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04 Marzo, 2005
Sondrio. Per la Coldiretti la carne del Brasile non è a norma Ue
L'Unione Europea ha evidenziato l'incapacità del paese sudamericano ad assicurare una corretta rintracciabilità.

Per la Coldiretti la carne del Brasile non è a norma Ue

L'Unione Europea ha evidenziato l'incapacità del paese sudamericano ad assicurare una corretta rintracciabilità.

Le assicurazioni palesemente interessate di Assocarni su qualità e garanzie sanitarie offerte dalla carne proveniente dal Brasile non trovano riscontro nelle affermazioni della massime Autorità comunitarie con il Commissario Europeo alla Salute Markos Kyprianou che ha dichiarato che nessun allevamento brasiliano soddisfa i criteri stabiliti dall'Unione Europea. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle dichiarazioni di Assocarni che sostiene che non vi è alcun problema di sicurezza alimentare per la carne brasiliana.

L'acquisizione da parte di una multinazionale brasiliana del 50 per cento del piu' grande trasformatore di carne in Italia non deve far chiudere gli occhi ad Assocarni sul fatto che l'Unione Europea - sottolinea la Coldiretti - ha evidenziato l'incapacità del paese sudamericano di assicurare una corretta rintracciabilità della carne e di garantire che nei piatti dei cittadini europei finiscano soltanto carni provenienti da zone esenti dalla malattie come l'afta epizootica.

La mancanza di adeguate garanzie da parte delle Autorità brasiliane si è tradotta, a partire dal 31 gennaio, in un divieto generale - riferisce la Coldiretti - alle importazioni della carne proveniente dal Brasile, ad eccezione delle partite di carne bovina fresca, disossata e frollata per le quali sono stati emessi certificati veterinari in data anteriore al 31 gennaio 2008 che potranno essere importati fino al 15 marzo 2008.

Di fonte a questa situazione anziché preoccuparsi "delle recenti decisioni comunitarie di limitare i contingenti di importazione", come ha fatto il Ministro delle Politiche Agricole De Castro in una lettera inviata ai Commissari, sarebbe opportuno intervenire a tutela della salute dei consumatori e degli interessi degli allevatori italiani che rispettano precise condizioni igienico sanitarie ed hanno adottato un sistema di rintracciabilità che garantisce la qualità della produzione mentre sono costretti a subire la concorrenza sleale della produzione brasiliana.

Vale la pena ricordare - conclude la Coldiretti - che l'Italia è uno dei principali importatori di carne dal Brasile con un quantitativo annuo di circa 60mila tonnellate con un aumento del 18 per cento nel 2007.

Fonte: ufficio stampa Col diretti

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Importazione carni straniere: interviene anche il consorzio della Bresaola

Dopo l'Uniceb anche il Consorzio difende la qualità dei propri prodotti.

L'Uniceb, associazione che rappresenta la filiera delle carni italiane, difende dalle critiche della Coldiretti il ministro Paolo De Castro "intervenuto a difesa della produzione nazionale della bresaola". Dopo che Coldiretti aveva parlato di 'grave sostegno del ministro alla carne straniera', l'Uniceb interviene con una nota: "Niente aggiramenti di norme sanitarie e, tanto meno, richieste di fantomatici nuovi contingenti dal Brasile di carni bovine che nessuno si è mai sognato di chiedere o di promuovere". "Ancora una volta - sottolinea l'Uniceb - qualunque iniziativa del ministro delle Politiche agricole deve essere aggredita e strumentalizzata". L'azione italiana "nasce - spiega ancora l'Uniceb - dalla sacrosanta richiesta alla Unione europea che un contingente consolidato in ambito Gatt da moltissimi anni, quale quello definito 'regimi A e B', anziché essere lasciato per la quasi totalità nelle mani degli operatori inglesi, che lo utilizzano per produrre una carne semplicemente scottata (roastbeef), possa essere sfruttato anche per una produzione quale quella tipica della bresaola, alle condizioni agevolate già previste".

"Asserire che le importazioni sono 'ad elevato rischio sanitario', quando le carni importate sono vincolate al disossamento e a una maturazione che annulla qualsiasi rischio di trasmissione dell'afta epizootica - afferma l'Uniceb - ci sembra un'affermazione demagogica".

 

In riferimento alle notizie diffuse sulla stampa nazionale inerenti l'approvvigionamento della materia prima carne bovina, il Consorzio di tutela della Bresaola della Valtellina intende precisare quanto segue:

La qualità e la sicurezza igienico sanitaria del prodotto sono garantite e certificate dalle autorità sanitarie preposte e rigorosamente monitorate nonché documentate in sede di autocontrollo.

La produzione della Bresaola della Valtellina è infatti certificata ad ogni passaggio del processo produttivo a partire dalla materia prima che sempre deve rispondere a requisiti di idoneità, salubrità e sicurezza igienico sanitaria qualunque sia il paese o la zona di provenienza. E' questo un requisito di partenza imprescindibile a cui ogni produttore certificato si attiene.

Proprio per questo il consorzio di tutela condivide, in piena sintonia con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, le nuove norme emanate dalla commissione UE in materia di tracciabilità delle carni bovine importate dai Paesi terzi.

Il consorzio ritiene infatti che queste norme in procinto di entrare in vigore a partire da domani diano ulteriore valore aggiunto alla già comprovata qualità della Bresaola della Valtellina.

Nel contempo conferma che l'attuale sistema di gestione comunitario dei contingenti di importazione dai paesi terzi, pone in gravi difficoltà il settore della bresaola in quanto il reperimento di materia prima bovina qualitativamente idonea avviene in gran parte da paesi del Sud - America.

Di fatto è soprattutto in Brasile, dove gli animali pascolano allo stato brado, che si trovano le carni bovine con le caratteristiche oggettivamente necessarie per la produzione di una bresaola di qualità ed esplicitamente richieste dal consumatore finale: basso tenore di grasso, compattezza e gradevolezza di gusto.

Tutto quanto premesso il Consorzio di tutela della Bresaola della Valtellina apprezza molto l'attenzione e la sensibilità che il Ministro De Castro, nel pieno svolgimento dei suoi compiti istituzionali, ha mostrato verso le problematiche del nostro settore in piena sintonia con quanto da tempo sta facendo per la tutela e la salvaguardia dei prodotti italiani di qualità.

 

Fonte : http://www.vaol.it

 


       


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