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 Da Brescia

04 Marzo, 2005
da Palazzolo sull'Oglio
L'assemblea degli inquilini delle case operaie di Via Vico e via Marconi - La crisi occupazionale in Consiglio Comunale

L'assemblea degli inquilini delle case operaie di Via Vico e via Marconi si è concluso con l'avvio di una petizione indirizzata al sindaco di Palazzolo dagli inquilini che, chiedendo garanzie "che tutti i residenti possano essere ricollocati negli alloggi ristrutturati senza limitazioni di reddito" invitano l'amministrazione comunale a fare pressione "sulla Cooperativa Sociale Palazzolese perché gli alloggi dismessi siano valutati con lo stesso criterio di quelli da ristrutturare ovvero come alloggi non abitabili" e a garantire che "nel caso in seguito alla ristrutturazione o dismissione degli alloggi qualche inquilino sia costretto ad abbandonare l'attuale residenza, l'Amministrazione Comunale si attivi per trovare una adeguata sistemazione alternativa".
Adriano Papa, segretario del Sunia, che aveva organizzato l'assemblea dichiarando di condividere pienamente il documento, ha fatto il punto della legislazione in materia e chiarendo che la procedura di sfratto, dal momento che i contratti scadono a gennaio del 2007, richiederebbe alcuni anni, ha indicato le possibili linee di una trattativa.
"Considerando che il finanziamento delle regione per il recupero delle Case Operaie" ha dichiarato "ha come priorità fini sociali non è coerente quanto la proposta presentata agli inquilini di via Vico e via Marconi, con valutazioni che vanno dai 640 ai 680 euro al metro, senza considerare questo aspetto, i contratti in essere, le necessità di inquilini che hanno investito cifre importanti per renderli abitabili e il loro desiderio di mantenere la stessa comunità.
La mediazione deve muovrsi nel solco delle dismissioni del patrimonio pubblico negli anni scorsi: la ricerca di un puro valore di mercato è fuorviante rispetto all'obiettivo delle difesa della socialità. Una eventuale soluzione alternativa può essere invece il mantenimento il rapporto di locazione con un regime diverso. Il Sunia, tenendo fermo il principio che il parametro è quello sociale, farà effettuare una propria perizia ad un professionista tra quelli cui ricorre il tribunale di Brescia, prima di aprire ogni trattativa".
Tra gli inquilini, tutti hanno condiviso le proposte di Papa, molti hanno dichiarato di avervi investito i propri risparmi e qualcuno non bastando i risparmi anche centinaia di ore di lavoro. "ho fatto un mutuo di quarantacinque milioni" ha raccontato uno di loro " e adesso come faccio ad accenderne un secondo per acquistarlo e un terzo per eseguire i lavori necessari?" Un inquilino, nipote di un primo assegnatario ha aggiunto: "Abbiamo mantenuto in piedi questi appartamenti a nostre spese eseguendo tutti i lavori negli ultimi quarant'anni. Mio nonno mi aveva raccontato che quando era entrato in queste case aveva sottoscritto come gli altri un contratto che prevedeva al termine di un periodo di alcune decine di anni che le case diventassero proprietà di chi vi abitava. Quando sono andato a chiedere in comune se ci fosse copia di questo contratto mi è stato risposto che era andato perso nel corso di un incendio". Una inquilina residente in un appartamento di via Vico dal dicembre 2004 ha raccontato: "Quando il presidente mi ha chiamato per firmare il contratto, mi ha detto che le case ci sarebbero state vendute ai prezzi di novant'anni fa e per entrare ha imposto la condizione che rendessimo abitabile l'appartamento assegnato: cosa che abbiamo fatto spendendo circa 43 mila euro e adesso ne vogliono altri 73 mila. Non mi pare giusto".
L'assemblea si è conclusa con gli inquilini che hanno ribadito la loro unità di intenti e hanno invitato il Sunia a perseguire la mediazione seguendo le linee proposte

*****

Comunque si concluda il dibattito politico, (il consiglio comunale convocato su richiesta del centrosinistra dopo le notizie su oltre cento posti di lavoro a rischio alla CFS e Macpi, ne ha discusso giovedì fino a tardi), altre due aziende, Foma, 53 dipendenti, e Pedrali, un centinaio, stanno per lasciare Palazzolo, fino a vent'anni fa considerata il principale polo industriale dell'ovest bresciano.
A differenza della CFS le due aziende lasciano la città senza una evidente ragione di difficoltà di mercato: Pedrali a settembre trasferirà l'attività produttiva a Mornico, dove sta per essere completato il nuovo capannone, a meno di un decina di chilometri di distanza da Palazzolo, non avendo ottenuto dall'amministrazione la concessione edilizia per un nuovo capannone.
Per i dipendenti si tratta di un disagio tutto sommato contenuto, anche se non fa piacere a nessuno fare una quindicina di chilometri al giorno, ma per i 53 dipendenti della Foma, che trasferisce l'attività a Pralboino il disagio è assai più pesante. Roberto Rava, della Fiom spiega "La Foma, azienda del gruppo Montini, fonderia di alluminio, che occupa 53 lavoratori ha comunicato la chiusura del sito di Palazzolo e il trasferimento dei lavoratori e delle produzioni a Pralboino.
Anche se la situazione occupazionale può sembrare meno difficile rispetto ad altre realtà dobbiamo considerare che i lavoratori della Foma, che vivono in maggioranza con le loro famiglie in Palazzolo, hanno bassi stipendi, lavorano su tre turni e la distanza, circa 140 chilometri tra andata e ritorno, graverà ulteriormente sul bilancio famigliare senza considerare che questo trasferimento potrebbe tramutarsi in ulteriore perdita di posti di lavoro.
Stiamo trattando con l'azienda aggiustamenti migliorativi". Il paradosso del trasferimento da Palazzolo a Pralboino è il grande capannone, alcune migliaia di metri quadri, costruito pochi anni fa e mai completato. La proprietà ha iniziato a spostare i macchinari da alcuni mesi fa, chiedendo di trasformare la fonderia. tra Italcementi e via San Pancrazio, in area residenziale.
La richiesta non è passata ma può contare sulla necessità per il progetto di recupero della cementiera (duecento nuovi appartamenti considerando anche quelli concessi sull'area di pertinenza) di una rotonda che colleghi la viabilità dell'Italcementi, a via san Pancrazio, che inevitabilmente si colloca proprio in questa zona.
Lo spostamento, deciso forse quando la proprietà sospese il completamento del nuovo capannone, sarebbe iniziato dopo una richiesta del sindaco di spostare il sito, in centro abitato, nelle nuove aree industriali, ma i prezzi delle aree, che hanno reso antieconomico lo spostamento a Palazzolo hanno sicuramente favorito lo spostamento a Pralboino considerando quasi inevitabile la trasformazione dell'area da produttiva in residenziale. Il quadro della crisi industriale interessa anche la Old filter di Oldrati, più trenta posti nell'area industriale di San Pancrazio "L'azienda" riferisce un dipendente "sta per trasferirsi in Slovacchia: quando la direzione ci ha avvisato del programma abbiamo chiesto alla Cisl di intervenire, ma questa settimana sono iniziati i preparativi per trasferire i macchinari".
La crisi morde anche la maggior azienda palazzolese, "La Marzoli, azienda del gruppo Camozzi" spiega Rava " in alternativa alla riduzione del personale di settanta unità, con accordo sindacale ha limitato la riduzione a 22 lavoratori che vengono accompagnati alla pensione, presentando un piano di riorganizzazione che prevede un investimento di 10,2 milioni di euro siglando un contratto di solidarietà difensivo con una riduzione settimanale massima dell'orario di lavoro che comporta un taglio tra il 10 e il 30 percento dei salari per 244 lavoratori si 291".
Nel frattempo è stato siglato l'accordo che prevede la cassa integrazione straordinaria di 24 mesi per 50 lavoratori della Macpi e il 13 giugno all'AIB i sindacati si confronteranno con la multinazionale proprietaria della CFS che ha aperto la procedura per la mobilità per 58 dipendenti "Lunedì"ha riferito Rava "è previsto l'incontro tra proprietà e sindacati a Brescia e per l'occasione i lavoratori manifesteranno davanti alla sede dell'AIB". E che il quadro sia pesante lo dimostra un cartello affisso da mesi sulla recinzione della fabbrica Bordogna che offre aree per uffici e ambulatori.

 


       


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