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04 Marzo, 2005
Grande Milano: liberare le rane e l'assessorato all'ambiente
L’assessora Brembilla: «Il giorno in cui non ci sarà più un assessorato preposto vorrà dire che saremo già presenti in maniera trasversale»

Milano, 9 maggio - La segretaria spunta ogni tanto alla porta tra una domanda e l'altra ricordandole l'orario.
È questa custode del tempo, così come viene definita, a scandire il ritmo di una frenetica giornata-tipo di Bruna Brembilla, assessora all'ambiente della Provincia di Milano, una lunghissima esperienza di amministratore in un comune dell'Hinterland milanese, Cesano Boscone, passata dalle beghe dei suoi 25.000 concittadini alle complesse controverse istituzionali. Con lei abbiamo affrontato passato, presente e futuro della gestione di un ambiente così delicato e importante come quella della vastissima area milanese, tra emergenze e opportunità.
Una premessa è d’obbligo. Brembilla è una assessora, e non un assessore, come in precedenza era sindaca con la a: non è un errore di battitura, ma un vezzo che condividiamo e al quale ci adeguiamo molto volentieri. Quindi, assessora.
Assessora esiste, a suo parere, una connessione tra degrado sociale e degrado ambientale?
Il legame è imprescindibile. Avendo amministrato per anni un Comune mi sono resa conto di quanto sia importante indirizzare i propri sforzi verso un recupero che spesso va oltre la riqualificazione di un'area o la pulitura di un parco, ma è anche di tipo sociale. In questo caso è bene far sentire la presenza istituzionale che chiami a raccolta tutte le idee da parte della cittadinanza. Ecco perché sono convinta della necessità prima di un "contenitore" e poi di "contenuti". Lo stesso vale per l'ambiente che già come termine si presta ad una definizione non univoca. Degrado ambientale può voler dire degrado urbano, o architettonico ma che alla fine si trasforma in un deterioramento della stessa qualità della vita.
Lei ha una lunga esperienza amministrativa. Quali differenze ha trovato nel suo operato da sindaco ad assessore provinciale?
La differenza è sostanziale. Ero sindaca in un comune di 25mila abitanti. Lì avevo molto più chiarezza di quello che potevo fare. C'era più concretezza e riesci a realizzare con più facilità gli obiettivi del programma che avevi condiviso con i cittadini. Potevi intervenire sia sull'immediato e sia potendo fare una programmazione a lungo termine. Come assessore provinciale hai la fortuna di promuovere interventi che possono coinvolgere aree estese. Si tratta effettivamente di un ruolo di prestigio che devi "giocarti" quotidianamente perché lavori per una provincia di una città chiamata Milano, ma a differenza di altre città dove le due realtà si sovrappongono, qui il Comune è una cosa mentre la Provincia è decisamente altro. E infatti si parla di governo metropolitano della realtà milanese. Pensi che qualcuno mi ha detto di recente che la precedente Giunta provinciale sembrava più un Comune che una Provincia.
Che realtà ha ereditato dal precedente assessore all'ambiente?
Sono fortunata perché ho ereditato molto poco, quindi qualunque cosa faccia è di più di quello che è stato fatto. D'altra parte però, per lo stesso motivo, bisogna lavorare tantissimo anche perché le aspettative delle amministrazione e della gente sono molte.
Quali sono le maggiori criticità?
Certamente il capitolo energia. Dopo l'esperienza nell'ambito dell'assessorato Tamberi, l'ufficio preposto nello scorso mandato è stato chiuso. Ora abbiamo riorganizzato questo importantissimo strumento diventando vero e proprio ufficio di consulenza energetica per i comuni per affrontare le emergenze di cui leggiamo ogni giorno...
Altri temi che ha dovuto affrontare?
Certamente la questione rifiuti. Era scaduto da tempo il piano rifiuti e nessuno aveva più messo mano alla programmazione della politica sulla filiera e sulla questione dei nuovi impianti. Un altro tema spinoso sarebbe quello della qualità dell'aria, ma in questo caso come Provincia possiamo fare poco visto che tutto è nelle mani della Regione Lombardia che decide col suo Piano e dei Comuni che devono conseguentemente deliberare.
Uno dei suoi fiori all'occhiello è certamente il rilancio del parco agricolo a sud di Milano per il quale avrebbe richiesto al presidente Penati una specifica delega.
Il Parco è una grande opportunità perché, come ha detto il primo maggio il presidente Ciampi che invitava a un ripensamento su come produrre ricchezza e lavoro, noi dobbiamo pensare al turismo e all'ambiente come risorse. Il parco agricolo in questo senso mette assieme natura, arte, con le tra grandi abbazie o i borghi rurali che si trovano all'interno, ma anche i fontanili, il paesaggio agricolo, le oasi. La scommessa è dunque nella valorizzazione di un'area da 47.000 ettari di estensione di cui 35.000 agricoli.
Un nuovo concetto di agricoltura.
Più che agricoltura, oggi dobbiamo parlare di agricolture, al plurale. Dalla produzione al biologico, dall'agriturismo al presidio territoriale per la ciclabilità, ma anche le fattorie didattiche.
Come finanziare questo ambizioso progetto?
Intanto abbiamo stanziato una piccola somma pari a circa 250.000 euro, ma abbiamo investito anche in conto capitale. La Provincia è proprietaria di una parte del castello di Melegnano la cui ristrutturazione è stata di recente finanziata. Certamente è necessario l'intervento dei privati e in particolare degli stessi agricoltori per i quali è necessaria una promozione più forte dei prodotti di qualità del Parco, in particolare riso, mucche da latte e vitelli da carne. Su questo vogliamo lavorare su un marchio di provenienza, su cui abbiamo riscontrato l'interesse della grande distribuzione.
Come intendete promuovere il Parco per farlo conoscere maggiormente ai milanesi?
Guardi, il 29 maggio in corrispondenza con la giornata europea dei parchi, per la prima volta in assoluto apriamo le nostre oasi che sono principalmente Lacchiarella, Rodano, Bareggio, Banzago del Wwf. Presto poi "libereremo" le rane dopo che abbiamo già lanciato un progetto analogo per la cicogna bianca, in collaborazione col comune di Zibido San Giacomo e la Lipu. Le rane sono state reintrodotte invece nelle oasi, in particolare ad Albairate, Lacchiarella e Rodano. Questo tipo di intervento nasce dalla volontà di ricreare le zone umide, importantissime per l'ecosistema. Infine ci sarà in settembre una prima festa del Parco in coincidenza con la festa della semina a Noviglio.
Un'ultima curiosità: è vero che ha dichiarato che in futuro bisognerà abolire l'assessorato all'ambiente?
Certo che l'ho detto. La mia era chiaramente una provocazione, ma è lì che dobbiamo arrivare se si vuole una maggiore tutela di natura e paesaggi. Il giorno in cui non ci sarà più un assessorato preposto vorrà dire che saremo già presenti in maniera trasversale in tutti gli altri assessorati che dovranno decidere prevedendo per ogni intervento una valutazione di impatto ambientale.
 


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