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 Da Cremona

04 Marzo, 2005
Cremona: No a cave «mascherate», fuori piano


Respingere progetti di escavazione del territorio, finalizzati alla commercializzazione di sabbia e ghiaia, in qualsiasi veste siano presentati, che non siano contenuti nel Piano Cave. L'indirizzo politico alla Provincia di Cremona, formulato dalla Commissione Ambiente all'interno di una mozione, ha raccolto il favore del Consiglio Provinciale a maggioranza. 25 i votanti: 18 favorevoli, 7 astenuti: Ancorotti, Benelli, Fontanella, Mazzocco Poli, Redegalli e Rusca).
Il Consigliere  Andrea Ladina, nel presentare la mozione al Consiglio, nella seduta del 12 luglio, ha ricordato che: "negli ultimi anni sono stati presentati in Provincia diversi progetti di escavazione con commercializzazione di sabbia e ghiaia, finalizzati a presunte sistemazioni agroambientali, a laminazioni, a realizzazioni di laghetti di pesca…". In particolare, la Commissione Ambiente nella riunione del 22 giugno 2006 ha preso in considerazione un progetto presentato da privati nel comune di Castelvisconti per la realizzazione di un laghetto per la pesca. Si legge quindi nella mozione: "I tecnici del Settore Ambiente si sono espressi criticamente rispetto a questa tipologia di trasformazione e di manomissione dell'ambiente che risultano essere, nel concreto, nient'altro che cave vere e proprie 'mascherate' da obiettivi di valorizzazione ambientali". Dunque, si chiede "di non accogliere alcun progetto di escavazione del territorio con commercializzazione di sabbia e ghiaia a qualunque titolo presentata, al di fuori del Piano Cave della Provincia di Cremona a suo tempo approvato".
Nel dibattito il cons. Giuseppe Fontanella (Fi) ha ammesso che "si sa che si costruiscono gli agriturismi con l'escavazione di qualche magliaio di metri cubi di ghiaia" e ha sottolineato un problema: "un chilo di inerti costa 0,46 centesimi, contro 0,25 di un chilo di farina". La sua riflessione è "se una parte esistono esigenze quantitative, dall'altra non si deve scavare in maniera indiscriminata, non conosco il piano cave, non c'ero quando è stato redatto, vorrei però sapere quanti sono i metri cubi, quanto è il fabbisogno e che cosa si intende fare, perché si approssimano i lavori della Paullese". E ha concluso: "Mi astengo perché non conosco il problema, vorrei però si riprendesse in mano il piano cave. Ci sono fiumi da regimare, bisogna fare qualcosa. I tecnici hanno spiegato che se viene solo tolta ghiaia, non esiste danno ambientale, c'è danno se viene tolta l'acqua".
Pierluigi Tamagni (Ds) ha preso la parola per ribadire che il problema è quello di restituire alla Provincia, ente di governo di programmazione del territorio, il controllo. "Un privato può fare richiesta di autorizzazione, la Provincia non può dire né sì né no, l'autorità è la Regione, e addirittura i comuni autorizzano lo scavo prima che il titolare faccia domanda di autorizzazione del laghetto, in luoghi magari protetti dal Ptcp". Tamagni nel concordare con Fontanella sul fatto che ci siano dei bisogni, ha ribadito che il territorio va controllato. "C'è problema degli inerti, vero è che la Regione Lombardia ha bocciato le cave di prestito del nostro piano cave, pensate vicino ai fiumi, adesso c'è da fare la Paullese, la Brebemi, ecc…". Per Tamagni: "Portare in capo alla Provincia il governo del territorio, questo è il senso della mozione. Il laghetto magari è fattibile, ma la Provincia deve dire la sua".
"La mozione stigmatizza l'abuso che si sta facendo sul territorio e l'illegittimità delle richieste di interventi di escavazione - ha incalzato Giampaolo Dusi (Prc) -". "E' nello specifico un laghetto di 4 ettari: una cava. 400/500 mila mt cubi di ghiaia significa avere una cava attiva per un paio di anni. Di fatto è una escavazione senza possibilità di controllo da parte della Provincia. La mozione vuole dare senso al suo intervento".
L'Assessore Fiorella Lazzari ha precisato che la Provincia ha una visione del problema laghetti di pesca che è di area vasta, mentre il singolo comune ce l'ha sul suo comune. "Paradossalmente ci sono 115 comuni, ci potrebbero essere 115 laghetti. Servirebbe una visione d'insieme. La legge sui laghetti di pesca prevede che l'introito delle escavazioni sia quello della commercializzazione legate al pesce e non degli inerti. Il rischio è che uno faccia il laghetto non tanto per allevare pesci, ma per vendere gli inerti che è molto più redditizio. Si arriva a proporre laghetti al limite della VIA, oppure ne fanno due o tre piccoli, al posto di uno!". Nel ribadire fermamente il valore del controllo rispetto a questi interventi, ha risposto a Fontanella in merito alle cave di prestito: "Erano nel piano cave la Regione le ha tolte, le cave di prestito non sono finalizzate alla commercializzazione di ghiaia e sabbia, sono cave d'appoggio alla costruzione di strade, l'autorizzazione la dà la Regione su parere della Provincia e del Comune. La mozione chiede invece di rifiutare cave escavazione con commercializzazione di sabbia e ghiaia, che siano fuori piano".

Fonte: Ufficio Stampa - Provincia di Cremona

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