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 Politica

04 Marzo, 2005
INTERVISTA di Franco MIRABELLI
Franco Mirabelli vuole la pace congressuale. Il consigliere regionale del Pd ed esponente di spicco della mozione Franceschini in Lombardia, sceglie Affaritaliani.it per "invitare tutti al rispetto dell'avversario".

INTERVISTA di Franco MIRABELLI su AFFARI ITALIANI

Franco Mirabelli vuole la pace congressuale. Il consigliere regionale del Pd ed esponente di spicco della mozione Franceschini in Lombardia, sceglie Affaritaliani.it per "invitare tutti al rispetto dell'avversario". E per lanciare un siluro all'ex compagno di partito Mantini, ora nell'Udc: "Ma come si fa a pensare a un'alleanza mentre chiedono ai cattolici di andare con loro?"
Consigliere Mirabelli, è ormai polemica aperta dopo le parole di Mattioli, che sembrava minacciare l'uscita dal partito nel caso di vittoria di Bersani...
Vorrei fare una premessa sul metodo.
Prego.
Per prima cosa bisogna capire cosa vogliamo da questo congresso, come lo vogliamo fare. Io non penso che sia utile al Pd un congresso che si giochi sulle polemiche che tendono a mettere in cattiva luce gli avversari, chi non la pensa come te, spesso a denigrare. Un congresso così non serve nè a mettere gli iscritti e chi vuole partecipare alle primarie nelle condizioni di decidere, nè serve ad allargare la platea dei partecipanti. Tra l'altro credo che ci sia un problema serio, che va posto ora...
Quale?
Ci vuole un po' più di rispetto, perché dire che c'è una parte che ha proposte e una parte che non ne ha, non aiuta un congresso che vuole includere e non escludere. Visto che le proposte di Bersani e Franceschini ci sono, confrontiamoci su queste. Smettiamola di pensare che la campagna congressuale sia la ricerca della dichiarazione più pungente. Io credo che sia Bersani che Martina siano autorevoli dirigenti del Pd, credo che abbiano un progetto diverso da quello che io sostengo, ma non per questo siano privi di proposte o che siano persone in malafede. Dobbiamo registrare la macchina. Ci sono sfilze di polemiche strumentali, tra le quali rientra quella sulla vicenda di Mattioli.
Insomma, l'invito è quello a tornare a parlare delle proposte...
Esatto. Io faccio un appello. Approfittiamo di chi ci mette a disposizione degli spazi - come Affaritaliani.it - per confrontarci sui contenuti, sul progetto politico, sul lavoro, sui salari. Sulle questioni che riguardano il Paese. Non banalizziamo le questioni degli altri. Poi decideranno gli elettori quale posizione ha più consenso. Non esistono posizioni giuste o sbagliate, ci sono semplicemente posizioni diverse.
Torniamo sul merito. Mattioli ha parlato di disagio dei cattolici.
Sul merito: io penso che ci sia una questione vera. Come si integrano le culture all'interno del Partito Democratico? Questo è un tema del congresso. Su questo ci sono progetti politici diversi. Il modo di concepire l'incontro tra le culture tra Bersani e Franceschini è uno dei nodi su cui si sono formati gli schieramenti. Io penso - ad esempio - che la proposta di Franceschini sia più coerente con l'idea di costruire una sintesi e non una federazione. D'altra parte considerare questo tema una cosa da non discutere è stupefacente.
E allora, sul ricatto di Mattioli?
Mattioli non ha detto che se vince Bersani esce dal partito. Mattioli ha detto che c'è un disagio e che noi col nostro congresso - tutti insieme - dobbiamo costruire una casa comune per tutte le culture. Non ci sono minacce e ricatti.
Così è stata letta dagli altri compagni di partito...
Senta, il problema non è quello che fanno i gruppi dirigenti o cosìddetti tali. Il punto è se riusciamo a costruire una risposta che convince il mondo cattolico oppure no. Il Partito democratico non deve essere una federazione di culture diverse ma un partito in cui si costruisce un'identità comune e che supera la logica degli ex. Questa è la strada. Non capisco perché stracciarsi le vesti di fronte a Mattioli... Poi non lo decido io né nessun altro cosa si può dire e cosa non si può dire in un congresso. E quindi ci vorrebbe anche un po' più di rispetto. Quest'atteggiamento di pensare che i problemi sono solo quelli che poni tu è assurdo. C'è un'altra cosa che voglio dire: io non riduco la proposta di Bersani a una proposta vecchia e obsoleta. Bisognerebbe evitare di ridurre Franceschini all'uomo dell'antiberlusconismo. Un dibattito così serve solo agli apparati e ai gruppi dirigenti.
Concludiamo con Mantini. Propone un governo Pd, Pdl e Udc al Pirellone.
Mantini vuole fare con il Pd e Formigoni l'alleanza per governare la Lombardia. E questa cosa a me pare difficile e complicata. Qualcuno prima o poi, degli oppositori di Formigoni, tra l'altro, deve cominciare a dire che la Regione non è stata governata in modo così meraviglioso, e che c'è un sistema di potere da scardinare e da sostituire con alternative. Però Mantini è simpatico. Sostenere che bisogna fare un'alleanza Pd, Udc e Formigoni in chiave antiLega e poi nello stesso tempo invitare i cattolici del Pd a uscire dal partito per andare a partecipare alla costituente di centro, è un metodo un po' originale di concepire le alleanze e i rapporti tra le forze politiche. La sua proposta, diciamo, è prettamente estiva e senza senso.

 

Milano 26 agosto 2009

 

 


       


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