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 Eventi Lombardi

04 Marzo, 2005
Ristorazione vs sagre di piazza Da Brescia un primo spiraglio . di Ezio Zigliani
La tavola rotonda Arthob Cuochi di Lombardia, Ascom-Fipe, Confesercenti e Comune di Brescia ha dato i primi risultati

Ristorazione vs sagre di piazza Da Brescia un primo spiraglio . di Ezio Zigliani  La tavola rotonda Arthob, Cuochi di Lombardia, Ascom-Fipe, Confesercenti e Comune di Brescia ha dato i primi risultati: coinvolgimento dei ristoratori in alcune iniziative e un impegno degli enti per maggiori controlli sulle attività degli ambulanti. Troppi appuntamenti in piazza senza regole

BRESCIA - Parte forse da Brescia un ripensamento sulle sagre e le tavolate in piazza. Dopo le prese di posizione di Arthob e Cuochi di Lombardia, le associazioni di categoria e le istituzioni si sono incontrate per definire un minimo di nuove regole per trovare una soluzione all’eccessivo numero di feste e sagre di piazza che ogni estate creano non pochi problemi alla ristorazione. Si dovrebbe partire da un coinvolgimento dei ristoratori in alcune iniziative e arrivare ad un impegno degli enti per maggiori controlli sulle attività degli ambulanti. Non è certo una soluzione definitiva, ma un primo passo significativo che potrebbe lasciare il segno a livello nazionale.

L’incontro (a cui erano presenti Arthob, Cuochi di Lombardia, Ascom-Fipe, Confesercenti e istituzioni bresciane) è nato a seguito di quella che i giornali locali hanno ribattezzato la battaglia della salamina sollevata da Ruggero Bonometti, segretario Arthob, l’associazione dei ristoranti bresciani, e vicepresidente del consorzio Cuochi di Lombardia, a fronte del crescente numero di appuntamenti enogastronomici di piazza che, secondo un sondaggio a tappeto condotto da Confesercenti arriva a sfiorare, nell’intera provincia, quota 1.600.

Un tavolo non facile, quello organizzato nella sede bresciana di Arthob, che ha però portato ad un punto di incontro concreto: l’impegno, da parte dell’amministrazione comunale (assente la provincia a causa del recente insediamento) sarà infatti quello di mettersi maggiormente a disposizione del mondo della ristorazione organizzando eventi che la coinvolgano, di andare a realizzare un’area destinata alle feste in una zona che non crei troppi problemi ai pubblici esercizi e, ma su questo punto non vi è stata molta chiarezza, provare ad attuare qualche controllo preventivo e a posteriori sugli eventi di piazza.

Dal canto suo l’amministrazione comunale, attraverso le parole degli assessori Mario Labolani e Maurizio Margaroli, cerca di tenere in considerazione anche l’aspetto sociale e solidale di alcune di queste feste. Ma non è sempre così e ai ristoratori di alcune zone della città viene spontaneo chiedersi il perché di un susseguirsi di appuntamenti che propongono piatti a cifre tanto ridotte da non poter neppure competere, dovendo ottemperare a normative rigorose.

Il concetto degli amministratori è dunque chiaro: autorizzo feste perché mi aiutano ad allietare l’estate di quelle fasce della popolazione, soprattutto gli anziani, che magari non possono permettersi vacanze o spese eccessive. «Perché le amministrazioni – ha incalzato dunque Matteo Scibilia, presidente del consorzio Cuochi di Lombardia – non iniziano a concedere il plateatico gratuitamente?». Scibilia, portando anche la sua esperienza di consigliere per la tutela dell’identità della Cucina e della ristorazione italiana del ministro Sandro Bondi, ha inoltre inquadrato un concetto molto chiaro: la ristorazione rappresenta la punta di diamante dell’enogastronomia che ha un valore notevole, questa va sfruttata al meglio e spesso ciò non accade. «Qui a Brescia avete a disposizione anche un territorio come quello della Franciacorta – ha dichiarato Scibilia – che potrebbe essere utilizzato come elemento trainante, ma non è così, perchè forse quello che si fa non basta». Un altro punto su cui ha insistito Scibilia è poi l'attenzione che gli enti pubblici dovrebbero porre sulla qualità di quello che viene proposto nelle sagre. «Con 4-5 euro - ha detto - oggi si possono offrire solo pranzi o cene su cui biosgnerebbe aprire gli occhi. Nemmeno nelle catene di fast food si riesce a fare proposte di menu a questi prezzi. C'è il sospetto che la qualità difetti o le regole igienico sanitarie possano non essere rispettate. Proprio per ragioni di socialità non si può far finta di nulla ed infischiarsene della salute dei cittadini...».

Ed è proprio da questo punto che la tavola rotonda di oggi ha dato un ulteriore risultato: Ascom, attraverso le dichiarazione del vicedirettore Roberto Gosetti, ha infatti spiegato che sta già lavorando in accordo con le pubbliche amministrazioni per rilanciare il settore e far conoscere alla popolazione la tradizione culinaria del territorio. «Oltre alla difesa della categoria – ha precisato Gosetti - è necessario anche puntare sulla formazione e sullo sviluppo del concetto di accoglienza. Le manifestazioni di piazza sono sicuramente una mina vagante, sarebbe meglio se queste fossero condivise e più in equilibrio con il territorio». In sostanza il cammino deve avvenire da due direzioni: un pareggiamento delle condizioni imposte al mondo delle sagre con quello della ristorazione e uno sforzo di quest’ultima verso un rilancio.

«Non è giusto – ha dichiarato Giorgio Piccioli, presidente Confesercenti Brescia – che si faccia socialità con i soldi dei ristoratori. Sono poco entusiasta del concetto di "sagra della salamina" venuto alla ribalta sui media locali in quanto spesso il business, che ci sta dietro a questi eventi, crea vantaggi economici ai privati che, a discapito delle associazioni che operano con finalità solidali, spesso li organizzano». «Le leggi in Italia non mancano, forse ce ne sono anche troppe – ha concluso Piccioli – si tratta solo di applicare: gli organizzatori delle feste versano l’IVA? Seguono corsi di carattere igienico-sanitario o in materia antinfortunistica? Rispettano la catena del freddo?»

Domande a cui ha risposto, in parte, l’assessore alle attività produttive, artigianato e marketing territoriale del Comune di Brescia Maurizio Malgaroli: «Ci stiamo impegnando affinchè si eviti la prassi che le autorizzazioni di carattere igienico sanitarie vengano rilasciate a persone che, come invece prevedrebbe la normativa, non sono neppure presenti alle sagre».

fonte: http://www.italiaatavola.net:80/articoli.asp?cod=11065

 


       


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