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 Da Milano2

04 Marzo, 2005
Milano,Marzabotto:L'eccidio,il processo, la sentenza.
In particolare interverranno all'incontro Luigi Borgomaneri - Storico della Resistenza, Laura Wronoska Fabbri - partigiana, Raffaele De Grada - critico d'arte

Vi invitiamo a partecipare all'incontro "MARZABOTTO: L'ECCIDIO - IL PROCESSO - LA SENTENZA" -   organizzato dal Coordinamento delle Sez. ANPI di Zona 5 di Milano (ANPI “Martiri di Viale Tibaldi”, ANPI “Vigentina”, ANPI “Stadera”)  in collaborazione con l'Associazione la Conta, che ci sarà  alle ore 21,00 di lunedì 23 aprile 2007, presso la sala "Walter Tobagi" del Consiglio di Zona 5 in Via Tibaldi 41 a Milano, come meglio indicato nella copia del volantino che riportiamo di seguito.
 
In particolare interverranno all'incontro Luigi Borgomaneri - Storico della Resistenza, Laura Wronoska Fabbri - partigiana,  Raffaele De Grada - critico d'arte - Comandante Partigiano e Giovanni Ferrari - Presidente del Consiglio di Zona 5 a Milano, che ci parleranno di quello che è stato l'eccidio, il processo  e la recente sentenza di Marzabotto.
 

 

La strage di Marzabotto del 29 settembre 1944 fu la tragica tappa finale di una «marcia della morte» che era iniziata in Versilia. L'esercito alleato indugiava davanti alla Linea Gotica e il maresciallo Albert Kesserling, per proteggersi dall'«incubo» dei partigiani, aveva ordinato di fare «terra bruciata» alle sue spalle.

Kesserling fu il mandante di una strage che nessun'altra superò per dimensioni e per ferocia e che assunse simbolicamente il nome di Marzabotto anche se i paesi colpiti furono molti di più.

L'esecutore si chiamava Walter Reder. Era un maggiore delle SS soprannominato «il monco» perché aveva lasciato l'avambraccio sinistro a Charkov, sul fronte orientale. Kesserling lo aveva scelto perché considerato uno «specialista» in materia.

Al comando del 16° Panzergrenadier «Reichsfuhrer», il «monco» iniziò il 12 agosto una marcia che lo porterà dalla Versilia alla Lunigiana e al Bolognese lasciando dietro di sé una scia insanguinata di tremila corpi straziati: uomini, donne, vecchi e bambini.

In Lunigiana si erano uniti alle SS anche elementi delle Brigate nere di Carrara e, con l'aiuto dei collaborazionisti in camicia nera, Reder continuò a seminare morte. Gragnola, Monzone, Santa Lucia, Vinca: fu un susseguirsi di stragi immotivate. Nella zona non c'erano partigiani: lo dirà anche la sentenza di condanna di Reder: «Non c'erano combattenti. Nei dirupi intorno al paese c'era soltanto povera gente terrorizzata...».

A fine settembre il «monco» si spinse in Emilia ai piedi del monte Sole dove si trovava la brigata partigiana «Stella Rossa». Per tre giorni, a Marzabotto, Grizzana e Vado di Monzuno, Reder compì la più tremenda delle sue rappresaglie. In località Caviglia i nazisti irruppero nella chiesa dove don Ubaldo Marchioni aveva radunato i fedeli per recitare il rosario. Furono tutti sterminati a colpi di mitraglia e bombe a mano.

Nella frazione di Castellano fu uccisa una donna coi suoi sette figli, a Tagliadazza furono fucilati undici donne e otto bambini, a Caprara vennero rastrellati e uccisi 108 abitanti compresa l'intera famiglia di Antonio Tonelli (15 componenti di cui 10 bambini).

A Marzabotto furono anche distrutti 800 appartamenti, una cartiera, un risificio, quindici strade, sette ponti, cinque scuole, undici cimiteri, nove chiese e cinque oratori. Infine, la morte nascosta: prima di andarsene Reder fece disseminare il territorio di mine che continuarono a uccidere fino al 1966 altre 55 persone. Complessivamente, le vittime di Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno furono 1.830. Fra i caduti, 95 avevano meno di sedici anni, 110 ne avevano meno di dieci, 22 meno di due anni, 8 di un anno e quindici meno di un anno. Il più giovane si chiamava Walter Cardi: era nato da due settimane.

 

La sentenza

Marzabotto (Bologna), 6 aprile 2007 -  Il tribunale della Spezia ha posto una parola definitiva sull'eccidio di 880 civili che si consumò nel settembre del 1944 sulle montagne bolognesi, intorno a Marzabotto.

Non fu una 'semplice' rappresaglia nazista. Fu una strage, premeditata, pianificata, scientificamente eseguita. Il tribunale ha depositato ieri la sentenza dopo che a gennaio era arrivata la condanna per dieci dei 17 imputati, appartenenti alla 16/a divisione Reichsfuhrer che, agli ordini del maggiore Walter Reder, attuarono tutti gli eccidi tra la Toscana e l'Emilia-Romagna durante la ritirata del terrore del 1944.

In 195 pagine il tribunale presieduto da Vincenzo Santoro ricostruisce nei particolari ognuno dei 113 episodi, passati alla storia come l'eccidio di Marzabotto che, si legge nella sentenza ''fu freddamente pianificato a tavolino, sulla base della arbitraria e ingiusta equiparazione tra civili e partigiani. Le violenze sui civili inermi iniziarono ben prima che i partigiani della Stella Rossa accennassero una pur minima resistenza. Quale 'necessita'' vi era di sterminare i vecchi, gli invalidi e i bambini più piccoli? La furia nazista non opero' alcuna distinzione tra le persone. Gli ordini impartiti erano chiari: uccidere tutti e distruggere tutto''.

La sentenza ha disposto anche un risarcimento, per oltre 12 milioni, per i familiari delle vittime. Che non sono ripagati pero' per l'oltre mezzo secolo di attesa, prima che nel 1994 venisse aperto 'l'armadio della vergogna' di Palazzo Celsi che ha reso possibile il processo della Spezia.

Una sentenza che toglie ogni possibile rimorso, ogni velleità di revisionismo sulla strage di Marzabotto. E' questo il commento dei familiari delle vittime alle motivazioni della sentenza del tribunale della Spezia. ''Non possiamo certo essere soddisfatti - ha detto il rappresentante dei familiari Valter Cardi - perché nessuna sentenza puo' riportare in vita i morti. Ma si fa piena luce su quegli episodi: una strage pianificata che aveva l'obiettivo di distruggere la vita su quei territori e che non fu innescata da una reazione partigiana''.

 

Vi siamo grati se vorrete dare diffusione elettronica all'iniziativa di cui sopra e/o diffondere la stessa a più persone possibile. Vi ringraziamo in  anticipo.

 

Ciao,

 

Associazione  "La Conta"

  

A.N.P.I di Zona 5

Sezioni Vigentina - Martiri di Via Tibaldi - Stadera

 

ORGANIZZANO

 

Lunedì 23 aprile 2007 ore 21,00

 

alla Sala “W. TOBAGI”del Consiglio di Zona 5

in Via Tibaldi 41 a Milano 

 

 

UN incontro su:

 

MARZABOTTO:

L’ECCIDIO - IL PROCESSO - LA SENTENZA

 

Interverranno:

 

LUIGI BORGOMANERI

Storico della Resistenza

 

LAURA WRONOSKA FABBRI

Partigiana

 

RAFFAELE DE GRADA

Partigiano

 

 

GIOVANNI FERRARI

Presidente del Consiglio di Zona 5

 

 

LA CITTADINANZA E’ INVITATA

 

DOPO LA CONFERENZA I PARTECIPANTI, IN CORTEO, PORTERANNO LA CORONA DELL’ANPI ALLA LAPIDE DEI MARTIRI DI VIA TIBALDI

 

L’incontro è realizzato in collaborazione con l’Associazione La Conta

 

Info: Coord. Sezioni ANPI di Zona 5 – Via Ripamonti  27 – Milano

 


       


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