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 Sociale

04 Marzo, 2005
Ancora in troppi a morire di lavoro
I dati sono dell'Ilo che ha presentato il Rapporto per la giornata mondiale 2005: circa 270 mln le vittime di incidenti non mortali -

Ancora in troppi a morire di lavoro

I dati sono dell'Ilo che ha presentato il Rapporto per la giornata mondiale 2005: circa 270 mln le vittime di incidenti non mortali - L'ufficio ha anche rilanciato l'allarme sulle malattie professionali (l'amianto, da solo, è responsabile di 100.000 decessi l'anno)

Ogni anno, nel mondo, muoiono per cause di lavoro circa 2,2 milioni di persone, mentre circa 270 milioni di lavoratori restano vittima di incidenti non mortali. I dati sono dell'Ilo (l'ufficio internazionale del lavoro), che ha presentato il Rapporto per la giornata mondiale 2005 per la sicurezza e la salute sul lavoro, rilanciando soprattutto l'allarme sulle malattie professionali.

Su circa 2,2 milioni di morti l'anno nel mondo, infatti, si calcola che 350.000 siano dovute ad infortuni, mentre oltre 1,7 milioni siano da imputarsi a malattie professionali (l'amianto da solo è responsabile di circa 100.000 morti l'anno). La maggior parte degli infortuni mortali stimati dall'Ilo si verificano in Cina (circa 90.000), in altri Paesi dell'Asia (76.866) e in India (40.133), mentre nei Paesi ad economia di mercato gli infortuni mortali stimati sono 15.876 l'anno.

Se si considera la percentuale di infortuni mortali ogni 100.000 lavoratori, il dato sfiora i cinque casi nei Paesi ad economia di mercato, raggiunge i dieci in Cina e in India, supera i 12 nei Paesi ex socialisti e i 20 casi nell'Africa sub sahariana e nelle altre parti dell'Asia.

Uno dei settori più a rischio per gli infortuni è quello delle costruzioni (60.000 incidenti mortali nel mondo sui 355.000 complessivi).

Secondo l'Ilo, nonostante il settore impieghi nei Paesi industrializzati una percentuale sulla forza lavoro in media variabile tra il 6% e il 10% degli occupati complessivi, la percentuale degli infortuni mortali può raggiungere percentuali del 25-40% sul totale. Questi lavoratori sono particolarmente esposti, oltre agli incidenti mortali, a malattie professionali quali quelle legate all'amianto e alle patologie muscolo scheletriche.

Secondo l'Ufficio internazionale del lavoro, i giovani hanno maggiori probabilità di restare vittima di infortuni seri non mortali rispetto ai più anziani (il tasso degli infortuni della fascia dei lavoratori tra i 18 e i 24 anni nell'Unione europea è del 50% più elevato rispetto alle altre categorie), ma i lavoratori anziani rischiano di più di essere vittime di incidenti mortali.

Al crescere dell'età – sottolinea l'Ilo – infatti, diminuisce la forza muscolare, la capacità visiva e l'udito, con l'aumento quindi del rischio di incidente in assenza di controlli adeguati sulla salute e la sicurezza.

"In tutto il mondo – si legge nel Rapporto – gli infortuni e le malattie connessi al lavoro hanno costi umani e economici enormi. è stato stimato che la perdita di Pil globale conseguente a decessi, infortuni e malattie legati al lavoro è circa 20 volte maggiore degli aiuti ufficiali allo sviluppo. Se i costi economici sono molto elevati (il 4% del Pil mondiale la perdita attribuibile ai costi generati da incidenti, decessi e malattie legate al lavoro), il costo umano è incalcolabile".

 

 

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L'Anmil: l'incauto ottimismo diffuso potrebbe generare molti danni

L'Anmil non condivide "l'ottimismo" diffuso recentemente sui dati sugli infortuni sul lavoro e sottolinea che gli incidenti mortali l'anno scorso sono cresciuti. «Non comprendo il senso dell'ottimismo che si vuole diffondere sui dati afferma il presidente dell'associazione, Pietro Mercandelli, ed è legittimo dubitare che si tratti di un atteggiamento strumentale rispetto al conseguimento di obiettivi di altro genere, per esempio con riferimento alla riduzione dei premi assicurativi versati dalle aziende o al varo del nuovo testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro».

Si tratta, secondo l'Anmil, di un "incauto ottimismo" che "potrebbe costare molte vite umane in futuro, mentre già per il 2004 si dovrebbe parlare non di calo degli infortuni mortali, ma piuttosto di aumento".

«Le cifre provvisorie del 2004 – dice Mercandelli – sono state comparate con quelle già consolidate relative al 2003 e quindi un confronto tra dati disomogenei. In realtà, siamo di fronte ad una inversione di tendenza con una quasi certa recrudescenza di morti sul lavoro».

Negli ultimi anni i dati definitivi hanno superato di circa 100 morti quelli provvisori sulle morti bianche. «Il dato provvisorio del 2004 risulta molto più elevato (89 morti) rispetto al corrispondente dato del 2003 prosegue Mercandelli e appare realistico ritenere, sulla base del trend storico di consolidamento, che col passare dei mesi saranno abbondantemente superati i 1418 morti registrati nel 2003».

«Nessuno ha invece evidenziato – conclude – che in Italia, tra il febbraio 2004 e il gennaio 2005, le malattie professionali sono aumentate dell'8,2% rispetto all'anno precedente (da 23.933 a 25.895), oppure che i dati più recenti forniti da Eurostat ci mettono al terzo posto per casi mortali tra lavoratori minori di 18 anni con un un tasso standardizzato del 4,6 rispetto all'1,9 della media europea» (nel 2001 eravamo al primo posto con l'8,3).

 

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Sicurezza: in agricoltura tendenza incoraggiante

Gli infortuni mortali sul lavoro in Italia diminuiscono, ma sfiorano ancora la media di quattro casi al giorno: secondo i dati diffusi dall'Inail in occasione della giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, nel 2004 gli incidenti sul lavoro hanno raggiunto complessivamente quota 938.613 casi (-1,4% sul 2003), con circa 1.400 casi mortali (-1,3% rispetto ai 1.418 registrati nel 2003).

Il dato è ancora provvisorio – precisa l'Inail – perché nel calcolo devono essere compresi i decessi avvenuti entro 180 giorni dalla data dell'infortunio. L'Inail segnala che tra il 2001 e il 2004 si è registrata una flessione degli incidenti mortali dell'8% (erano 1.531 i casi mortali nel 2001), un dato che risulta ancora più consistente (il 12% circa), se si considera la percentuale dei casi mortali rispetto all'occupazione (cresciuta in questi quattro anni di circa 890.000 unità, +4,1%). Su 938.613 incidenti complessivi verificatisi nel 2004, 869.578 sono stati registrati nell'industria e nei servizi (-1,3% sul 2003) e 69.035 in agricoltura (-3,4% sul 2003). Nel quadriennio, il calo degli infortuni complessivo è stato pari al 6,2% (circa il 10%, se si considera l'aumento dell'occupazione). Ogni anno quindi, escludendo gli infortuni in itinere, si verificano circa 35 infortuni ogni 1.000 addetti, con una frequenza più elevata in Umbria (52,59 ogni 1.000 lavoratori), in Friuli (47,78) e in Emilia Romagna (47,05); e più bassa nel Lazio (22,82), in Campania (23,27), ma anche in Lombardia (30,75), nonostante questa regione abbia il primo posto per numero assoluto di incidenti (158.328). Se si considerano i tassi standardizzati sugli incidenti, l'Italia è leggermente al di sotto della media dell'Unione europea, con 3.387 infortuni l'anno ogni 100.000 lavoratori (3.536 la media Ue a 15).

«è positivo che l'agricoltura risulti anche nel 2004 il settore dove si registra la maggiore riduzione percentuale degli infortuni (-3,4%), a conferma di un trend positivo che ha portato negli ultimi cinque anni ad calo record del 30%". è quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, nel commentare i dati Ilo – Inail che evidenziano una tendenza incoraggiante in agricoltura dove, peraltro, nel 2004 sono aumentate di ben il 2,6% le unità di lavoro dipendente.

Nel 2004 in agricoltura, secondo l'Inail, si sono verificati 69.035 infortuni sul lavoro, con una riduzione rispetto all'anno precedente del 3,4%, mentre il calo complessivamente è stato pari all'1,4%. Grazie al prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – precisa la Coldiretti – si è giunti a rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni.

Ancora in troppi a morire di lavoro

I dati sono dell'Ilo che ha presentato il Rapporto per la giornata mondiale 2005: circa 270 mln le vittime di incidenti non mortali - L'ufficio ha anche rilanciato l'allarme sulle malattie professionali (l'amianto, da solo, è responsabile di 100.000 decessi l'anno)

Ogni anno, nel mondo, muoiono per cause di lavoro circa 2,2 milioni di persone, mentre circa 270 milioni di lavoratori restano vittima di incidenti non mortali. I dati sono dell'Ilo (l'ufficio internazionale del lavoro), che ha presentato il Rapporto per la giornata mondiale 2005 per la sicurezza e la salute sul lavoro, rilanciando soprattutto l'allarme sulle malattie professionali.

Su circa 2,2 milioni di morti l'anno nel mondo, infatti, si calcola che 350.000 siano dovute ad infortuni, mentre oltre 1,7 milioni siano da imputarsi a malattie professionali (l'amianto da solo è responsabile di circa 100.000 morti l'anno). La maggior parte degli infortuni mortali stimati dall'Ilo si verificano in Cina (circa 90.000), in altri Paesi dell'Asia (76.866) e in India (40.133), mentre nei Paesi ad economia di mercato gli infortuni mortali stimati sono 15.876 l'anno.

Se si considera la percentuale di infortuni mortali ogni 100.000 lavoratori, il dato sfiora i cinque casi nei Paesi ad economia di mercato, raggiunge i dieci in Cina e in India, supera i 12 nei Paesi ex socialisti e i 20 casi nell'Africa sub sahariana e nelle altre parti dell'Asia.

Uno dei settori più a rischio per gli infortuni è quello delle costruzioni (60.000 incidenti mortali nel mondo sui 355.000 complessivi).

Secondo l'Ilo, nonostante il settore impieghi nei Paesi industrializzati una percentuale sulla forza lavoro in media variabile tra il 6% e il 10% degli occupati complessivi, la percentuale degli infortuni mortali può raggiungere percentuali del 25-40% sul totale. Questi lavoratori sono particolarmente esposti, oltre agli incidenti mortali, a malattie professionali quali quelle legate all'amianto e alle patologie muscolo scheletriche.

Secondo l'Ufficio internazionale del lavoro, i giovani hanno maggiori probabilità di restare vittima di infortuni seri non mortali rispetto ai più anziani (il tasso degli infortuni della fascia dei lavoratori tra i 18 e i 24 anni nell'Unione europea è del 50% più elevato rispetto alle altre categorie), ma i lavoratori anziani rischiano di più di essere vittime di incidenti mortali.

Al crescere dell'età – sottolinea l'Ilo – infatti, diminuisce la forza muscolare, la capacità visiva e l'udito, con l'aumento quindi del rischio di incidente in assenza di controlli adeguati sulla salute e la sicurezza.

"In tutto il mondo – si legge nel Rapporto – gli infortuni e le malattie connessi al lavoro hanno costi umani e economici enormi. è stato stimato che la perdita di Pil globale conseguente a decessi, infortuni e malattie legati al lavoro è circa 20 volte maggiore degli aiuti ufficiali allo sviluppo. Se i costi economici sono molto elevati (il 4% del Pil mondiale la perdita attribuibile ai costi generati da incidenti, decessi e malattie legate al lavoro), il costo umano è incalcolabile".

 

 

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L'Anmil: l'incauto ottimismo diffuso potrebbe generare molti danni

L'Anmil non condivide "l'ottimismo" diffuso recentemente sui dati sugli infortuni sul lavoro e sottolinea che gli incidenti mortali l'anno scorso sono cresciuti. «Non comprendo il senso dell'ottimismo che si vuole diffondere sui dati afferma il presidente dell'associazione, Pietro Mercandelli, ed è legittimo dubitare che si tratti di un atteggiamento strumentale rispetto al conseguimento di obiettivi di altro genere, per esempio con riferimento alla riduzione dei premi assicurativi versati dalle aziende o al varo del nuovo testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro».

Si tratta, secondo l'Anmil, di un "incauto ottimismo" che "potrebbe costare molte vite umane in futuro, mentre già per il 2004 si dovrebbe parlare non di calo degli infortuni mortali, ma piuttosto di aumento".

«Le cifre provvisorie del 2004 – dice Mercandelli – sono state comparate con quelle già consolidate relative al 2003 e quindi un confronto tra dati disomogenei. In realtà, siamo di fronte ad una inversione di tendenza con una quasi certa recrudescenza di morti sul lavoro».

Negli ultimi anni i dati definitivi hanno superato di circa 100 morti quelli provvisori sulle morti bianche. «Il dato provvisorio del 2004 risulta molto più elevato (89 morti) rispetto al corrispondente dato del 2003 prosegue Mercandelli e appare realistico ritenere, sulla base del trend storico di consolidamento, che col passare dei mesi saranno abbondantemente superati i 1418 morti registrati nel 2003».

«Nessuno ha invece evidenziato – conclude – che in Italia, tra il febbraio 2004 e il gennaio 2005, le malattie professionali sono aumentate dell'8,2% rispetto all'anno precedente (da 23.933 a 25.895), oppure che i dati più recenti forniti da Eurostat ci mettono al terzo posto per casi mortali tra lavoratori minori di 18 anni con un un tasso standardizzato del 4,6 rispetto all'1,9 della media europea» (nel 2001 eravamo al primo posto con l'8,3).

 

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Sicurezza: in agricoltura tendenza incoraggiante

Gli infortuni mortali sul lavoro in Italia diminuiscono, ma sfiorano ancora la media di quattro casi al giorno: secondo i dati diffusi dall'Inail in occasione della giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, nel 2004 gli incidenti sul lavoro hanno raggiunto complessivamente quota 938.613 casi (-1,4% sul 2003), con circa 1.400 casi mortali (-1,3% rispetto ai 1.418 registrati nel 2003).

Il dato è ancora provvisorio – precisa l'Inail – perché nel calcolo devono essere compresi i decessi avvenuti entro 180 giorni dalla data dell'infortunio. L'Inail segnala che tra il 2001 e il 2004 si è registrata una flessione degli incidenti mortali dell'8% (erano 1.531 i casi mortali nel 2001), un dato che risulta ancora più consistente (il 12% circa), se si considera la percentuale dei casi mortali rispetto all'occupazione (cresciuta in questi quattro anni di circa 890.000 unità, +4,1%). Su 938.613 incidenti complessivi verificatisi nel 2004, 869.578 sono stati registrati nell'industria e nei servizi (-1,3% sul 2003) e 69.035 in agricoltura (-3,4% sul 2003). Nel quadriennio, il calo degli infortuni complessivo è stato pari al 6,2% (circa il 10%, se si considera l'aumento dell'occupazione). Ogni anno quindi, escludendo gli infortuni in itinere, si verificano circa 35 infortuni ogni 1.000 addetti, con una frequenza più elevata in Umbria (52,59 ogni 1.000 lavoratori), in Friuli (47,78) e in Emilia Romagna (47,05); e più bassa nel Lazio (22,82), in Campania (23,27), ma anche in Lombardia (30,75), nonostante questa regione abbia il primo posto per numero assoluto di incidenti (158.328). Se si considerano i tassi standardizzati sugli incidenti, l'Italia è leggermente al di sotto della media dell'Unione europea, con 3.387 infortuni l'anno ogni 100.000 lavoratori (3.536 la media Ue a 15).

«è positivo che l'agricoltura risulti anche nel 2004 il settore dove si registra la maggiore riduzione percentuale degli infortuni (-3,4%), a conferma di un trend positivo che ha portato negli ultimi cinque anni ad calo record del 30%". è quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, nel commentare i dati Ilo – Inail che evidenziano una tendenza incoraggiante in agricoltura dove, peraltro, nel 2004 sono aumentate di ben il 2,6% le unità di lavoro dipendente.

Nel 2004 in agricoltura, secondo l'Inail, si sono verificati 69.035 infortuni sul lavoro, con una riduzione rispetto all'anno precedente del 3,4%, mentre il calo complessivamente è stato pari all'1,4%. Grazie al prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – precisa la Coldiretti – si è giunti a rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni.

 


       


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