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 Da Crema

04 Marzo, 2005
Crema.“L’acqua è vita, e se venisse impoverita verrebbe impoverita la vita”.
Con queste parole il parroco di Capralba, don Luciano Valerani, ha dato l’appoggio suo, “certo che anche le Diocesi di Crema e Cremona saranno sulla stessa lunghezza d’onda”, alla battaglia che deve riprendere per dire no alla grande cava di Caravaggio.

“L’acqua è vita, e se venisse impoverita verrebbe impoverita la vita”.

Con queste parole il parroco di Capralba, don Luciano Valerani, ha dato l’appoggio suo, “certo che anche le Diocesi di Crema e Cremona saranno sulla stessa lunghezza d’onda”, alla battaglia che deve riprendere per dire no alla grande cava di Caravaggio.

Bocciata dalla Regione dopo la prima, grande mobilitazione del territorio, che aveva schierato un fronte compatto delle istituzioni locali, delle associazioni economiche, sociali e, appunto delle due diocesi, fronte supportato da migliaia di firme raccolte, ora la cava potrebbe rientrare a causa del ricorso al Tar della ditta interessata.

Un ricorso presentato il 3 novembre, ma del quale nessuno aveva avvertito né la Provincia di Cremona né i Comuni immediatamente a valle del previsto scavo.

Per questo il territorio si è ritrovato, ancora nella sala della Cassa Rurale a Capralba. E ancora una volta ha dichiarato la propria compattezza e la propria determinazione nel non far passare quello che tutti hanno definito uno scempio per il territorio, che avrebbe conseguenze nefaste, forse fatali, come ha detto il presidente della Commissione Ambiente della Provincia Andrea Ladina, sul delicatissimo sistema dei fontanili, sul sistema irriguo che da essi nasce e quindi sull’agricoltura di una delle zone più fertili e pregiate del mondo.

E se l’unica soluzione sarà quella di costituirsi in giudizio davanti al Tar, ebbene costituzione in giudizio sia.

Lo ha detto a chiare lettere, e con molta passione, il presidente della Provincia Giuseppe Torchio: “Noi la decisione l’abbiamo presa e stiamo preparando le nostre argomentazioni e le carte. Vorremmo che anche la Regione fosse con noi, ma fino ad ora non abbiamo avuto alcun segnale. Non possiamo permettere – ha aggiunto – che il nostro territorio sia costantemente soggetto a pressioni negative, fra cave, discariche di amianto e spoliazione di istituti fondamentali di ricerca e si servizio all’agricoltura. Siamo determinati ad andare fino in fondo e se non basterà il Tar siamo pronti ad andare davanti al Consiglio di stato, al ministero e ovunque sia possibile far sentire la nostra voce”.

Ci sarà, invece, il territorio: i Comuni prima di tutto. A Capralba erano presenti molti sindaci. A nome di tutti ha parlato il primo cittadino di Capralba Pierluigi Lanzeni, chiedendo che sia il neonato Circondario Cremasco a farsi portavoce delle comunità locali.

“Non so se il Circondario ha la capacità giuridica di stare in giudizio – ha risposto il coordinatore del Circondario, e sindaco di Cremosano, Raffaele Perrino – In ogni caso saremo a fianco dei Comuni e saremo stimolo, qualora servisse, nei loro confronti.

Pieno appoggio ad ogni iniziativa è venuto dal presidente della Cassa Rurale Giorgio Merigo, dalle associazioni degli agricoltori, presenti con Ettore Moretti della Libera e Aldo Bellandi della Coldiretti, dal Comune di Mozzanica per il quale ha parlato il sindaco, da cittadini e forze politiche anche della bassa Bergamasca. Anche l’on. Luciano Pizzetti, impegnato in parlamento, ha mandato un messaggio di solidarietà.

E’ stato chiamato in causa il sindaco di Caravaggio, che in consiglio comunale ha detto di essere contrario alla cava, ma che non si costituirà in giudizio perché non ha i soldi per farlo. Un atteggiamento ritenuto ambiguo.

Quanto meno ambiguo anche l’atteggiamento della Regione, che ha taciuto sul ricorso presentato dal cavatore e, a quattro mesi di distanza, non ha ancora deciso se costituirsi contro di esso oppure no.

Per questo il consigliere regionale del Pd Fortunato Pedrazzi ha presentato, come primo firmatario, un’interpellanza per chiedere quali intenzioni abbia la giunta regionale.

“Non mi piace l’atteggiamento della Regione – ha detto – Lasciar fare alla magistratura è un atteggiamento pilatesco con il quale Formigoni e la sua giunta cercano di salvarsi: se verrà data ragione al cavatore dirà che di fronte a una sentenza non si può fare nulla; se invece gli darà torto potrà vantarsi della conferma della sua decisione”.

Critico con la Regione anche l’assessore provinciale all’Ambiente Giovanni Biondi: “Attenzione – ha detto – perché in realtà non ci troviamo di fronte a una volontà della Regione di non fare la cava. Noi abbiamo vinto qualche mese fa grazie alla straordinaria mobilitazione del territorio e ad alcuni franchi tiratori in consiglio regionale, favoriti dal voto segreto. Per questo dobbiamo mantenere alti il livello di allarme e tutta la nostra compattezza”.

Anche il sindaco di Rivolta d’Adda Lamberto Grillotti ha espresso la sua contrarietà alla cava di Caravaggio e sostegno alle iniziative che il territorio prenderà.

 


       


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