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 Dal Mondo

04 Marzo, 2005
Se elefante e dragone vanno al mercato (di Emanuele Giordana)
Verso la zona di libero scambio più grande del mondo - Accordo storico tra India e Cina - Il primo ministro indiano Manmohan Singh e il suo omologo cinese Wen Jiabao hanno firmato a New Delhi uno storico accordo di *partnership strategica*

Il primo ministro indiano Manmohan Singh e il suo omologo cinese Wen Jiabao hanno firmato a New Delhi uno storico accordo di "partnership strategica". I due paesi si sono impegnati a risolvere le loro dispute di confine e hanno concluso importanti accordi in materia di cooperazione economica, commerciale e tecnologica.

da www.washingtonpost.com

*****

Il dragone e l’elefante vanno assieme al mercato. Il più grande del pianeta. Con gli anni ’90 e la liberalizzazione del mercato indiano e con l’arrivo in Cina dei nuovi grandi timonieri del capitalismo le cose sono cambiate. Anche perché fino a qualche anno fa i due paesi si guardavano in cagnesco.

E’ stata la fine della guerra fredda a far girare le cose in un altro senso. L’idea di un accordo di libero scambio tra i due paesi è dunque un passo nella direzione di un polo asiatico sempre più forte che bilanci, economicamente e politicamente, il vecchio e il nuovo continente.

Una decina di anni fa lo scambio commerciale tra India e Cina totalizzava un milione di dollari l’anno. Adesso questa cifra si raggiunge in meno di un mese.

Secondo le stime dei cinesi, nei prossimi cinque anni l’interscambio sarà più che raddoppiato, sfiorando quota 35 milioni. Ma potrebbe addirittura arrivare a 50 milioni. Il processo di unificazione dei due mercati, all’insegna dell’abolizione di tasse e tariffe, potrebbe essere molto rapido visto che, in

fin dai conti, tutto è cominciato solo nel 2003. Nel giugno di quell’anno, l’allora premier Atal Behari

Vajpayee, in sintonia con l’opposizione guidata dal Congresso oggi al governo, andò in Cina cancellando anni di rapporti tesi. Viaggio che aprì la strada a una nuova epoca di distensione tra i due colossi asiatici.

Nel 2002 l’interscambio commerciale era di 5 miliardi di dollari. Durante il viaggio di Vajpeyee le

previsioni furono che la cifra si sarebbe raddoppiata se non triplicata in un paio d’anni. La realtà ha

superato l’immaginazione. Uno degli effetti delle visite incrociate tra cinesi e indiani fu la nascita di un gruppo di studio misto che doveva occuparsi di stendere una sorta di paino quinquennale di espansione che potrebbe essere reso pubblico entro il mese e in concomitanza con la visita del premier cinese Wen Jiabao a Delhi.

Potrebbe quella essere l’occasione per definire nel dettaglio il progetto di un free-trade agreement tra i due paesi. Per ora si sa che cinesi e indiani ci stanno lavorando, cercando di porre rimedio a una serie di questioni che frenano l’interscambio.

Spinta forte

I due colossi asiatici stanno premendo sull’acceleratore. E anziché piangersi addosso per i rischi insiti nella competizione, stanno cercando di strutturarli ognuno a suo favore in modo intelligente.

Per gli indiani ad esempio la Cina è un’opportunità.

Ma anche un rischio: la manodopera cinese è meno cara, non è sindacalizzata e non gode della protezione di una stampa indipendente. La sua politica economica è notoriamente aggressiva: la Haier Group, il colosso cinese del freddo che esporta in 160 paesi, ha invaso il mercato indiano con prezzi stracciati. Lo stesso è successo con i telefonini. Gli indiani hanno reagito delocalizzando: la Videocon, che nell’85 siglò un accordo con la Toshiba per lanciare sul mercato il suo primo televisore a colori hi tech, adesso ha aperto una sede a Shangai. Lo stesso è avvenuto in altri settori, come l’ingegneria, la chimica o la farmaceutica. Per non parlare dell’ information technology, dove gli indiani sono all’avanguardia e dove hanno società che si sono specializzate anche nella vendita di servizi: la formazione nel settore informatico è in buona parte in mano a società indiane, come Infosys, Satyam, Wipro o Aptech, che può contare da sola 150 centri di formazione e oltre 50mila studenti.

Ancor prima che sia nato sulla carta, il grande mercato dell’elefante e del dragone è già una realtà.

 


       


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