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 Volontariato

04 Marzo, 2005
Elezioni politiche del 9-10 aprile 2006
ACLI Cremona: «Votiamo per salvare la democrazia e per ricostruire il paese!»

All’avvicinarsi della scadenza elettorale le Acli provinciali di Cremona, impegnate da decenni nei problemi sociali e del lavoro, chiedono alle forze politiche un nuovo e decisivo impegno per superare la recessione economica, la conflittualità sociale, la crisi politica, culturale e morale del paese.

Lo fanno a partire da un osservatorio privilegiato: il loro essere ogni giorno a fianco dei problemi delle persone, specialmente di chi incontra difficoltà nella vita quotidiana ed è lasciato a se stesso.

CONSTATIAMO

un’enorme scollamento tra i bisogni reali della gente e la politica, preoccupata principalmente di promuovere l’interesse di chi governa;

la forte sfiducia dei cittadini verso le istituzioni e i loro rappresentanti per il moltiplicarsi di episodi di corruzione e per la evidente collusione tra i grandi affari e la politica;

il venir meno del principio che la legge è uguale per tutti e il conseguente diffondersi della cultura dell’illegalità;

l’avanzare di una politica urlata, mediatica, populista, che mostra poca considerazione, se non disprezzo per il ruolo e le funzioni  degli organi dello Stato e dimentica che  i “sovrani dello Stato” sono proprio i cittadini (art.1 Costituzione)

il venir meno del lavoro come diritto e sicurezza di vita  per i singoli e le famiglie sostituito dai  nuovi lavori precari,  flessibili, mal retribuiti, senza garanzie e diritti;

un arretramento dello stato sociale che priva di tutele specialmente le fasce deboli o quanti sono nell’area della marginalità;

la crescita della disuguaglianza di reddito tra famiglie ricche e povere, che spinge il ceto medio verso la povertà;

CHIEDIAMO DI

ripensare a fondo sedi e forme della politica legandola ai  bisogni della gente e al servizio disinteressato al bene comune, oltre che al primato dell’etica; 

salvare la Costituzione appoggiando il referendum contro la riforma fatta dalla maggioranza;

non cedere ai poteri forti che tentano di usare le leggi e le istituzioni per i loro scopi;

rinnovare la democrazia ancorandola ai diritti-doveri fondamentali della persona, ad un sano pluralismo di opinioni, idee e fatti, dentro un’informazione che dia voce a tutti, specialmente a chi non l’ha;

promuovere la partecipazione popolare riguardo alle decisioni della politica, restando aperti alle proposte che provengono dalla società civile organizzata;

disegnare un progetto economico e sociale non mirato alla massimizzazione del profitto, ma che tenda a distribuire equamente le ricchezze, attento alla dimensione etica del produrre e consumare, alla sostenibilità ambientale;

promuovere un welfare fondato sull’universalità ed esigibilità dei diritti (art. 3 della Costituzione) anziché puntare su un welfare residuale o compassionevole; 

restituire la speranza ai cittadini o nesti e non rassegnati, che, ai vari livelli di responsabilità, intendono impegnarsi per la rinascita etica, civile e politica del paese.

ELEZIONI POLITICHE 2006

ALCUNI SPUNTI PER UNA POLITICA DIVERSA

Salvare la Costituzione

La nostra Costituzione, nata dalla Resistenza è la base di una democrazia solida e ricca.

La controriforma del Centro destra la stravolge minacciando l’identità e l’unità nazionale,

indebolendo le istituzioni di garanzia e realizzando un vero e proprio premierato assoluto.

Va bloccata senza compromessi col referendum popolare che le Acli hanno promosso insieme al comitato nazionale “Salviamo la Costituzione”.

Una politica per il bene comune e per lo Stato di diritto

“Il bene comune è la ragione d’essere dell’autorità politica”(Compendio Dottrina Sociale della Chiesa, pag. 329)

Le numerose leggi ad personam di questi anni dimostrano che la politica ha servito interessi e  privilegi personali cercando di assoggettare perfino le istituzioni. Che ha premiato, tramite i condoni, chi si è sottratto al dovere di pagare le tasse; che non ha controllato il formarsi di nuovi assi proprietari di capitali e finanze permettendo la concentrazione di  ingenti ricchezze e potere.

Il duro confronto elettorale in corso testimonia che le prossime elezioni non sono solo un normale ricambio politico ma mettono in gioco l’assetto complessivo di tutti i poteri (dalle banche ai media, alla magistratura, al rapporto tra rendita e profitto, tra finanza e produzione). Poteri che dovrebbero servire il bene comune ma che, stante l’intreccio tra politica ed affari, rischiano di finire nelle mani di pochi e solo a loro vantaggio. La vera questione politica ora, è l’urgenza di recuperare una governance che metta fuori gioco i gruppi di interessi corporativi, se non anche malavitosi.

Ricostruire la democrazia

Bisogna liberarsi dalla corruzione politica che “tradisce le norme della giustizia sociale e i principi della morale” (Compendio Dottrina Soc. pag. 224 ). Tocca alle forze sane e pulite ancora presenti nei partiti, nelle istituzioni, nella società civile, nei settori virtuosi dell’economia e della finanza unirsi per far rinascere la democrazia sostanziale nel paese.

Bisogna anche allargare gli spazi di partecipazione pubblica investendo sull’associazionismo attraverso nuove relazioni tra istituzioni, società e territorio. Se le aggregazioni sociali hanno un ruolo significativo nello sviluppo del territorio e nel riparare gli effetti dannosi di politiche  discriminatorie, allora se ne riconosca la progettualità politica: la concertazione con i soggetti di cittadinanza attiva, artefici dei diritti di tutti, diviene un passaggio obbligato verso una democrazia egualitaria e solidale. 

Difendere il lavoro e il reddito

Il processo di precarizzazione minaccia il futuro di tanti lavoratori, specialmente giovani, che si trovano soli davanti al complicato mercato del lavoro. Occorrono adeguati provvedimenti legislativi per difendere i loro diritti contrattuali nella giungla dei nuovi lavori e salvare la democrazia sindacale. Auspichiamo nuove forme di garanzia che assicurino sostegno e continuità di reddito sociale diretto e indiretto (soldi, casa, servizi) a fronte della crescente discontinuità lavorativa; e che l’abbattimento del costo del lavoro non penalizzi i salari e il loro potere d’acquisto. Come Acli  siamo da tempo impegnati perché la flessibilità lavorativa resti a livelli sostenibili.

La famiglia al centro di un welfare per tutti. Chi più è ricco, più paghi.

Il welfare è il crocevia di una serie di problemi legati alla famiglia: natalità, educazione, previdenza, sanità, casa, anziani.  E’ necessario pertanto che i servizi pongano al centro la famiglia. Secondo Banca Italia nel biennio 2002-2004 le famiglie con capofamiglia un lavoratore dipendente hanno subito una perdita di reddito reale del 2,1 % mentre nello stesso periodo, il reddito dei nuclei il cui capofamiglia è lavoratore autonomo è cresciuto dell’11,7%.

Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 43 % della intera ricchezza delle famiglie italiane.

Da tempo le Acli chiedono che la pressione fiscale sia calcolata in base al reddito familiare.

Per un welfare che garantisca i diritti e l’uguaglianza di tutti occorre un fisco equo che sposti le risorse da chi in questi anni si è arricchito verso chi si è impoverito.

Un prelievo fiscale progressivo, la tassazione di rendite, patrimoni, transazioni finanziarie, consumi socialmente ed ecologicamente dannosi possono sprigionare risorse per le politiche di accesso al lavoro, alla casa, al reddito, agli anziani non autosufficienti, alle aree di esclusione sociale.

Una politica per la sostenibilità

Bisogna uscire da un modello di sviluppo che vuole fare profitti su tutto: dalle risorse del suolo alle manipolazioni sulla vita dell’uomo! Servono progetti di sviluppo non più improntati alla crescita del PIL ma al risparmio delle risorse, all’etica economica e finanziaria, alla tutela dei diritti dei più deboli, al rispetto della vita e dell’ambiente. Diversi settori del mondo produttivo, istituti di ricerca e realtà civili stanno già portando avanti progetti alternativi: la politica deve farli propri se vuole rispondere alle sfide dell’oggi e garantire la sopravvivenza alle future generazioni. A tal scopo, servono leggi che difendano i beni comuni essenziali (aria, acqua ambiente...) e i servizi di base decisivi per la vita di tutti e che, come tali, non possono  essere privatizzati. 

Da immigrati a cittadini

La politica dell’immigrazione della legge Bossi-Fini ha leso i diritti e della dignità delle persone. Ne chiediamo pertanto la totale revisione se non l’abolizione stessa.

“La questione di fondo consiste nel considerare l’immigrato come un nuovo cittadino, parte essenziale dell’Italia di oggi e soprattutto di quella di domani, sempre più caratterizzata da una globalizzazione interculturale” (Dossier Immigrazione,  Caritas  2005).  E le Acli sono in prima linea in questo.

Recuperare la libertà d’informazione

Non c’è democrazia senza libera informazione “Tra gli ostacoli alla piena obiettività dell’informazione c’è il fenomeno delle concentrazioni editoriali e televisive a cui corrispondono legami sempre più stretti tra l’attività governativa, i poteri finanziari e l’informazione”. (Compendio Dottrina Soc. pag. 225). A quando un sano pluralismo?

No alla guerra, no al  terrorismo, no allo scontro di civiltà

Vogliamo un paese che non faccia più guerre, che rispetti l’art. 11 della Costituzione e promuova le vie politiche della prevenzione dei conflitti, delle relazioni tra i popoli e la costruzione della giustizia globale dentro gli organismi internazionali. 

La guerra in Iraq non ha sconfitto il terrorismo e ci ha reso più insicuri di prima. Chiediamo che la politica prosciughi il brodo di coltura del terrorismo tra cui: il commercio delle armi, i sodalizi finanziari, la miseria delle masse che genera l’odio e l’ideologia dello scontro di civiltà.

Le Acli da sempre, lavorano per la solidarietà e l’incontro tra i popoli.

 

I politici diffondano la cultura dei valori e della speranza

L’arricchirsi senza limiti (che comporta sempre l’impoverimento di altri), il potere come dominio su tutto, il distruggere l’avversario, il praticare la menzogna, l’idolatria di sé e del proprio tornaconto sono modelli improntati al materialismo. Da credenti, li rifiutiamo perché offendono la vera identità della persona e umiliano i poveri. I valori della nostra cultura ci rimandano alla sobrietà di vita, al rispetto per tutti, alla trasparenza tra pensiero, parola, azione, e soprattutto, al sacrificio di sé per il bene degli  altri e della comunità.

 


       


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