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 Dall' Italia

04 Marzo, 2005
L'autostrada dei boss
Un'inchiesta della Direzione antimafia ha portato all'arresto di 12 persone tra imprenditori e camorristi. Una cupola che condizionava i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. E che imponeva materiali di scarsa qualità

Le mani della camorra sui lavori della Salerno Reggio-Calabria. È una cupola malavitosa, fatta di camorristi e imprenditori compiacenti, capace di condizionare le imprese impegnate nei lavori di ampliamento e ammodernamento della A3, obbligandole a utilizzare materiali di scarsa qualità, quella decapitata da un'operazione scaturita da un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Dodici, tra cammoristi e imprenditori, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Salerno, mentre una tredicesima persona è sfuggita all'arresto. L'inchiesta della Dda ha preso di mira i lavori in corso sulla A3 nei tratti compresi tra Salerno e Campagna e tra Napoli e Salerno per la realizzazione degli svincoli di Castellammare di Stabia (Napoli) e Scafati (Salerno) e dei caselli di Nocera Inferiore e Cava dei Tirreni. La campionatura di ponteggi e asfalti sono ora al vaglio delle perizie che dovranno stabilire se siano state rispettate le norme di sicurezza.
Le indagini avviate anche a seguito delle ripetute denunce dei sindacati, in particolare della Feneal Uil provinciale e della Cgil, hanno consentito di accertare anche una serie di reati che vanno dalla truffa alla falsità di atti pubblici, alla frode continuata e aggravata nelle pubbliche forniture. Il blitz di Carabinieri e Guardia di Finanza è scattato all'alba di ieri. A finire in carcere con l'accusa di associazione per delinquere mafiosa alcuni esponenti di vertice del clan Cesarano, affiliati al clan Pecoraro, e alcuni imprenditori, ritenuti dagli inquirenti collusi con le organizzazioni criminali.
Le indagini hanno accertato come i clan avessero creato una struttura operativa autonoma per poter dare maggiore forza all'attività criminale nei cantieri con l'obbligo per le imprese di utilizzare materiali di scarsa qualità. Nel corso della conferenza svoltasi nella sede della Procura della Repubblica del Tribunale di Salerno è stato ribadito che nella vicenda non è implicata l'Anas.
«La sistematica capacità di penetrazione della criminalità organizzata negli appalti pubblici - denuncia Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania - da anni denunciata nei nostri annuali rapporti sull'ecomafia evidenzia il rischio elevato che la stagione della infrastrutturazione, che tutti auspicano per il Salernitano, si tradurrebbe in una grande operazione di riciclaggio di denaro sporco e in un rafforzamento della camorra sull'intero territorio». In gioco per Legambiente non ci sono solo gli appalti: l'altro fronte del business sui lavori autostradali riguarda il settore cave. «Attraverso le attività estrattive – riprende Buonomo - si può realizzare il maggior margine di guadagno sull'intera operazione della terza corsia. Con interesse, diretto o trasversale, della camorra. Basta vedere quelle montagne con i buchi nel verde della piana del Sele per rendersi conto del disastro ambientale, ma anche di come le imprese abbiano macinato danaro più delle pietre che fornivano ai lavori autostradali. La camorra e il degrado ambientale, come sempre, vanno a braccetto».

Fonte: La Nuova Ecologia

 


       


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