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 Dal Mondo

04 Marzo, 2005
Il cielo sopra Washinghton
L’America pacifista e altra ha manifestato in massa contro una guerra globale e permanente insensata e genocida

 

E’ una giornata plumbea, quella di sabato 24 settembre, che minaccia pioggia e precipitazioni immediate: ma la parte democratica di un’America che resiste e che ancora esiste, di un’America che sta aumentando nelle sue fila cittadine e cittadini dissidenti, denuncianti il fallimento politico di una presidenza senza progetto politico, affossata dalla conservazione dei propri interessi individuali, è scesa in piazza a manifestare con forza e determinazione il loro No a una guerra ingiusta, infame e insensata e per il ritiro delle truppe dall’Iraq.

Come tanti fiori che sbocciano, giovani, anziani, adulti, uomini del ceto medio, anche impiegatizio, i famosi colletti bianchi in versione atlantica, soprattutto bianchi, invadono pacificamente il giardino del Mall, davanti alla Casa Bianca e protestano per un taglio rigoroso alle casse pubbliche finanziante lo stato sociale, in nome di investimenti continui in armamenti per foraggiare un esercito in estrema difficoltà occupante un popolo libero e autodeterminato, quale quello iracheno.

I fatti devastanti la popolazione locale, fatta soprattutto di indigenti e di neri poveri e senza occupazione, o con lavori precari e di sfruttamento quotidiano, hanno evidenziato come a New Orleans il governo statunitense non sia riuscito a fare fronte ai gravosi e o nerosi danni arrecati dal passaggio nefasto dell’uragano Katrina. Non è stata data nessuna assistenza sostanziale e sociale e non è stato garantito nessun aiuto in termini economici e di facilitazione di reperimento di abitazioni alternative. La cittadinanza ha dovuto arrangiarsi completamente e la solidarietà si è riscontrata grazie alla forte unità sociale che ancora vincola queste persone, alle prese giornaliere delle difficoltà che il sistema neoliberista li mostra.

I soldi pubblici mancavano nel garantire la tutela dei diritti sociali degli angariati abitanti di New Orleans, storico quartiere ricordato per le celebri manifestazioni contro il razzismo e la segregazione razziale: ma, da qualche tempo a questa parte, mancano sempre maggiormente minimi finanziamenti, finora concessi dallo stato, al sistema sanitario pubblico e a quello previdenziale. Queste garanzie saranno lasciate al libero arbitrio del contribuente privato che dovrà pagarsi le prestazioni con contratti di assicurazione dall’alto valore del premio.

I soldi, invece, non sono venuti meno certamente nel fornire l’esercito stanziale in Medio oriente armi atte a disseminare terrore e morte in Iraq, oggi, in Afghanistan, ieri e ancora oggi. In Iraq, come denuncia Jymmy Massey, un marine disabile, ritornato dal conflitto nel Golfo, oggi uno dei referenti dell’organizzazione «Iraq veterans against the war», l’esercito americano utilizza, come avvenuto nel massacro di Falluja, nell’aprile 2004, l’uranio impoverito e il fosforo bianco nelle ogive dei missili lanciati dagli elicotteri e nei proiettili sparati a terra dall’artiglieria, in piena violazione della Convenzione di Ginevra. Gli effetti sono devastanti, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista umano, sia da quello ambientale: civili inermi sono stati uccisi da queste armi, bruciati vivi e arsi. Queste armi, come spiega Jymmy, hanno capacità di incenerire un veicolo militare, anche blindato. Massey, nel momento in cui criticava questo utilizzo indiscriminato e nel momento in cui si era permesso di criticare le scelte scellerate delle autorità militari, nonché di chiedere spiegazioni a riguardo, è stato licenziato dai propri superiori.

Presenti sotto il cielo grigio di Washinghton sono anche le 250 madri dei soldati morti e caduti in questa guerra di occupazione e di invasione, che ha portato solamente distruzione e un sistema totalitario di sospensione dei diritti civili di libertà e di eguaglianza. Con un tendone si accampano a  «Camp Casey», il campo cimiteriale dove sono sepolti, sotto l’ombra di migliaia di croci, i quasi duemila militari americani morti in Iraq. Cindy Sheehan guida questa folta schiera di donne che, con rabbia e con determinatezza, processano un presidente che ha mentito sulle cause che hanno determinato l’invio dei propri figli a combattere contro un nemico inesistente e per nome di interessi finanziari ed economici di dominio delle risorse energetiche, beneficiante solamente le casse private delle multinazionali del petrolio. La solidarietà ai manifestanti è portata da un buon numero di veterani del Vientam, anche loro vittime di una scelta belligerante insensata e irrazionale, che presenziano con il proprio corteo a pochi metri dal Campo. Nel campo ci sono molti ricordi dei caduti militari, giovani, magari pieni di speranza, ma stroncati dall’efferatezza belluina di un gruppo di potere: scarponi, biglietti, lettere inviate dal fronte, giubbe grigio verdi, magari qualche foto, qualche giocattolo della propria infanzia. Il vero patriottismo, quello propugnato dai dimostranti, consiste nel promuovere ciò su cui la vera America si fonda ed è nata: il valore della solidarietà, della libertà, della giustizia, dell’autodeterminazione dei popoli, della difesa della democrazia, della pace e della convivenza. Questi principi sono espressi nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti e sono principi forti che hanno dato linfa vitale alla costituzione di uno stato libero. Ma oggi questi principi, il principio della separazione tra potere economico e potere politico, in accezione puramente liberale e illuminista, vengono elusi e continuamente soppressi da un’amministrazione che dichiara guerre preventive, globali e permanenti per un predominio imperialista delle risorse naturali appartenenti a popoli autodeterminati e indifesi, e che viola i diritti civili inalienabili e universali, ripristinando sistemi di terrore e di applicazione dell’ormai medioevale tortura nei procedimenti penali e di detenzione contro i cosiddetti “prigionieri di guerra”.

I No-global hanno preso l’occasione per denunciare la presenza di un falco neoconservatore totalitario, Wolfowitz, nel consiglio della Banca mondiale, dove apporterà sistemi strategici e forme di preservazione di quegli interessi finanziari che hanno motivato realmente in senso “tucidideo” la guerra insensata e vergognosa: i movimenti internazionali alternativi chiedono l’impeachment contro Bush per aver mentito la popolazione dicendo di non impiegare nel conflitto in Mesopotamia armi di distruzione di massa. Al Congresso, la giornata precedente, vi è stata la proposta di un gruppo di deputati democratici, appartenenti all’area progressista, ormai costituitasi come soggetto politico istituzionale, che ha previsto un disegno legislativo e regolamentativi finalizzato al ritiro immediato delle truppe dall’Iraq occupato. L’America di John Beats, l’America dei valori democratici, l’America della pace e della solidarietà, l’America che alza la testa e che difende i propri diritti e quelli degli altri esseri umani, degli altri popoli, l’America delle grandi mobilitazioni contro il sistema capitalistico degli anni 60/70, l’America contro la guerra in Vietnam, l’America contro la segregazione razziale, ha alzato la testa e si è fatta sentire e vedere. Ed è molta.

 

Alessandro Rizzo

 

 

 

 

 


       


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