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 Volontariato

04 Marzo, 2005
Psichiatria:un 'etichetta per tutta la vita.
Dopo i trattamenti psichiatrici, queste persone perdono il libero arbitrio, l’autodeterminazione e la capacità di difendersi.

PSICHIATRIA: UN'ETICHETTA PER TUTTA LA VITA .Molte persone si rivolgono al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani  per denunciare le conseguenze dei trattamenti psichiatrici, da quel momento, infatti, è come se fossero etichettate per tutta la vita; qualsiasi passo falso o atteggiamento che possa essere considerato "sospetto", o magari una denuncia da parte di parenti o vicini di casa, senza reali motivi dimostrabili, possono condurre al ricovero coatto in strutture psichiatriche, dove subiscono trattamenti molto debilitanti, di solito iniezioni di psicofarmaci, che sedano la persona anche per giorni interi.

Dopo i trattamenti psichiatrici, queste persone perdono il libero arbitrio, l’autodeterminazione e la capacità di difendersi; molto spesso persino il lavoro o la propria posizione sociale, a causa delle “etichette” che gli vengono attribuite o dei trattamenti invasivi usati per sedarli, che danno effetti collaterali tali da renderli non più socialmente utili.

E’ il caso della signora seduta al bar che viene raggiunta da carabinieri e infermieri, e portata senza spiegazioni in ospedale. Oppure dei genitori che scambiano le arrabbiature della figlia per “reazioni di tipo psichiatrico” e la fanno internare. O ancora dell'anziano di 71 anni che passeggiava tranquillamente in una strada del Comune di Paderno d'Adda: una pattuglia lo ferma e lo trattiene a lungo, poi chiamano un’ambulanza per farlo internare e alla fine pretendono che firmi un foglio in cui lui dichiarava di rifiutarsi di seguirli.

Che dire, invece, del signore che si vede irrompere in casa i carabinieri e che senza spiegazioni è spinto all'esterno, dove c'è un'ambulanza che l'aspetta?

Quasi tutte le persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o hanno subito TSO, possono testimoniarci il totale abuso dei loro diritti. Gran parte delle leggi sull’internamento si basano sul concetto che la persona, se non posta in una struttura adeguata, possa rappresentare un pericolo per se stessa, e ribadiscono il "diritto" delle persone a ricevere trattamenti. Si pensi che l’art. 33 del codice di deontologia medica, in vigore dal 25 giugno 1995, dispone che: «l’opposizione del paziente o del rappresentante legale non ha effetto nei casi per i quali sia previsto dalla legge trattamento sanitario obbligatorio. Al medico non è peraltro consentito di porre direttamente in essere, anche in caso di trattamento sanitario obbligatorio, trattamenti fisicamente coattivi.»

Si tratta di punti di vista molto soggettivi, da parte di persone che non hanno mai visto o parlato con un paziente. I pregiudizi nei confronti delle persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o che reagiscono in modi considerati “non normali”, sono tali che i diritti di queste persone vengono totalmente violati. Per non parlare dei "trattamenti" estremamente invasivi, spesso non necessari: la prassi, infatti, di chi viene portato in un reparto psichiatrico, prevede il trattamento con “medicinali”, anche quando non vi sia un problema accertato.

Gli psichiatri spesso si guardano dall’informare i pazienti dei numerosi effetti collaterali degli psicofarmaci, anche se questi lamentano che li stanno “uccidendo”, togliendogli la linfa vitale e privandoli di qualsiasi gioia, della voglia di vivere, della volontà o della loro consapevolezza.

Ci si domanda, a questo punto, se non siano target sbagliati le svariate Campagne in nome  della salute mentale, per far si che tutti i cittadini possano usufruire dei "servizi psichiatrici", o per  aumentare i finanziamenti, quando già "la spesa sanitaria psichiatrica si aggira, secondo le stime, tra i 4 e i 5 mila miliardi di vecchie lire l’anno (apismed.org).

Il degrado ambientale, la cattiva e scarsa assistenza ai degenti, sono solo la punta dell'iceberg della reale crisi della salute mentale. Grazie a diagnosi che non hanno fondamento scientifico, a vergognose e stigmatizzanti catalogazioni, a leggi che favoriscono il ricovero forzato, ai trattamenti brutali e depersonalizzanti, i Diritti Umani di migliaia di individui sono calpestati ogni giorno. Denunciando questi abusi, e impedendo che tali violazioni continuino a ripetersi, forse le persone in difficoltà sapranno realmente di poter avere un futuro migliore.

Per informazioni

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani o nlus  

Tel:  0236510685

Email  linea.stampa@ccdu.org

Sito: www.ccdu.org

 


       


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