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 Sociale

04 Marzo, 2005
Il mercato del lavoro lodigiano e i fabbisogni delle imprese
In un booklet della Camera di Commercio di Lodi l’approfondimento dei risultati Excelsior

In uno scenario di mercato sempre più competitivo, il lavoro sta diventando un fattore qualificante oltre che imprescindibile. Lo conferma l’analisi espressa dal booklet realizzato dalla Camera di Commercio di Lodi, riservato all’ approfondimento dei risultati Excelsior 2006, l’indagine condotta dal sistema camerale e alla quale partecipa l’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Lodi.

La pubblicazione, realizzata con la collaborazione del Gruppo Clas (società di ricerca che da  anni supporta il sistema camerale sulle tematiche del mercato del lavoro e l’analisi dei dati Excelsior), mette in evidenza le dinamiche in atto sul territorio nella domanda di professioni, sia quella aggiuntiva allo stock esistente, sia, almeno in parte, quella di ricambio (per motivi diversi) della manodopera occupata.

L’opera, è stata concepita dall’ente camerale principalmente con l’ occhio rivolto al mondo della scuola e agli operatori della formazione e dell’orientamento scolastico e fornisce informazioni e dettagli di assoluto interesse sugli elementi-chiave che investono l’evoluzione dei fabbisogni occupazionali e formativi, espressi dai diversi settori dell’industria e dei servizi in provincia di Lodi.

La Camera di Commercio collabora  con gli istituti scolastici del territorio attraverso attività di orientamento dei percorsi  formativi, corsi esplicativi, ospitando stagisti e iniziative di alternanza scuola-lavoro. Il volume - in tutto una quaranta pagine che mettono sotto il riflettore le caratteristiche richieste dagli imprenditori con riferimento al personale che hanno programmato di assumere - è stato concepito e realizzato al fine di fornire non solo una lettura approfondita dei risultati dei locali dell’indagine. ma di dare una chiave di  utilizzo degli stessi, mirato al  mondo della scuola e degli studenti.

Dai dati elaborati  emerge  l’immagine di un territorio in movimento (sia pure lento), protesto verso le nuove opportunità dell’economia, e tuttavia con i piedi ben piantati a terra, alla ricerca di una nuova logica industriale.

In questo processo, la variabile occupazionale riveste un’importanza cruciale, come dimostra la disaggregazione delle diverse componenti del dato per “aree formative”: economico-amministrativa, elettromeccanica, edile, turistico-alberghiera, estetica e cura della persona.

La pubblicazione ricostruisce organicamente lo scenario della domanda di lavoro in provincia di Lodi e illustra nel dettaglio le opportunità occupazionali offerte dalle imprese industriali e terziarie, fornendo indicazioni sia a coloro che stanno ultimando gli studi e sono prossimi ad affacciarsi al mondo del lavoro, sia a coloro che si apprestano a decidere il percorso di studi da intraprendere. Dalle informazioni possono ricavare indicazioni utili anche coloro che si occupano di orientamento e di raccordare il mondo della scuola e quello del lavoro.

I dati contenuti nel volume non considerano le assunzioni pianificate dalla Pubblica Amministrazione e da enti non-profit, né quelle del settore agricolo, inoltre non comprendono previsioni di assunzioni stagionali.

Il livello di occupazione nella provincia di Lodi è più basso di quello medio regionale, ma decisamente più elevato di quello nazionale: il 63 per cento della popolazione lodigiana con età compresa tra i 15 e i 64 anni risulta occupata, a fronte del 65,5 per cento della media regionale. Lo stock di posti di lavoro (sia alle dipendenze che in forma autonoma) è inferiore rispetto alle altre province lombarde. Al contempo però, il tasso di disoccupazione (che misura il rapporto tra le persone in cerca di lavoro e la popolazione attiva) è più basso di quello medio regionale ed è sostanzialmente pari alla metà di quello nazionale.

Secondo i ricercatori di Clas, nel contesto lodigiano trovare un impiego dovrebbe quindi essere più semplice.

                       

Pur presentando una performance positiva, il mercato del lavoro lodigiano resta una realtà di dimensioni contenute: 1900 le assunzioni programmate in un anno nelle industrie e nelle attività dei servizi. Il quadro generale negli ultimi anni resta caratterizzato dalla stabilità, con variazioni non molto marcate fra un anno e l’altro.

Delle assunzioni previste per il 2006, quasi il 30 per cento (560) proviene dal terziario avanzato (trasporti, credito, assicurazioni, servizi alle imprese), che attualmente caratterizza l’economia provinciale.

Le attività del “terziario moderno” tendono a prevalere in termini di domanda di lavoro su quelle di tipo tradizionale (commercio al dettaglio e all’ingrosso, attività alberghi, di ristorazione e somministrazione).

Nell’industria, il fabbisogno più consistente (310 assunzioni pari al 19 per cento del totale) proviene dal settore manifatturiero (chimica, meccanica, elettronica eccetera). A breve distanza seguono l’edilizia e la lavorazione dei metalli, rispettivamente con 220 e 160 assunzioni. Decisamente contenute le assunzioni delle industrie alimentari, del tessile-abbigliamento, del legno, della carta e stampa.

A questi dati si aggiungono quelli senz’altro tra i più importanti e che coinvolgono gli orientamenti della scuola e che riguardano il livello di formazione. I giovani in possesso di diploma di scuola media superiore o di una qualifica professionale sembrano avere maggiori possibilità d’essere assunti dalle imprese lodigiane. A 1.420 dei 1.900 assunti programmati, le imprese chiedono una formazione di questo livello. Una situazione ben diversa da quella che si rileva in media sul territorio lombardo, dove la quota di assunzione per cui è richiesto un diploma o una qualifica professionale è più bassa, pari al 68 per cento delle entrate totali.

La richiesta di laureati incide nel lodigiano per il 15 per cento sulle assunzioni totali. Lieve l’aumento per queste richieste. Rispetto al periodo 2003-2005, l’incremento delle assunzioni programmate di laureati sale dal 7,3 per cento al 7,9%, con una dinamica espansiva in termini assoluti di 10 unità.

Dalla pubblicazione (“Fabbisogni professionali e formativi in provincia di Lodi”) emerge comunque la tendenza delle imprese lodigiane a richiedere un livello di istruzione più elevato per i propri assunti. Fra il 2003 e il 2005, la quota di assunzione della scuola dell’obbligo era del 26 per cento, mentre nel 2006 è scesa al 16 per cento.

 

Camera di Commercio di Lodi – Ufficio Comunicazione & Stampa 


       


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