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 Dal Mondo

04 Marzo, 2005
Italia e Brasile devono affrontare insieme il problema dell'immigrazione irregolare.
Nei giorni scosri sul volo della Tam Milano a Sao Paulo - Aeroporto

ITALIA E BRASILE DEVONO AFFRONTARE INSIEME IL PROBLEMA DELL'IMMIGRAZIONE
IRREGOLARE

Nei giorni scosri sul volo della Tam  Milano a Sao Paulo - Aeroporto
Internacional de Guarulhos, sono stati imbarcati i 75 cittadini brasiliani ,
colpiti dal provvedimento di espulsione con accompagnamento obbligatorio
alla frontiera a seguito dell'indagine di polizia , scattata nel mantovano
con la scoperta di un giro di passaporti e patenti portoghesi e spagnoli
falsi.
Un'inchiesta  che sta estendendosi in tutta Europa con il coinvolgimento
dell'Interpol.
Ovviamente assieme sono partiti anche i familiari, essendo molti tra coloro
che sono stati colpiti dall'espulsione l'unica fonte di reddito della
famiglia. E' difficile quantificare quante siano effettivamente le persone
che alla fine sono partite in seguito al provvedimento, ma si può stimare il
loro numero attorno alle 200 persone. Fonti della comunità brasiliana di
Mantova ci hanno informato che molti di loro in quattro e quattr'otto hanno
comunicato ai propri datori di lavoro la decisione di licenziarsi senza
preavviso per ragioni personali ,dovute al fatto di dover rientrare al più
presto in Brasile (non potendo ovviamente certo dire di essere tra i 75
oppure di avere un familiare tra gli espulsi). Ad esse sembrano essersi
aggiunti brasiliani con cittadinanza
italiana, improvvisamente spariti da Mantova, allertati dalle chiamate di
coloro che si stavano imbarcando per Malpensa .Un particolare: sembra che il
governo italiano non pagherà il costo del volo, e che quindi il governo
brasiliano dovrà indennizzare la TAM (salvo l'eventuale azione di rivalsa da
parte dello Stato brasiliano).

Non sappiamo intanto la reazione che avrà il governo brasiliano rispetto a
questo rimpatrio di "massa".E' di questi giorni la notizia che anche la
questione dei rimpatri di immigrati clandestini sta creando problemi tra
l'Italia e il Brasile. Il Paese sudamericano, infatti, pretende, per
accettare un rimpatriato dall'estero per motivi di polizia, che il soggetto
sia consenziente. In pratica deve controfirmare il decreto d'espulsione. Il
Ministro dell' Interno, Roberto Maroni , in questi giorni ha informato il
Ministro degli Esteri , affinché  rinegozi l'accordo sul rimpatrio in quanto
questa norma mutuata da quella sul rimpatrio dei detenuti, di fatto rende
impossibile il rimpatrio.

Ritengo che la proposta di Maroni, sia l'occasione per coinvolgere il
Governo Brasiliano (con lo stesso spirito che ha animato ambedue i paesi
nella lotta al turismo sessuale nel Nord Est brasiliano), affrontare il tema
della presenza di viados e prostitute brasiliani, presenti soprattutto in
Lombardia. Quando un transessuale brasiliano viene controllato e non ha
documenti ,è necessario, per rimandarlo al Paese di origine, occorre il
lasciapassare identificativo del Consolato brasiliano e la firma della
persona che dovrebbe tornarsene a casa. Se lui non firma non se ne fa
nulla». E nel caso in cui si riesca a procedere, bisogna impegnare due
agenti che lo accompagnino fino al suo Paese. Quindi lo Stato si sobbarca l'
onere dei biglietti aerei per tre persone e del pernottamento dei due
poliziotti che, comunque, vengono distaccati dai loro compiti.

Se essi sono malati di AIDS possono invece chiedere, come  tutti gli
stranieri malati gravemente ammalati, scaduti i tre mesi dal timbro di
ingresso sul passaporto un permesso di soggiorno per «cure mediche». per 
una durata pari a quella del trattamento ,rinnovabile finché durano le
necessità terapeutiche .Esso viene richiesto insieme a un visto specifico
per cure mediche della durata massima di un anno. Il problema non è la
malattia, è ...che molti continuano a prostituirsi alimentando il pericolo
di contagio. Un pericolo che rischia di aumentare ,se non cambieranno le
norme contenute nel  «Pacchetto sicurezza», approvato il 5 febbraio ,
potendo gli operatori sanitari segnalare alle autorità gli immigrati
irregolari, con il rischio di creare una sanità clandestina e di diffondere
eventuali focolai di malattie trasmissibili.

In Italia vivono in questo momento almeno 540mila clandestini. Il dato è
venuto a galla calcolando semplicemente le domande eccedenti rispetto ai
posti previsti dal decreto flussi varato dal governo Prodi. Ma è una stima
al ribasso: secondo l'ultimo dato del Viminale vengono rintracciati 124mila
clandestini l'anno. Questi rappresentano però soltanto un quarto della
presenza irregolare in Italia. (.)
Guardando le cifre delle espulsioni effettive, si capisce in fretta come mai
questa presenza irregolare si gonfi di anno in anno. Un esempio: nel 2006
sono stati espulsi «davvero», con riaccompagnamento alla frontiera, 13.397
clandestini. Ma gli identificati erano stati 124.383, e i clandestini reali
molti di più, almeno mezzo milione, come detto. La proporzione è di circa un
clandestino espulso dall'Italia su dieci identificati. E si parla sempre
dell'universo dei clandestini noti, non quello che sfugge alle maglie dei
controlli: in questo caso si arriva all'assurda statistica di 2 espulsi
circa ogni 100 irregolari. Il trend mostra come nei primi anni dopo
l'entrata in vigore della legge Bossi-Fini il numero degli espulsi reali sia
aumentato, ma sia poi bruscamente diminuito nel 2006, con una tendenza non
buona per il 2007: nel 2002 furono espulsi il doppio dei clandestini,
25.226, con un dato pressoché uguale degli identificati. E gli altri? Molti
ricevono solo il cosiddetto foglio di via. Nel 2006 sono stati 77562 gli
invitati «ad allontanarsi». Quanti sono quelli partiti realmente?
Duemilatrecentonovantasei, un trentacinquesimo. Più di 75mila sono rimasti.
E anche i Cpt, i centri di accoglienza temporanea introdotti dalla legge
Turco Napolitano del '98, sembrano avere maglie larghe. Nel primo trimestre
del 2007, sono transitati 1799 clandestini, ma quelli espulsi sono stati
724. Gli altri si presume siano liberi: più della metà riesce a non farsi
identificare ed esce per scadenza dei termini. E in Lombardia?
Nel 2007 sono passati da Milano Malpensa più di 20mila immigrati privi del
permesso di soggiorno rinnovato. Per vari motivi (disguidi, regolarizzazioni
in corsa, richieste di asilo politico, gravidanze, bambini da mantenere in
Italia) l'espulsione è scattata unicamente per 3.088 di loro, ma solo 653
sono stati imbarcati su un aereo e rimpatriati: uno su cinque. Tutti gli
altri sono rimasti in Italia. Se si guardano questi dati numerici, si può
certamente vedere la portata dell'indagine mantovana , già estesa su scala
europea.

Un recente stima indica che dal Brasile sono emigrate circa 500mila persone.
Senza contare coloro che si sono naturalizzati acquisendo la cittadinanza
italiana (e di cui non si ha una stima), si calcola che in Italia siano
residenti oltre 30mila brasiliani,in percentuale l'1,4% della popolazione
straniera residente nel nostro territorio (circa 150 paesi), garantendo uno
dei maggiori volumi di rimesse in denaro .Nella quota dei flussi, avendo
l'Italia privilegiato colf e badanti la quota riservata ai brasiliani è
praticamente inesistente con una quota degli assunti che non arriva al 2%
del totale degli immigrati. I brasiliani occupano il 15° posto nella
classifica dei titolari di impresa con cittadinanza estera per principale
settore di attività economica, mentre nel caso dell'imprenditoria al
femminile, la posizione brasiliana è all'8° posto. I brasiliani hanno una
forte presenza nel settore di servizi professionali, come servizi alle
imprese suddivisi in società di pulizie, attività immobiliari, noleggio,
servizi di assistenza informatica.

Detto questo, dopo la discussione che si è sviluppata in Brasile sulla mia
presa di posizione pubblica per sollecitare una nuova legge per
l'acquisizione della cittadinanza italiana ,(a fronte di un milione di
domande di oriundi giacenti nei consolati italiani di Brasile e Argentina )
, la condanna dell'immigrazione irregolare brasiliana e del fenomeno della
falsificazione di documenti in Italia e all'estero , vi è l'urgente
necessità di trovare un chiarimento istituzionale tra Italia e Brasile .

Due paesi legati da solide tradizioni di amicizia ed economiche ,avendo tra
l'altro in comune una comunità di 26 milioni di discendenti di italiani in
Brasile

Questo tenendo conto sia dell' attuale situazione politica italiana e del
dibattito che ne consegue sia sull' immigrazione e sia sull'interesse e la
percezione che vi è in Italia sul tema degli italiani all'estero. A tal fine
un contributo decisivo lo possono dare i parlamentari italiani eletti
all'estero,tra cui l'on. Porta a cui va il mio apprezzamento e stima
personale per il costruttivo e permanente scambio di vedute con l'AMM o nlus
e al Consigliere lombardo Mario Araldi per l'intervento che svolgerà per
aprire una discussione presso il CGIE , auspicandone un preciso impegno
presso le opportune sedi parlamentari e di governo.

Daniele Marconcini
Presidente AMM o nlus
Rappresentante del Consiglio Regionale nella Consulta dell'Emigrazione
Lombarda.

 


       


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