ma lo stabilimento a Cortenuova, che ha in sospensione a zero ore con forti timori per il futuro 167 lavoratori per la maggior parte donne.

- SABIL (Mapello), metalmeccanica con 250 dipendenti. Tutti in CIGS fino a luglio 2010 e mobilità incentivata.

- La TEXFER EX LEGLER di Ponte San Pietro, in liquidazione, con 342 dipendenti.

- La TWIST INTERNATIONAL di Osio con 88 lavoratori che rischiano di perdere il posto.

Sono circa 1.800 i lavoratori a rischio per la CIGS in scadenza (alla TESSIVAL di Fiorano al Serio, 90 lavoratori in scadenza da ottobre, alla FILATRICE di Capriate in 155 a novembre, alla PROMATECH di Casnigo e Colzate, 410 in scadenza a dicembre).

Grave anche la situazione al LINIFICIO E CANAPIFICIO nazionale di Villa d’Almè, dove 95 dei 135 dipendenti, 84 dei quali sono donne, sono da tempo in cassa in deroga, alla M.I.T.I. manifattura italiana tessuti indemagliabili di Urgnano 232 lavoratori in deroga scadente a fine mese; alla RADICI tessuti 60 lavoratori che hanno beneficiato anche della proroga della deroga, alla EUROPEYAM di Rovetta oltre 100 in cassa in deroga.

 

BRESCIA (compresa Valcamonica, circa 519.000 addetti tra dipendenti e autonomi)

Le ore di cassa totali sono state ad agosto sono oltre 26 milioni (21.854.055 di CIGO e 4.195.207 di CIGS).

Anche a Brescia i settori più colpiti sono il meccanico e il tessile, che coprono da soli oltre i tre quarti delle crisi aziendali (rispettivamente 18.366.822 di cassa integrazione ordinaria e 2.178.729 di ore di cassa straordinaria.

Difficoltà si registrano anche nel settore edile (dove si è passati dai 20.153 addetti nel 2008 ai 17.645 dell’agosto scorso). La cassa totale per gli edili a luglio è stata di 1.628.540 ore, mentre nel commercio siamo a 1.500.273.

 

Per quanto riguarda le aziende in crisi, la più nota è senz’altro la BRANDT ITALIA EX OCEAN di Verolanuova con circa 500 lavoratori a rischio licenziamento, vi è poi l’IDEAL STANDARD, attualmente in occupazione da parte dei lavoratori, dove c’è il rischio di chiusura dello stabilimento e del licenziamento dei 130 dipendenti. FEDERAL MOGUL, meccanica di Desenzano, 200 dipendenti, annunciata chiusura entro la fine dell’anno. COMETAL, meccanica 130 dipendenti, annunciata chiusura. MAC, meccanica, ex presse Iveco, 170 dipendenti, annunciata chiusura.

 

In Valcamonica la crisi si conferma particolarmente grave nel settore tessile, e si teme che alla scadenza della CIG ben 500 lavoratori siano a rischio di licenziamento. Alla TESSIVAL di Ghedi 107 lavoratori in cassa in deroga; alla MARZOLI Spa di Palazzolo sull’Oglio 210 in cassa integrazione.

 

COMO (circa 246.000 addetti tra dipendenti e autonomi)

Le ore di cassa totali sono state nei primi 8 mesi del 2009 circa 12,5 milioni (9.342.929 di CIGO e 3.086.953 di CIGS).

 

Anche a Como tessile e meccanico sono in gravissima crisi. Il primo vede 221 aziende tra cigo e cigs e mobilità, con oltre 8.300 lavoratori coinvolti su 12.553 addetti delle aziende considerate, il 66 % circa; il secondo vede 212 aziende con 5.850 dipendenti coinvolti su 6.800 occupati nelle stesse aziende, circa l’86 % .

Nel meccanico le crisi più vistose: alla AFL di Dongo, 215 lavoratori in CIGS, alla GLASTON di Bregnano, 220 dipendenti in CIGO e 44 in mobilità e alla GIARDINA di Como 185 addetti in CIGS. Tra le aziende tessili la RATTI, in forte crisi, potrebbe essere rilevata dalla MARZOTTO. La CLM di Como 100 in cassa in deroga fino al 31 dicembre 2009.

 

CREMONA ( circa 148.000 addetti tra dipendenti e autonomi )

Quasi 5 milioni le ore di cassa totali (4.510.097 DI CIGO e 455.107 DI CIGS).

Qualche nome di aziende in crisi: lo zuccherificio ERIDANIA di Casalmaggiore, 28 dipendenti in cassa ordinaria in scadenza a fine settembre.

La metalmeccanica SACO di Castelleone, 100 dipendenti, che ha deciso di chiudere. La ex UBERTO PIACENZA di Cremona dove è già stata decisa la chiusura.

 

LECCO ( circa 146.000 addetti tra dipendenti e autonomi )

Quasi 10,5 milioni le ore di cassa totali (CIGO 9.125.696 di ore e CIGS 1.289.031).

In crisi ormai da anni lo storico marchio della GUZZI per la quale si attende un piano industriale della Piaggio. Per l’azienda di Mandello a gennaio 1 mese di cassa, altre sei settimane da maggio ad agosto e ulteriore richiesta dal 14 settembre al 5 ottobre. Anche l’indotto della GUZZI risente pesantemente della sua crisi:

la GHILARDONI CILINDRI ha già ridotto in un anno il personale da 480 a 320 unità ed ha cancellato tutti i contratti a termine e gli interinali. Stessa sorte è toccata alla ROMPANI (30 dipendenti, che produce cerchioni per la Guzzi), alla BREMBO (che è di una certa dimensione) e alla MDG, aziende dell’indotto Guzzi che hanno sospeso e licenziato una parte dei dipendenti.

 

Altre aziende del lecchese sono la STYLEPACK di Olginate, i sui 40 dipendenti sono da sette mesi senza stipendio. La JOHNSON CONTROL, multinazionale con sede a Lomagna vuole trasferire la produzione a Milano, 65 dipendenti sono a rischio. Infine la RIELLO caldaie che lo scorso anno ha trasferito la produzione in Polonia,140 dipendenti sono in cassa da 1 anno e circa 200 lavorano 4 giorni la settimana.

 

LODI ( circa 97.000 addetti tra dipendenti e autonomi )

Oltre 1,7 milioni le ore totali di cassa (CIGO 1.006.224 , CIGS 766.832).

La AKZO NOBEL, multinazionale di Fombio, azienda chimica leader nella produzione di vernici, con 185 dipendenti, ha annunciato la chiusura entro la fine dell’anno ed è occupata dai lavoratori.

A Somaglia sta chiudendo i battenti la OMEGA, i cui lavoratori sono senza stipendio da dicembre è stata annunciata la cassa integrazione straordinaria per tutti i 33 dipendenti rimasti.

Nell’artigianato grazie all’utilizzo dei contratti di solidarietà si sta tenendo legati i lavoratori all’azienda, ma le risorse necessarie superano i 750.000 euro

 

MILANO e provincia (Compresi comprensori Monza-Brianza e Ticino-Olona - circa 1.790.000 addetti tra dipendenti e autonomi). (NB: questo dato – che è del 2006 - non tiene conto della nascita della provincia di Monza, e anche l’INPS è in ritardo con lo scorporo)

 

Milano è a quasi 27 milioni di ore di cassa (CIGO 14.007.162 e CIGS 12.967.974).

Circa 60.000 si teme perdano il posto di lavoro entro la fine dell’anno, 8.950 sono i lavoratori con la cassa in deroga avendo già esaurito le 52 settimane di CIGO, i lavoratori in lista di mobilità sono quasi 15.000. Circa 10.000 i lavoratori atipici non riconfermati molti dei quali senza nessuna tutela.

 

Tra i settori più colpiti il meccanico seguito dal tessile. Si segnala però un forte aumento di richieste di cassa integrazione per il chimico e per l’artigianato (cassa in deroga e utilizzo dei contratti di solidarietà a copertura dei quali sono stati richiesti oltre due milioni di euro circa due milione all’ente bilaterale).

 

Numerose sono le aziende che nel milanese sono interessate dalla crisi, tra queste:

la PAGANELLI, metalmeccanica di Cinisello Balsamo, 150 lavoratori in CIGO da 1 anno e l’azienda ha comunicato l’assenza totale di commesse, la LARES e la METALLI PREZIOSI di Paderno Dugnano, metalmeccaniche: la Lares, 125 dipendenti, ha utilizzato la cassa a zero ore per 13 settimane per 60 dipendenti e per gli altri a orario ridotto. Sono in presidio permanente e contano su un compratore che voglia rilanciare l’azienda. La Metalli Preziosi, 115 dipendenti, ha avviato la procedura fallimentare a marzo dopo 13 settimane di cassa a zero ore per 13 settimane per 80 dipendenti. Sempre a Paderno la crisi della meccanica AMISCO, da novembre 100 dipendenti in CIGO su 130.

 

Altra azienda in presidio permanente è la ERCOLE MARELLI POWER di Sesto San Giovanni con 24 dipendenti.

 

Nel settore chimico sono in difficoltà la BAYER, la ROCHE, la BRACCO. Resta peraltro in forse anche la soluzione che si era prospettata per la NMS di Nerviano, l’azienda leader nella ricerca o ncologica con 600 dipendenti.

 

Inoltre in CIGS 240 informatori medico scientifici, 300 in mobilità alla MARVECS, 350 in procedura fallimentare alla XFARMA.

 

Crisi alla EUTELIA, azienda di telecomunicazioni svenduta attraverso la cessione di ramo d’impresa da parte del gruppo Agile: 2000 dipendenti di alta qualificazione senza stipendio da due mesi. Stato di agitazione alla NOKIA SIEMENS NETWORK dove la decisione della multinazionale di chiudere il settore della ricerca e della progettazione sta mettendo a rischio 600 posti di lavoro nelle aziende di Cassina de' Pecchi e di Cinisello (Milano), mentre alla NORTEL ITALIA, 23 operai licenziati su 53 per decisione del colosso canadese.

L’azienda ELECTA SPA di Milano 182 lavoratori in deroga fino al 31 marzo 2010.

 

Anche il comparto del commercio non è immune da crisi tra le altre la ITALIANA ALIMENTARI con 549 dipendenti con sede legale a Peschiera Borromeo ma sedi operative in provincia di Milano e Varese ha chiesto la CIGS per tutti i propri dipendenti per cessazione totale di attività e la domanda giace da mesi al ministero in attesa di approvazione.

Monza Brianza

 

EX-CELESTICA metalmeccanica fotovoltaica di Vimercate, ora di proprietà di Bames e Sem (Gruppo Bartolini). Un accordo a febbraio prevedeva 210 cassaintegrati a rotazione per 5 mesi. A luglio l’azienda rompe l’accordo e chiede di portare a 390 i dipendenti in cassa molti dei quali a zero ore e senza rotazione. La CARTOSTRONG di Monza, 186 dipendenti, del settore poligrafico, chiude i battenti.

Nel comparto della chimica cosmetica si segnala l’INTERFILA di Limbiate (gruppo Intercos), con 250 dipendenti in cassa, 50 dei quali a rischio licenziamento.

La BORGHI trasporti di Vimercate e Cavenago in cig in deroga fino al 30 settembre tutti i 70 dipendenti.

 

A Legnano i 550 dipendenti della storica industria metalmeccanica FRANCO TOSI, al rientro dalle ferie hanno avuto un’amara sorpresa: l’azienda ha chiesto 53 lavoratori in CIGO per 13 settimane. Una decisione unilaterale alla quale i sindacati hanno risposto proclamando lo sciopero con presidio.

La ESAB di Mesero, altra azienda metalmeccanica che dopo la INNSE è forse quella che ha avuto più risalto sui media per l’azione di lotta di 8 lavoratori che si sono “accampati” sul tetto dell’azienda, ha 143 dipendenti e ne sono stati messi in mobilità 83 .

 

La MIVAR di Abbiategrasso 345 dipendenti azienda produttrice di schermi televisivi.

La CROMOS tintoria di Cerro Maggiore con 43 dipendenti in CIG in deroga.

La PULISYSTEM di Legnano 114 lavoratori in CIG in deroga fino al 31 marzo 2010.

Banche e assicurazioni. Licenziamenti anche tra i bancari: negli ultimi 12 mesi sono arrivati a 1.374 gli esuberi dichiarati nei gruppi finanziari che hanno la direzione a Milano, per una popolazione lavorativa di 4.279 dipendenti.

 

Nei prossimi mesi si paventa in questo comparto, e in particolare nel credito al consumo, una forte crisi che si teme metterà in forse molti posti di lavoro.

 

MANTOVA (circa 176.000 addetti tra dipendenti e autonomi)

Oltre 4,5 milioni le ore di cassa (CIGO 2.030.158 e CIGS 2.478.316).

Crisi alla BIZTILES Bondeno di Gonzaga, (ceramica), 70 lavoratori in CIGS da maggio, l’azienda ha anticipato i primi due mesi di cassa con il TFR violando l’accordo. Mobilitazione dei sindacati.

Nel distretto delle calze molte sono le imprese in crisi in particolare la POMPEA SPA di Mendole con 125 lavoratori che hanno già usufruito anche della Cassa in deroga.

Anche il comparto dei trasporti a Mantova subisce la crisi sono in Cassa in deroga ben 100 lavoratori della COOPERATIVA FACCHINI VITELLINI di Viadana

 

PAVIA (circa 218.000 addetti tra dipendenti e autonomi)

Oltre 8 milioni le ore di cassa (CIGO 6.974.031 e CIGS 1.107.391).

Chiusura alla CARTIERA di Torremenapace: 22 licenziamenti.

Crisi anche alla PNR di Medassino, alta tecnologia, produzione di atomizzatori, 70 dipendenti tutti in CIGO a rotazione per riduzione degli ordinativi. Anche la ECKART di Rivanazzano è in crisi (vernici industriali). Anche qui 70 in cassa. Alla MAUT di Voghera in liquidazione CIGS per tutti i 30 dipendenti. Alla BRASILIA di Retorbido (macchine per il caffè) 180 dipendenti in CIGS dal 1° agosto dopo mesi di CIGO.

A Cilavegna il trasferimento del ciclo produttivo, dopo anni di crisi e di perdita di occupati, della CAGI MAGLIERIE a Motta Visconti ha comportato la perdita del posto di lavoro per 37 dipendenti. A Stradella chiude la MASSONI, 40 dipendenti.

 

SONDRIO (circa 77.000 addetti tra dipendenti e autonomi)

Oltre 830.000 le ore di cassa totali (CIGO 650.584 e CIGS 180.135).

Quasi 2500 lavoratori in cassa integrazione, 1000 posti persi in dodici mesi. Situazione preoccupante soprattutto negli stabilimenti dei metalmeccanici, dei chimici e del tessile.

Inoltre alla CARTIERA DELLA VALTELLINA DI TIRANO in liquidazione, 72 lavoratori sono in cassa in deroga con la prospettiva del licenziamento

 

VARESE ( circa 387.000 addetti tra dipendenti e autonomi )

Varese supera i 30 milioni di ore di cassa (CIGO 22.068.721 e CIGS 7.983.521).

crisi sul comparto aeroportuale della MALPENSA in particolare la SEA e la SEA Handeling con circa 800 lavoratori in cig in deroga. Un allarme viene lanciato anche per il suo indotto dove sarebbero a rischio migliaia di posti. Sono infatti in CIG in deroga la LSG SKAY CHEFS SPA con 150 lavoratori; NATIONAL CLEANNES srl, 90 dipendenti; il CONSORZIO LEPANTO 80 lavoratori; La CORSICA Società Cooperativa 115 lavoratori. L’HUPAC spa di Busto Arsizio che ha chiesto la CIG in deroga per 100 dipendenti. Più altre piccole imprese dell’indotto.

La EX IBICI di Busto Arsizio (tessile), 58 dipendenti senza stipendio da maggio, è in presidio permanente. Alla SALVIATO ( marchio“ PIPPO”) azienda di commercializzazione prodotti per la pulizia della casa e delle comunità, i163 dipendenti sono in CIGS da luglio e si prospettano forti rischi di cessione di rami d’azienda.

Crisi alla PRECA BRUMMEL, azienda leader per la moda dei bambini, 60 in cassa in deroga.

Inoltre per l’artigianato (forte è l’utilizzo dei contratti di solidarietà, a copertura dei quali sono stati richiesti oltre tre milioni di euro all’ente bilaterale).

 

Fonte http://www.rassegna.it/articoli/2009/09/24/52370/lombardia-cgil-pubblica-elenco-delle-aziende-in-crisi

 


       


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