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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Il mondo adulto che disastro di V. Andraous
In questa estate di divertimenti gli esami di riparazione fanno capolino, viene da dire “a volte ritornano”, ma forse è meglio richiamare attenzione e sensibilità diverse nel promuovere qualche sano esame di coscienza.

IL MONDO ADULTO CHE DISASTRO....

 

In questa estate di divertimenti gli esami di riparazione fanno capolino, viene da dire “a volte ritornano”, ma forse è meglio richiamare attenzione e sensibilità diverse nel promuovere qualche sano esame di coscienza.

Nonostante il sipario sia calato, è meglio non dare tregua, spazio e possibilità di ritemprarsi a quel maledetto vigliacco a nome bullismo: forse è meglio non concedere vacanza alla mente e al cuore, per tentare di porre rimedio a un disagio relazionale che ci coinvolge tutti.

Forse è il caso di conoscere meglio quel vicolo cieco, dove bulli e vittime recitano la loro parte, dove è semplice andare a sbattere la testa, e diventa assai più difficile rialzarsi, perché non c’è nessuno a cui chiedere aiuto, non c’è nessuno più in là del buio della solitudine, più in là della nostra malcelata fragilità.

Chissà se in questo intervallo almeno per una volta sapremo ripensare a noi adulti, compromessi e stanchi, ma finalmente consapevoli del nostro ruolo e della nostra responsabilità.

Il bullo, la vittima, la scuola: c’è una circolarità, un inseguimento a ritroso, come se ogni violenza  e sofferenza derivassero da una dimensione di apprendimento meccanica, una polarità nell’istruire e educare, dove però non è sufficiente imparare a fare qualcosa con le parole e con i numeri, ma bisogna imparare a vivere comprendendo il valore degli altri,  e  a convivere con chi è diverso da noi, e soprattutto con quanto è sinonimo di regola, perché se anche ci limita, possiede l’irrinunciabile principio della tutela, soprattutto per i più esposti a incassare i colpi bassi dell’arroganza.

Il mondo adulto è l’origine del disastro, la scuola preposta a educare, accogliere, accompagnare, le agenzie educative primarie come la famiglia,  i soliti ignoti che non intendono parlare dei rapporti con i figli, perché significa mettersi in discussione, spazzare via  le giustificazioni, e trovare finalmente il tempo da “buttare via”.

Questa dovrà essere l’estate del coraggio per coloro che dovranno farsi promotori di un nuovo progetto, che comprenda, sì, la trasmissione di conoscenze e capacità intellettuali, ma che non dimentica una strategia formativa delle passioni, affetti, sentimenti, affinché avvenga serenamente l’incontro con le emozioni.

Dibattiti e supervisioni saranno senz’altro interventi importanti per tentare di prevenire ulteriori forme di disagio-bullismo, ma risulteranno sterili se si obietterà con il silenzio a un genitore che insegna al proprio figlio di non ritornare a casa un’altra volta ammaccato, perché ne prenderà delle altre se alla prossima non le darà via per primo, a un altro genitore che ribadisce di non fidarsi mai di nessuno perché tutti ti fregano.

In  questa esaltazione della forza fisica, della sordità verso una socialità che dovrebbe favorire il consolidarsi del rispetto per l’altro, c’è il radicamento di una convinzione grossolanamente errata, così eloquente e pericolosa, da non poter più esser presa sotto gamba: “i giovani distruggono e i più grandi si autodistruggono, mentre gli adulti  così avidi di cose da raggiungere a tutti i costi, se ne stanno da un’altra parte”.

 

Vincenzo Andraous

vincenzo.andraous@cdg.it

pavia 21 agosto 2007

 


       


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