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 Ultimissime dalla Lombardia

04 Marzo, 2005
Il romanzo della storia.
Quattro sguardi sul passato di 4 grandi firme contemporanee.

Il romanzo della storia.

Quattro sguardi sul passato di 4 grandi firme contemporanee.

4-11-18-22 ottobre 2007 Museo Civico “ Ala Ponzone” Via Ugolani Dati, 4 Cremona.

Il Cavagliere del giglio di Carla Maria Russo

Il Monaco Inglese di Valeria Montali

Il Demone di Alan D. Altieri

Il Signore della paura di Franco Cardini

Il materiale  distribuito questa mattina in occasione della conferenza stampa di
presentazione dell'iniziativa "Il romanzo della storia" in programma per
l'intero mese di ottobre

 

 

Il Cavaliere del Giglio

 

Inizi del 1200. Firenze è dilaniata dalla guerra civile: guelfi contro ghibellini, papato contro impero. Feroci battaglie si consumano di casa in casa. Le torri pullulano di argani e catapulte, pronti a scagliare massi sui tetti. Pur di sopraffarsi, le fazioni lanciano pece infuocata sulle dimore degli oppositori.

 

La città brucia e il sangue scorre copioso nelle strade.

 

Tra i combattenti si distingue un valoroso condottiero, un brillante capo politico, un uomo con forte senso dell’onore: è il giovane Farinata degli Uberti, erede di una delle più antiche e potenti casate cittadine.

 

E’ proprio Farinata a guidare le truppe fiorentine contro Siena, l’acerrimo nemico di sempre, e a condurle al trionfo da una situazione che pareva disperata. E’ ancora lui a far garrire i gonfaloni del Giglio sul colle a ridosso delle mura senesi e, dopo una memorabile vittoria, a risparmiare la città prostrata. Ma forse, a influenzare l’impavido guerriero, lo stratega imbattibile, è stato l’incontro, nel momento più feroce della battaglia, con l’unica donna in grado di tenergli testa, la bella Adeleta, fierissima senese, che invece di fuggire dal nemico e rinchiudersi tra le mura come altre donne della città, ha reciso la sua folta chioma, ha impugnato le armi e ha combattuto strenuamente fino alla fine, fino alla resa.

 

Due anime intrepide e pugnaci che, pur appartenendo a schieramenti opposti, non potevano che innamorarsi e legarsi per sempre.

 

Ma il più grande amore di Farinata resta Firenze e la fedeltà ai propri ideali. Sarà lui l’unico, dopo il massacro di Montaperti, a schierarsi in difesa della sua città, per impedire che venga rasa al suolo dai senesi e cancellata per sempre dalla storia.

 

La vita intensa e drammatica di un uomo dai forti valori, figura eroica e indimenticabile della Commedia dantesca.

 

 

Carla Maria Russo

QUALCOSA DI ME

Sono nata a Campobasso, in Molise, da genitori e nonni di origine molisana. Sebbene, stando alle cronache familiari, sia rimasta nella città natale solo per quindici giorni, mi sento molto legata a quella terra aspra, montuosa e bellissima, ancora oggi sconosciuta ai più.

Mia madre ha sempre fatto la sarta ma è abilissima in ogni lavoro manuale: maglia, ricamo, cucina. Io non ho ereditato nessuna di queste capacità: fatico a cucire un bottone e in cucina sono una frana (non mi applico, sostiene mia figlia).

Mio padre, come giovane agente di pubblica sicurezza neo assunto e precario, per parecchi anni dopo la mia nascita è stato soggetto a spostamenti di sede.

Per questo ho trascorso gli anni dell’infanzia prima a Foggia, poi a Pescara, della quale serbo ancora un ricordo vivo e bellissimo: il mediterraneo con i suoi profumi, i fiori - le bouganville dagli accesi colori erano le mie preferite, assieme alle più modeste pervinche - le spiagge sabbiose, il sole, la luminosità intensa.  Avevo tredici anni quando mio padre venne trasferito a Milano: una realtà del tutto diversa. Una città dura e difficile, nei primi anni, ma anche generosa, cui devo molto e che considero la mia città. Qui ho compiuto gli studi superiori nel liceo classico A. Manzoni - uno dei licei storici della città - e quelli universitari presso L’Università degli Studi, dove mi sono laureata in Lettere Moderne con una tesi in storia del Risorgimento.

Dopo la laurea, ho insegnato Italiano e Latino nel triennio del liceo, tornando come docente nello stesso liceo Manzoni che avevo frequentato come studente.

Alcuni anni or sono, ho deciso di lasciare l'insegnamento e dedicarmi alla ricerca storica, una mia antica passione. Fin da bambina amo le biblioteche. Sono state la mia salvezza. Lì recuperavo tutti i libri che desideravo leggere e che non potevo permettermi di comprare. Ancora oggi amo trascorrervi il tempo, sfogliando e studiando libri antichi.

Sono attratta da ogni periodo della storia, con una predilezione per il medio evo che ho imparato ad amare attraverso le pagine della Divina Commedia, fonte dalla quale scaturisce anche il mio vivissimo interesse per le vicende di Firenze medievale, del ghibellinismo toscano e italiano, della dinastia Svevo - Normanna. Il mio personaggio preferito, fin dai banchi del liceo, è Farinata degli Uberti.

E' stata proprio la ricerca storica a fornirmi lo spunto per i miei romanzi. All’inizio ho scritto per me stessa, desiderosa di mantenere traccia delle storie nelle quali mi imbattevo, così intense, appassionanti e vive da annullare il tempo e parlare all’uomo di ogni epoca. Perché ogni “vera” storia è sempre storia contemporanea. Dietro sollecitazione di mia figlia Gaia, che frequentava allora le scuole medie, ho scritto un libro per ragazzi dal titolo “Bartolomeo alla prima Crociata”. L’entusiasmo con cui è stato accolto in famiglia mi ha convinto a presentarlo a una casa editrice, vincendo la timidezza e, soprattutto, il disagio di un rifiuto quanto mai possibile.

Il libro, invece, venne accettato da Mursia-scuola. E da lì, è cominciata l’avventura….

Molta parte della mia attività di scrittrice si svolge in Toscana, dove parecchi anni or sono abbiamo acquistato dei ruderi che, con molto tempo e fatica, sono stati trasformati in un piccolo agriturismo, chiamato Boschi di Montecalvi.

Un rifugio ideale per uno scrittore: dal mio tavolo di lavoro osservo le colline verdeggianti e, in lontananza, il mare. Gli unici rumori che mi giungono sono quelli della natura. Ritrovo le memorie dell’infanzia pescarese e mediterranea: le bouganville, i colori accesi e intensi, il mare, il sole.

Un luogo di grande ispirazione, dove ha visto la luce quasi tutta la mia produzione.

Sono sposata con Luciano Passaler, che fa il dentista a Milano, e ho due figlie: Linnea, anche lei dentista, e Gaia, che frequenta la facoltà di Odontoiatria.

 

Il monaco inglese

 

 

Milano, 1246. Nel buio della notte, le mura della città sono rischiarate da una luce sinistra: un incendio sta distruggendo la casa di Guglielmo. L’uomo, rispettato mastro muratore, muore tra le fiamme insieme alla moglie. Dal limitare del bosco, Juditha, la strega del Quadronno, segue in silenzio la fuga guardinga dell’uomo che ha appiccato il rogo. Nel frattempo, Arnolfo, l’abate di San Simpliciano, deve affrontare la prova più difficile della sua vita: difendere l’onorabilità del monastero dai raggiri di Birago, un mercante senza scrupoli.

 

Il recente e prestigioso matrimonio della figlia Anselma con un erede della potente famiglia Della Torre non basta a nascondere i loschi raggiri del mercante: ben presto i sospetti verso la sua condotta sciagurata diventeranno certezza. Frate Matthew, tornato a Milano per incontrare l’amico Arnolfo, si troverà suo malgrado a doverlo aiutare ancora una volta, condividendo con lui il peso di una colpa segreta. Mentre in città le voci che accusano Birago si fanno sempre più ricorrenti, Matthew cercherà la prova che dimostri l’innocenza di Arnolfo. Lungo il gravoso cammino che gli è stato imposto rischierà la vita, ma incontrerà anche una donna capace di risvegliare in lui un sentimento che non credeva di poter provare. Tra i vicoli polverosi di Milano, intanto, cresce la rabbia del popolo contro l’arrogante potere del ceto mercantile e verso il podestà: ignara della tragedia che sta per abbattersi su di lei, la giovane Anselma segue il filo sottile di una inaspettata rivelazione che la condurrà a scoprire un segreto sconvolgente.

 

L’abilità narrativa e la perfetta documentazione storica permettono a Valeria Montaldi di costruire un racconto avvincente in cui la presenza di alcuni protagonisti dei suoi romanzi precedenti contribuisce a legare il lettore a una vicenda intrigante, quanto mai evocativa dell’atmosfera di Milano in età comunale.

 

Valeria Montaldi

 

 

Sono nata a Milano, in un afoso mezzogiorno di agosto di parecchi anni fa. Ho studiato, senza infamia e senza lode, al liceo classico ‘G. Berchet’, poi mi sono iscritta all’Università dove, tra un sit-in e l’altro (eravamo fra il 1969 e il 1973), ho potuto dare sfogo alla mia passione per la storia dell’arte: mi sono laureata in Critica d’Arte con una tesi sulla storia del manifesto pubblicitario italiano, materia ancora quasi del tutto sconosciuta a quel tempo. Dopo qualche anno passato tra agenzie di pubblicità, uffici stampa, un matrimonio e una gravidanza, ho deciso di passare al giornalismo.

 

Per i successivi vent’anni ho scritto: ho intervistato centinaia di personaggi legati al mondo dell’arte, della fotografia, del costume, ho dato conto di mostre e di eventi significativi nel panorama culturale milanese, ho approfondito e offerto ai lettori le mie ricerche su alcuni dei più importanti monumenti religiosi e civili di Milano. Sono stati in molti ad apprezzare il mio modo di scrivere: dicevano che il mio non era uno stile “critichese” e che la sensibilità che dimostravo verso luoghi e persone arrivava in modo empatico a chi mi leggeva. Allora, con la presunzione tipica degli incoscienti, ho provato a cimentarmi con il genere forse più difficile, il romanzo.

 

Ci ho messo tre anni a scrivere il primo, che, prodigiosamente, è stato pubblicato in meno di sei mesi (“Il mercante di lana”, Edizioni Piemme, 2001) e ha ottenuto un immediato successo di pubblico e di critica. A questo punto, anche se con un ritardo di cui non posso che incolpare me stessa, ho capito che quella della scrittrice era la mia vera strada. Ne ho cominciato subito un altro: ancora due anni di lavoro ed è uscito “Il signore del falco” (Edizioni Piemme, 2003). Entrambi, come l’ultimo in uscita (“Il monaco inglese”, Rizzoli Editore, maggio 2006), sono ambientati nel medioevo, per la precisione negli anni a cavallo della metà del 1200. Non saprei dire perché a partire dalla mezz’età sia nato in me questo interesse verso un periodo storico così lontano: forse, sono la reincarnazione della strega che compare nei miei romanzi, o forse il mio spirito-guida è proprio quello sconosciuto monaco inglese… In ogni caso, dopo aver studiato le vicende di quegli anni tanto difficili, mi sono convinta che non molto è cambiato da allora: uguali i sentimenti della gente comune, simili le paure, pericolosamente analoghe l’arroganza del potere e le cause scatenanti di una guerra…

 

Ho un marito, che da trent’anni condivide con me amore e difficoltà, e una figlia ormai adulta e sposata, a cui sono legata da affetto profondo e grande rispetto. Per diciassette anni, fino al giugno scorso, Skye, una barboncina nera, ha rallegrato le nostre giornate: poi, un giorno, quando ha stabilito di averci dato tutto l’amore di cui era capace, se n’è andata nel paradiso dei cani. Ora, un’altra uguale e lei è qui accanto a me e mi fissa, in attesa della pappa: si chiama Kilda.

 

Il demone

 

Nazione germanica, 'Anno Domini' 1631. L'effimera illusione della pace svanisce con le nevi dell'inverno. Una primavera improvvisa e cruda tramuta la terra tedesca in una desolazione desertica. Venti torridi, incessanti, flagellano vallate e altopiani. Orde di corvi sono in attesa del banchetto a venire. Non dovranno attendere a lungo. La guerra eterna torna a esplodere. Magdeburg, città del destino e della dannazione, è nuovamente sull'orlo dell'abisso. A disperata difesa, le forze luterane sostenute dal Re di Svezia, ma ancora prive dell'appoggio militare dei principi germanici contrari all'assolutismo asburgico. In feroce attacco, l'esercito dell'Impero cattolico, migliaia di uomini allo stremo a causa di stenti, pestilenze, diserzioni.

 

Un esercito ridotto a una macabra torma barbarica. Da ambo le parti, dominano niente altro che desiderio di morte e voglia di strage. Reinhardt von Dekken, un tempo temuto, rispettato principe di Turingia, è ormai un reietto. Il suo declino tra i pari di Germania appare inarrestabile. Il suo disegno di potere assoluto è disgregato. Perfino la sua terra, troppo a lungo risparmiata dalla furia del conflitto, si trova ora sotto una minaccia incombente. Quella di Albrecht von Wallenstein, signore della guerra eterna, teso alla ricerca di una torbida riscossa egemonica. Sordo a ogni appello di ragione, preda di un'ossessione demente, Reinhardt von Dekken compie la scelta estrema. Abbandonare il suo castello, trascinare il suo esercito, e se stesso, nell'abisso della guerra eterna. Al suo fianco, o nnipresente, inestricabile nemesi oscura, c'è Wulfgar, l'enigmatico, letale eretico in nero.

 

Mentre Reinhardt von Dekken procede nella sua marcia verso il baratro, un'indomabile donna di fede non esita ad affrontare un terribile cuore di tenebra; il distaccato Osservatore di eventi decide di violare qualcosa che ritiene inviolabile; un giovane comandante militare diventa un condottiero senza paura; un misterioso confratello pellegrino si erge a temerario guerriero; un implacabile inquisitore individuerà l'anatema per il suo ultimo rogo. Sarà nel ribollente cratere di Magdeburg che Wulfgar e Reinhardt troveranno il loro fato, in un'Apocalisse di corpi e di anime, che chiude la "Trilogia di Magdeburg" ambientata nella Guerra dei Trent'anni, il più spaventoso conflitto dell'Europa moderna.

 

Alan D. Altieri

 

Sergio Altieri, in arte Alan D., è nato a Milano nel 1952 dove ha conseguito la laurea in ingegneria meccanica. Per molti anni è vissuto a cavallo tra gli Stati Uniti (dove attualmente vive anche il fratello, ricercatore) e Milano. Scrittore, traduttore e sceneggiatore, nel 1981 pubblica il suo primo romanzo "Città Oscura", action thriller di ambientazione metropolitana, a cui farà seguito "Città di Ombre" (prima edizione 1992). Dal 1983 al 1987 collabora con il produttore Dino de Laurentiis e lavora con varie mansioni (story editor,ecc.) ai film Atto Di Forza, Conan il Distruttore, l'Anno del Dragone, Velluto Blu.

Nel 1992 il suo romanzo "L'Uomo Esterno" viene adattato e ne viene tratta una miniserie TV (della durata di circa tre ore) intitolata "Due Vite, Un Destino", trasmessa da Mediaset. Nel 1995 esce il film Silent Trigger (sceneggiatura originale scritta interamente da Altieri), con Dolph Lundgren e Gina Bellman, thriller d'azione in cui sono evidenti i punti di contatto con la serie dedicata allo Sniper del SAS Russell Kane (Mondadori Segretissimo e successivamente edita da TEA). Nel 1997 collabora alla realizzazione della mini serie TV in due puntate "La Uno Bianca" (regia di Michele Soavi) e sempre in quell'anno vince il Premio Scerbanenco con il romanzo "Kondor", thriller bellico ambientato in un apocalittico futuro prossimo, che narra le vicende di un gruppo di soldati delle Special Forces impegnati in una cruentissima "guerra per l'energia".

Accanto all'attività di scrittore Altieri porta avanti quella di traduttore. Nel corso degli anni traduce importanti autori quali Andy McNab (di cui traduce l'autobiografia), David Robbins, Stuart Woods; traduce anche i primi due volumi del prologo della saga di Dune scritti da Brian Herbert e Kevin J. Anderson. L'opera più impegnativa comunque è probabilmente la traduzione delle "Cronache del ghiaccio e del fuoco" la saga fantasy di George R.R. Martin. Di notevole importanza e prestigio poi le traduzioni realizzate per i Meridiani Mondadori dei Racconti di Raymond Chandler e dei romanzi di Dashiell Hammett.

L'ultimo romanzo di Alan D. Altieri, il terzo volume della trilogia di Magdeburg (Il Demone) è uscito nelle librerie il 14 Giugno del 2007, edito da Corbaccio. Questo volume conclude dopo anni di lavoro il suo progetto più ambizioso: circa duemila pagine dense di azione, ad alta intensità, caratterizzate da un'accurata ricerca storica. In questa trilogia ambientata in Germania durante la Guerra dei Trent'anni (i primi due volumi, "L'Eretico" e "La Furia" sono usciti rispettivamente nel 2005 e nel 2006), Altieri si rimette coraggiosamente in gioco spostando l'azione per la prima volta nel passato, senza peraltro rinunciare ai suoi tratti caratteristici.

Da Marzo 2006 Altieri è consulente editoriale delle collane da edicola di Mondadori: I Gialli, Urania, Segretissimo, True Crime, Romanzi.

 

Il Signore della Paura

 

E il radioso mattino della Pasqua dell'Anno del Signore 1403. Tra le colline e i boschi presso Firenze, non lontano dal santuario della Madonna dell'Impruneta patrona della citta, affiora da un profondo pozzo una candida statua marmorea della dea Venere. L'evento è salutato con superstiziosa paura da chi vede in quell'idolo pagano un messaggio demoniaco e con gioia commossa da chi invece si sente, in quell'alba del Quattrocento, gia toccato dal soffio gentile dell'umanesimo.

 

Vieri, duro ed energico erede del possente casato dei protettori del santuario mariano, i Buondelmonti, interpreta quel ritrovamento come un presagio che direttamente lo riguarda: e parte verso Oriente, verso l'Asia lontana, inseguendo le fantasie cavalleresche della giovinezza. Ma forse deve anche compiere una truce faida; e forse e perseguitato da un cocente rimorso. In quello stesso mattino pasquale, un giovane guerriero ghibellino convertito al messaggio francescano prega nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e un anziano gentiluomo castigliano si appresta, in una Segovia ancora invernale, a ricevere dal suo re una delicata missione diplomatica.

 

I "destini incrociati" di questi tre cavalieri s'intrecceranno, nei mesi successivi, prima sulle o nde inquiete del Mediterraneo e nei sortilegi incantati delle sue isole e poi in un'estenuante cavalcata lungo le piste carovaniere della Via della Seta, alla volta della magica Samarcanda del Signore della Paura, il potente e feroce Tamerlano che a sua volta sta ormai cullando il suo sogno piu folle, la conquista del Celeste Impero.

 

Con l'abilità degli antichi fabbricatori di miti, Franco Cardini trascina il lettore in un'avventura che procede con il ritmo di una fuga nella quale inseguitori e inseguiti si scambiano a vicenda i ruoli: fra mistici sufi, riti sciamanici, misteriosi cammini per i deserti e lungo le vie di sottoterra, paurosi segni premonitori, tigri mangiatrici di uomini e torri di teschi umani. Un racconto popolato di guerrieri spietati e generosi, di antiche leggende, di guide verso l'Aldila; un'epopea di terrore e di sangue attraversata dal rombo degli zoccoli dei cavalli da guerra e pervasa dall'aroma delle spezie piu preziose. Un romanzo che, fedele alla Storia, si concentra tuttavia sui destini degli uomini e sui percorsi misteriosi di cuori lacerati tra l'amore fraterno e il desiderio di vendetta. Al centro di tutto sta per i tre protagonisti la scommessa piu grande, l'unica che conti: la ricerca di se stessi, la sfida ad affrontare il senso profondo della vita.

 

Franco Cardini

 

Consegue la laurea in Lettere presso l'Università di Firenze nel 1966. Assistente ordinario alla cattedra di storia medievale e moderna della facoltà di Magistero dell'Università degli Studi di Firenze, poi professore incaricato di storia medievale nella stessa università e, nel 1985, professore associato e ordinario all'Università di Bari; ottiene nel 1989 la cattedra di Storia medievale a Firenze.

Il campo di studi principale di Cardini è quello della storia delle Crociate, affrontato con studi su scritti cristiani ed arabo-islamici. Cardini ritiene che le crociate non siano state uno scontro di civiltà o guerra di religione, ma un "pellegrinaggio armato" volto a mettere la Terra Santa sotto il controllo politico di singoli potentati cristiani. Tutto questo senza che vi fosse la percezione, da una parte come dall'altra, dell'esistenza di due schieramenti nettamente distinti in funzione delle divisioni religiose: cristiani e musulmani si sono combattuti ma si sono anche alleati a seconda delle convenienze contingenti.

In gioventù è stato iscritto al Movimento Sociale Italiano, alla Giovane Europa, movimento transnazionale fondato da Jean Thriart. Ha preso posizione contro le guerre in Afghanistan (iniziata 2001) e in Iraq (iniziata nel 2003).

Dal luglio 1994 allo stesso mese del 1996 è stato membro del Consiglio d'Amministrazione della RAI. È socio di numerose organizzazioni scientifiche italiane e straniere, ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi studi accademici. Dal 1997 è membro del comitato consultivo del Myfest di Cattolica. È stato direttore editoriale del mensile della Fondazione Federico II di Palermo, L'Euromediterraneo. È stato presidente dell'Associazione culturale Identità Europea.

 

 


       


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