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 Politica

04 Marzo, 2005
Sul lodo Alfano si può discutere di Pierluigi Mantini
Se il lodo Alfano prevede la sospensione del processo per le “alte cariche” solo per la durata del mandato, comunque rinunciabile dall’interessato, potrebbe superare il vaglio di costituzionalità.

SUL LODO ALFANO SI PUÒ TRATTARE

di Pierluigi Mantini

Certo, per trattare bisogna essere in due, entrambi necessari.

Se il lodo Alfano prevede la sospensione del processo per le “alte cariche” solo per la durata del mandato, comunque rinunciabile dall’interessato, potrebbe superare il vaglio di costituzionalità. Si apre a questo punto la questione, tutta politica, della condotta delle opposizioni e le strade percorribili sono due.

La prima è quella del no deciso, senza se e senza ma, dei promotori della manifestazione dell’8 luglio a Roma (Di Pietro, girotondi, sinistra radicale, alcuni esponenti del PD). Per costoro la norma è comunque figlia del Caimano, si occupa degli interessi di una persona che vuole per sé un regime speciale dinanzi alla legge, tende a sottrarre, sia pure temporaneamente, la politica dal primato della giustizia. Non c’è alcuna mediazione ne contropartita possibile.

La seconda via possibile presuppone invece la possibilità di riconoscere che, in alcuni casi particolari, la legge non è uguale per tutti e determinate cariche dello Stato possono godere di speciali garanzie, purché ragionevoli ed equilibrate in termini costituzionali.

Se il lodo Alfano avesse tali caratteri, e si dovrà valutare il testo definitivo, si potrebbe aprire una riflessione sulle condizioni dell’intesa possibile: sicuramente il ritiro della norma “sospendi processi”, forse anche alcune altre riforme utili (statuto delle opposizioni parlamentari, rafforzamento del referendum, ecc…). È una linea intelligentemente sostenuta anche da Andrea Manzella nell’intento di mettere in sicurezza le istituzioni, anche rispetto alla “paura percepita”, rispetto ai rischi di “tirannide dei giudici” e di possibili rischi di “tirannide della maggioranza politica”.

È una linea intelligente, che preferisce anteporre gli interessi del Paese che richiedono, come sottolineato dal Capo dello Stato, un confronto basato sul reciproco riconoscimento tra le parti politiche rispetto al ritorno alle barricate, agli insulti, al giustizialismo guidato da Di Pietro e Grillo.

Veltroni dovrebbe comprendere che, oggettivamente, l’interesse ad accertare subito se Berlusconi abbia più o meno pagato il suo avvocato Mills per una disposizione a lui favorevole è infinitamente minore di una nuova rottura politica in Italia e della prospettiva di un PD riconsegnato all’estremismo conflittuale e inconcludente. Elezioni Sicilia, sondaggi e nuove tornate amministrative dovrebbero mettere in guardia dal rischio del collasso dell’opposizione.

Si dovrebbe trovare ora il coraggio di porre le condizioni per un’astensione sul lodo Alfano: sospensione limitata al mandato, ritiro dell’emendamento blocca-processi, alcune riforme. E si dovrebbe dare ora un segnale politico inequivoco a Casini: il PD è per il bipolarismo parlamentare e non per il bipartitismo forzoso, è per il modello tedesco, è per il riconoscimento del ruolo della fede nell’arena pubblica ossia per una laicità inclusiva.

Sono stato, come avvocato, tra i primi a denunciare Mario Chiesa nel settembre 1991. Ho accettato, nei mesi seguenti, di fare il consulente per Di Pietro e la Procura di Milano. Sono stato in prima fila nelle difficili battaglie contro la corruzione e per la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Ho le stesse idee di sempre.

Ma è chiaro a tutti che è ora di uscire dal pantano dell’estremismo infantile e dello scontro tra poteri mortale per l’Italia.

Occorre la forza della ragione e il coraggio politico delle scelte importanti.

 


       


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