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 Da Crema

04 Marzo, 2005
Cremasco. Scannabue, inaugurazione della rotonda.
Il discorso del presidente Giuseppe Torchio.

Cremasco. Scannabue, inaugurazione della rotonda.

Il discorso del presidente Giuseppe Torchio.

Consegniamo alla comunità e a tutti gli utenti questa nuova rotatoria con un’unica speranza: che possa contribuire a rendere più sicuro il traffico. Non posso nascondere il mio dolore per le tante vittime di incidenti stradali. Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un vero e proprio bollettino di guerra. Ai familiari, ancora una volta, rinnovo il mio sincero cordoglio.

 

Vorrei che si capisse che la Amministrazione provinciale, ma anche i Comuni e la Regione stanno facendo la loro parte perchè questi drammi non abbiamo a ripetersi. Di più sarebbe difficile immaginare. Anche per questa nuova opera abbiamo investito oltre un miliardo delle vecchie lire.

 

Le infrastrutture viarie sono, per gli Enti Locali, la prima voce di spesa, investiamo per le strade più che per ogni altro settore dell’Ente. E la nostra progettualità è guidata proprio dal criterio di garantire la sicurezza. È ingeneroso, quando si verificano episodi gravi colpevolizzare solo le strade. Non riusciremo mai a costruire una strada che azzera il rischio, non esistono auto che guidate in maniera imprudente ed irresponsabile non costituiscono un pericolo.

 

Il fattore umano è davvero elemento cruciale.

 

Penso, infatti, che ancora maggiori responsabilità, rispetto a quelle dirette degli Enti Locali, siano da identificare in quella cultura che si caratterizza per un certo permissivismo ed un eccessivo garantismo che fanno ritenere gli automobilisti padroni delle strade e quasi immuni dalle sanzioni.

 

I rimedi per porre un argine al fenomeno degli incidenti stradali si devono, a nostro parere, basare su due versanti, da una parte quello di una giusta repressione, dall’altra quello di un’intensificazione delle azioni di educazione al rispetto delle regole di circolazione che diviene fondamentale per porre un freno ai sinistri stradali.

 

L’educazione stradale ha quindi una funzione strategica, specie nei confronti dei giovani.

Negli ultimi anni l’Italia ha registrato un tasso di mortalità pari a circa 11 morti ogni 100.000 abitanti, mentre Paesi come Regno Unito e Svezia ne presentano 6. Pertanto un innalzamento del livello di sicurezza stradale in linea con questi Paesi permetterebbe di ridurre di circa la metà il numero dei morti e dei feriti, salvando circa 3.000 vite umane.

 

La Commissione europea ha indicato come obiettivo, da realizzarsi entro il 2010, la riduzione del 40 % del numero dei morti e dei feriti sulle strade. Per l’Italia significa ridurre il numero delle vittime per incidenti stradali di 2.700 morti e di 110.000 feriti ogni anno.

 

Per raggiungere questi obiettivi occorre, innanzitutto, riuscire a creare una “nuova cultura della sicurezza stradale”, sollecitare la partecipazione diretta alla costruzione di una mobilità sicura e sostenibile. È un traguardo che, da sole,  le Amministrazioni non possono raggiungere.

La sfida può essere vinta solo con la collaborazione dei cittadini.

Costruire una cultura di vita più sicura è tema che riguarda tutti, è un obiettivo che potrà essere raggiunto solo attraverso una collaborazione attiva dell’intero sistema della Pubblica Amministrazione e di questo con i cittadini.

 

Non è un caso che i Paesi con i più elevati livelli di sicurezza sulle strade sono anche quelli che impegnano maggiori risorse per la tutela ambientale e per lo sviluppo sostenibile e soprattutto sono anche i Paesi dove il compito di migliorare la sicurezza è percepito come un impegno comune di tutta la collettività.

 

Scannabue  luglio 2007.

 


       


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