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 Attualità

04 Marzo, 2005
Sarfatti: lettera aperta a Maurizio Martina
Caro Maurizio, l’avvio del confronto per l’elezione del Segretario regionale del PD Lombardia, credo .......

Caro Maurizio,

l’avvio del confronto per l’elezione del Segretario regionale del PD Lombardia, credo che debba avvenire partendo dalla convinzione che si tratta di una tappa iniziale e non finale della costruzione del partito. Il 15 ottobre tutti insieme dovremo definire lo statuto, la carta dei principi, le modalità di funzionamento del PD lombardo, rispettando anche “i numeri” che le elezioni primarie avranno certificato, ma soprattutto cercando di non ripetere gli errori che hanno caratterizzato questa fase del confronto: dipendenza dalle indicazioni romanocentriche, correntismo, prevalere degli apparati sugli elettori. Da questi errori credo che si debba e possano trarre delle indicazioni per il funzionamento del futuro partito e che queste indicazioni debbano essere discusse nelle assemblee che stiamo affrontando.

Per questo ti proporrei:

1) di ridurre al massimo la propaganda di parte, cartacea e non, limitando al massimo le spese (per parte mia il budget che intendo mettere a disposizione della mia candidatura a segretario è di 5000 euro), concentrando tutti gli sforzi nel favorire la partecipazione.

2) Ti propongo di convocare assemblee unitarie con faccia a faccia nostri e di candidati locali e nazionali.

3) Ti propongo perciò di fissare un calendario tematico delle discussioni.

Mi piacerebbe che il primo dei confronti si aprisse proprio sul modello partito. Su come cioè questa esperienza delle primarie si sostanzierà in una organizzazione politica diversa da quelle che l’hanno preceduta. In particolare io propongo:

• che ci si doti di una struttura federale del partito sia nei confronti di Roma sia nei confronti delle realtà locali: non dobbiamo sostituire al romacentrismo il milanocentrismo;

• che entro il 31 /12 si eleggano tutti gli organismi provinciali con lo stesso schema dell’elezione regionale, ma con le liste dei candidati aperte. E’ infatti quella delle liste bloccate una anomalia incomprensibile, tanto più dopo che questa anomalia è stata da noi fortemente criticata rispetto alla legge elettorale nazionale;

• che si creino realtà organizzative autonome dal provinciale per Milano e Brescia città ed in generale per tutti i capoluoghi di provincia. L’entità principale del nuovo partito dovrà essere molto più quella comunale che non quella provinciale;

• che non vi sia nessun criterio territoriale vincolante per l’organizzazione di base: accanto alla struttura comunale, di quartiere, potranno e avranno pari dignità strutture verticali di categoria o tematiche o virtuali;

• che l’iscrizione sia possibile sia a livello territoriale, che alle associazioni tematiche, (anche via internet). L’iscrizione avverrà sulla base di un contratto nel quale all’iscritto dovranno essere evidenziati tutti i suoi specifici diritti . Oltre alle iscrizioni individuali dovremo rendere possibile, con un proprio status, le iscrizioni collettive, di circoli, leghe, associazioni, comitati;.

• che per qualsiasi carica elettiva vi saranno primarie interne e di coalizione. Il PD non parteciperà ad alcuna coalizione in cui non si pratichi il principio delle primarie;

• che si fissi a due mandati (senza soluzione di continuità) il limite per tutti gli incarichi politici ed elettivi. Che questo limite contempli anche i mandati elettivi ottenuti prima della fondazione del partito e che il limite valga anche per incarichi diversi di pari entità (per intenderci chi ha fatto per due mandati consecutivi il consigliere regionale non potrà candidarsi alle elezioni parlamentari);

• che vi sia autonomia degli eletti e dei gruppi consiliari dal PD, come del resto è nel dna della politica italiana di sinistra, prima del leninismo;

• che la platea congressuale sia riconvocata per decisioni significative strategiche o di grande rilevanza ;

• che il referendum sia l’unico strumento per definire scelte etiche o alleanze elettorali;

• che il costo dell’adesione al PD non sia simbolico, perché il PD deve rinunciare a tutti i patrimoni provenienti dai soci fondatori, tanto più se affidati a fondazioni nelle mani della nomenclatura e degli apparati;

• che il PD lombardo abbia organismi dirigenti federali, quindi nessun vice, ( ma un organismo collegiale che tenga conto delle realtà territoriali elette), nessun responsabile di settore (ma responsabili di azione e di campagne), nessun dipendente con incarichi politici (ma volontari). Le risorse economiche derivanti dai rimborsi elettorali per le elezioni regionali e la quota corrispondente delle altre elezioni dovrà essere devoluta sul territorio e non come avviene adesso principalmente trattenuta a Roma. Ciò consentirebbe, tra l’altro, di ridurre il peso degli apparati centrali: in questo senso propongo che il PD lombardo si faccia promotore di una proposta per ridurre i rimborsi dello Stato.

Certo che vorrai rispondermi, non potendoti augurare in bocca al lupo, ti saluto con un abbraccio citando Jim Morrison “A volte il vincitore é semplicemente un sognatore che non ha mai mollato”.

Convinto che entrambi siamo in questa categoria

Riccardo Sarfatti

 


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