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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
"Non ci resta che internet" Bielorussia, i media sotto dittatura
La nuova legge sull’informazione chiesta dalla Ue non ha cambiato nulla. I media stranieri (a parte quelli russi) non sono trasmessi. Il Kgb chiude i giornali a suo piacere

"Non ci resta che internet" Bielorussia, i media sotto dittatura

Intervista ad Andrei Aliaksandrau, dell’associazione giornalisti bielorussi. La nuova legge sull’informazione chiesta dalla Ue non ha cambiato nulla. I media stranieri (a parte quelli russi) non sono trasmessi. Il Kgb chiude i giornali a suo piacere

di Riccardo Valsecchi

 

 Governata dal 1994 da Alexander Lukashenko, la Bielorussia è l’ultimo baluardo europeo di un mondo che non esiste più: attività economiche e gestione pubblica esclusivo monopolio dello stato, utilizzo indiscriminato dell’apparato militare e concentrazione dei poteri esecutivi nelle mani del presidente rendono il paese ciò che più simile esiste ai regimi totalitari del Novecento. Comunemente indicato come l’ultimo dittatore d’Europa, il Presidente Lukashenko sostiene il suo potere attraverso la forza, la propaganda, la repressione dell’opposizione e dei media indipendenti.

Da circa un anno l’Unione europea, interessata a una rinnovata partnership a motivo degli oleodotti e gasdotti che passano sotto il suolo bielorusso, ha cercato di riaprire il dialogo, a patto di una riforma democratica del paese.

BAJ, Associazione nazionale dei giornalisti bielorussi: “Golden Pen of Freedom” 2003, “Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero” 2004. Piano terra di un edificio in cemento armato poco lontano dal centro di Minsk; una stanza tre per tre, cinque scrivanie, due scaffali e un cumulo di fascicoli in pila per terra. Andrei Aliaksandrau è il portavoce dell’associazione. A lui chiediamo quale sia lo stato dell’informazione in Bielorussia...

- Non facile. In Bielorussia esistono solo due sistemi di distribuzione per la stampa, quello delle edicole, possedute dallo stato, e quello delle sottoscrizioni, sotto l’occhio vigile del servizio postale nazionale. Entrambi sono controllati dal governo ed entrambi si rifiutano di distribuire testate indipendenti non allineate. Non solo: la legislazione vigente prevede la persecuzione penale per calunnia o infamia verso il presidente o il governo, sicché, adducendo questo motivo, qualsiasi pubblicazione può essere da un momento all’altro sospesa e i suoi editori arrestati.

 

- C’è stato qualche miglioramento dopo i colloqui con la Ue?

 

- Se facciamo un bilancio, la “Nuova Legge dei Media”, caldeggiata da Bruxelles e approvata il 17 Febbraio scorso, non ha prodotto alcun cambiamento sostanziale: nessuno nel modello distributivo, nessuno per quel che riguarda l’accesso alle informazioni, nessuno da un punto di vista legislativo. Anzi, l’introduzione di una risoluzione per la lotta contro il terrorismo ha di fatto legittimato la soppressione della libertà d’espressione: qualche giorno fa, per esempio, il Kgb - ancora oggi il nome del servizio segreto - ha imposto il ritiro di Arche-Pachatak, magazine culturale di riconosciuto livello europeo, con l’accusa di contenuti estremisti.

 

- Come si presenta la stampa ufficiale?

 

- Completamente veicolata! Non è un caso che al celebre Istituto di Giornalismo di Minsk, dove viene forgiato il personale impiegato nei media governativi, si tengano lezioni di “propaganda ideologica”. Per televisione poi passano solo programmi d’intrattenimento, a eccezione dei discorsi del presidente che vaneggia sulla forza di Hitler e sul carisma di Stalin. Ovviamente l’opposizione è completamente esclusa dai canali d’informazione.

 

- E i media stranieri?

 

- Non sono trasmessi, fuorché quelli russi, che però non sono certo un esempio d’imparzialità: propagandano ancora un’idea “Moscocentrica” del mondo, con soddisfazione delle vecchie generazioni e dei nostalgici. È stato molto interessante, durante la semifinale degli Europei Spagna-Russia proiettata su maxischermo in piazza Oktyabrskaya, assistere a due schieramenti: quello pro Spagna filoeuropeo, e quello pro Russia; ne hanno parlato anche alcuni giornali indipendenti ma, ovviamente, non la stampa di governo. Mosca è l’alleato numero del nostro presidente!

 

- Quali le aspettative future?

 

Oggi i media indipendenti si stanno trasferendo su internet e questo potrebbe rappresentare un modello alternativo, però rimane ancora un servizio per pochi, soprattutto inaccessibile al di fuori dei centri urbani. È difficile dire che cosa riserva il futuro per la Bielorussia: resta poco più che la speranza, anche se la storia insegna che i più grandi imperi possono crollare nel giro di poche settimane...

 

 

Fonte: http://www.rassegna.it//articoli/2009/03/23/44586/bielorussia-i-media-sotto-dittatura

 


       


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