Home page Scrivi  
 
  WelfareLombardia: punto laico di informazione e di impegno sociale
www.welfareeuropa.it www.welfareitalia.it www.welfarenetwork.it www.welfarecremona.it
 
Chi siamo Links Contatti Collabora con noi
... News Lombardia
 News da

... Welfare canali
Attualità
Costituente Lombarda PD
Costituente PD
Cronaca Lombarda
Cultura
Dal Mondo
Dall' Italia
Dall'Europa
Economia
Ecumenici
Eventi Lombardi
Il caso Tamoil
In Breve
L'Opinione
Lettere a WL
Mediateca
Pace
Pirellone News
Politica
Radio Londra
Sociale
Ultimissime dalla Lombardia
Volontariato
Welfare


... in breve
... Top five links












 Storia Europea

04 Marzo, 2005
Karl Marx
Karl Heinrich Marx (Treviri- Germania , 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, economista e rivoluzionario tedesco.

Karl Marx

« ...egli unisce in sé lo spirito più mordace con la più profonda serietà filosofica: immaginati Rousseau, Voltaire, d'Holbach, Lessing, Heine e Hegel fusi in una sola persona... ecco il dottor Marx »  (Moses Hess a Berthold Auerbach, 1841)

Karl Heinrich Marx (Treviri- Germania , 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, economista e rivoluzionario tedesco.

 

Tutta  la ricerca intellettuale di Karl Marx ha avuto come obiettivo  la soddisfazione del programma che si era fissato a venticinque anni: intentare una « critica radicale di tutto l’ordine esistente».  Essendo questa critica eminentemente “pratica” come dirà nell’ Ideologia tedesca, ( e peraltro “filosofia della prassi” verrà denominato sinteticamente il suo pensiero), Marx affiancherà fino alla morte all’attività strettamente speculativa un’ intensa attività di  militante politico. È il tratto originale di questo pensatore e agitatore politico nonché   teorico dell’economia: un pensiero costantemente critico - che egli a più riprese vorrà, però, definire “scientifico” -, radicato in una vita militante da rivoluzionario professionale, ma anche di uomo dotto che si nutre delle ricerche più erudite. In sintesi troveranno nella sua ricca personalità tre movenze intellettuali preminenti: la speculazione filosofica di matrice tedesca; la critica dell’economia politica di scuola anglosassone; il pensiero e la prassi politica e rivoluzionaria  di tradizione francese. Ovvero: il profeta biblico traghettatore dell’umanità verso gli approdi sociali di una nuova Storia, l’agitatore politico rivoluzionario professionale di stampo giacobino e lo scienziato sociale, il  Darwin delle scienze sociali.

 

Marx filosofo

 

Nato  nel 1818 a Treviri da padre avvocato (discendente da una famiglia di rabbini, ma convertito al protestantesimo), Karl Marx è il secondo di una famiglia di otto figli. Iscritto alla facoltà di legge di Berlino, subisce l’influenza di Hegel, allora dominante. I “giovani hegeliani”, di cui Marx fa parte, hanno gli occhi fissi su un’Europa dove i principi di libertà proclamati dalla rivoluzione francese sono un punto di riferimento per i popoli e per le classi sociali le “più numerose e le più povere” (per riprendere una formula del pensatore politico “utopista” Saint-Simon). Dopo aver conseguito la laurea con una tesi sulla Differenza della filosofia della natura di Democrito e di Epicuro (1841), Marx collabora alla Gazzetta renana, di cui diventa il redattore capo ( foglio chiuso  dalla censura all'inizio del 1843). Quest'esperienza gli valse la conoscenza dei problemi economici e sociali in cui si dibatte la gente comune  e segnò il distacco dalla  bohème giovanile. Il giovane Marx sposa Jenny von Westphalen, un’ aristocratica in rotta col proprio ambiente sociale, e va  a vivere a Parigi: qui fa l’incontro con la classe operaia di una grande metropoli ed entra in contatto con le società segrete e con i "comunisti" come Cabet o socialisti come Proudhon, Louis Blanc. A Parigi pubblica una rivista, Gli annali franco-tedeschi, che cerca di raccordare la filosofia tedesca alla prassi  rivoluzionaria francese.

 

 

Marx ed il socialismo

 

Interessandosi sempre più all’economia politica, Marx consegna le sue riflessioni a  frammenti sparsi, abbandonati sotto l’urgenza degli eventi,  e pubblicati ben  dopo la sua morte, nel 1932 (col titolo:  Manoscritti economico-filosofici del 1844). Redige quindi con Friedrich Engels (che aveva conosciuto a Colonia qualche anno prima  durante l’esperienza della Gazzetta renana) La sacra famiglia – sorta di  propedeutica al materialismo filosofico.  Formula anche - in estrema sintesi -  i capisaldi della sua filosofia  nelle undici Tesi su Feuerbach (1845) e soprattutto nell’Ideologia tedesca (1846, testo che abbandonato alla “critica roditrice dei topi” sarà pubblicato anch'esso nel 1932), in collaborazione nuovamente con Engels.

 

 Questi sono gli ultimi testi di polemica e di riflessione  con e sulla filosofia classica tedesca. Filosofia  dalla quale Marx prende congedo pur restando, specie la dialettica hegeliana, in sottofondo nel suo pensiero, e della quale mutuerà, anche nell’opera della maturità – Il capitale – l’intonazione intellettuale di fondo, quando non il fraseggio e il vocabolario.

 

È il momento del passaggio alla “pratica”: i due amici fondano una rete di sezioni di militanti comunisti. Il termine “comunismo” è già nel vocabolario politico francese dell’epoca, di nuovissimo conio e uscito dalla fervida immaginazione sociale - utopistica e letteraria insieme - del milieu intellettuale irregolare a cavallo tra ‘700 e ‘800. (Probabilmente la messa in circolazione del termine si deve alla fantasia sregolata e immaginosa di Retif de la Bretonne, che, non appaia davvero irridente il richiamo, aveva anche inventato il termine “pornografia”).

 

Guizot lo espelle dalla Francia.

 

Rompendo con il  socialismo riformista di Proudhon (Miseria della filosofia, 1847), col quale s’era inizialmente legato, Marx ribattezza  La lega dei giusti in Lega dei comunisti. Nel suo statuto appare la parola d’ordine «Proletari di tutto il mondo unitevi!»  che sarà ripresa nella chiusa del  Manifesto del partito comunista (1848). Il programma politico della Lega è ultimativo e massimalista, comunista: «L'abbattimento della borghesia, il dominio del proletariato, la liquidazione della vecchia società borghese basata sui contrasti di classe e la fondazione di una nuova società senza classi e senza proprietà privata».

 

La rivoluzione del '48 lo vede in Germania, dove, rientrato, fonda  e dirige con Engels  La nuova gazzetta renana. Espulso, alla fine del 1849 va in esilio definitivamente a Londra. Qui, mediterà sugli eventi del '48 e i suoi fallimenti (La lotta di classe in Francia dal 1848 al 1850, 1850). Vive in un appartamento di due stanze al piano terra di un quartiere popolare di Londra, occupandosi di capitale senza un penny in tasca. «Non credo - scriverà all'amico Engels - che nessuno abbia mai scritto sul "denaro" con una tale mancanza di denaro». Il contrasto tra le difficilissime condizioni di vita e l'alacre attività intellettuale, sempre mirante all'Ideale, ricorda la figura del signor Micawber di David Copperfield  romanzo di  Dickens appena pubblicato (1849) o il Sigismonde de L'Argent di Zola di qualche decennio dopo. Per mantenersi Marx scriverà circa 500 articoli tra 1851 e 1862, per giornali britannici ed americani, e dai quali desumiamo le sue osservazioni sugli avvenimenti politici del continente europeo e del mondo. Il nemico numero uno della democrazia europea è, per lui, l'autocrazia zarista; l'Inghilterra gli appare Il "demiurgo del cosmo borghese" e il colonialismo... una necessità storica perché fa piazza pulita di società sì idilliche, ma anche arcaiche e premoderne e tarlate dal dispotismo orientale, determina inoltre  la rivoluzione sociale di questi popoli socio-culturalmente arretrati, e, facendosi strumento inconscio della storia, prepara le basi oggettive del socialismo su scala mondiale. (La dominazione britannica in India, art. apparso sul "New York Daily Tribune" del 10 giugno 1853).

 

Marx economista

 

Nel 1859, completa lo scritto Per la critica dell’economia politica i cui scritti preparatori insieme a quelli del Capitale  costituiranno i  Lineamenti  fondamentali della critica dell'economia politica (Grundrisse, 1857-1858, rimasti inediti e pubblicati a Mosca nel 1939-41  e destinati a catturare l' attenzione degli specialisti del marxismo a partire della riedizione berlinese del 1953). Pubblica nel 1867 il primo volume del Capitale. Nel frattempo, 1864,   partecipa  alla fondazione dell’ Associazione internazionale dei lavoratori (1ª Internazionale), organizzazione che ben presto si espande  ovunque in Europa. Nel 1871, ne  La guerra civile in Francia analizza il fallimento della Comune, “primo Stato operaio” della storia. Battendosi su più  fronti,  contro i riformisti francesi, i discepoli anarchici di Bakunin  e l’influenza in Germania di Ferdinand Lassalle (Critica del programma di Gotha, 1875), Marx conduce l’ultimo decennio della sua esistenza sul doppio binario della militanza e della ricerca in biblioteca (al British Museum), attendendo alla redazione degli ultimi due volumi  del Capitale (per il quale studia, tra l’altro, la matematica, la fisiologia e l’astronomia). Dopo aver  perso la moglie e la figlia maggiore, (Eleanor, prima traduttrice in inglese di Madame Bovary e come l’ eroina del romanzo, morta suicida), Marx si spegne a sua volta  il  14 marzo 1883, in miserevoli condizioni e nel mezzo di un lavoro intellettuale immenso e rimasto in parte incompiuto. Durante la cerimonia della sua sepoltura a Londra, al cimitero di Highgate, l’amico Engels dirà tra l’altro: « lo scienziato non era che la metà del rivoluzionario. Il suo nome e la sua opera vivranno nei secoli».

 

L’opera di Marx

 

Si cercherebbe invano un sistema filosofico in Marx: in primo luogo poiché egli stesso ha combattuto i grandi sistemi della sua epoca bollandoli come “ideologie”, e in secondo luogo perché nella sua vita intellettuale prenderanno il sopravvento, dopo il 1845, sugli interessi propriamente speculativi,  il giornalismo,  l’analisi storica e, soprattutto,  l’economia politica . Tuttavia non sono estranei, se non nel suo pensiero, certamente nei suoi epigoni (Marx probabilmente non era un marxista!) un tentativo di cogliere  in un “pensiero unico” tutto il reale, il fenomenico e il noumenico, il naturale e il sopramondano.  Per quanto in lui la preoccupazione di cambiare il mondo fosse superiore e più urgente rispetto a quella di interpretarlo, restano nel suo pensiero, fortissime - e ben lungi dalla sua pretesa scientificità di segno darwiniano-, una visione sistemica del mondo (come quella di Hegel!) e le tracce di un’ansia metafisica se non addirittura di una  chilìa (millenarismo) di origine ebraico-cristiana, soprattutto nella concezione del socialismo-comunismo visto come palingenesi del mondo, che assegnerebbe alla Storia, prima dell'avvento del socialismo, i caratteri di una preistoria e l’ingresso nella società dei perfetti liberi ed eguali (comunismo) le caratteristiche quasi di una parusìa cristiana o dell’inveramenento del Paradiso in terra, secondo lo schema di filosofia della storia proprio alle visioni del mondo di concezione cristiana ed ebraica (di gnosi addirittura parleranno alcuni interpreti).

 

 Marx filosofo dell’azione – Il materialismo storico

 

Questo spirito enciclopedico non ha mai dimenticato la sua tesi di dottorato su Democrito e Epicuro, ed il suo primo periodo di  originale ricerca  intellettuale si incentra su una critica filosofica della filosofia. Ciò che cattura ben presto il giovane Marx, è la ricerca di un’unità tra il pensiero e l’azione, poiché è persuaso che tutta la realtà umana esprima quest’unità; in una formulazione che deve ancora a Hegel, scrive nella  Gazzetta renana: «Lo stesso spirito che crea i sistemi filosofici nel cervello dei filosofi costruisce le ferrovie con le mani degli operai».   Ma, invece dell’unità dello” spirito “, in senso hegeliano, si convince piuttosto che un’altra logica, di tipo materialista, sia in gioco: i prodotti dello spirito, l’arte, la filosofia, il diritto, sono in connessione di causalità con  le strutture socioeconomiche, che Marx battezzerà “rapporti  di produzione” e “forze produttive”. La vita materiale degli uomini, ad una fase data del loro sviluppo storico, condiziona, e con ciò spiega, la loro vita culturale. Non è la coscienza a determinare i rapporti di produzione  tra gli uomini, ma sono questi a determinare la  loro coscienza.

 

 Marx pensatore della realtà sociale

 

Nell’Ideologia tedesca e nelle Tesi su Feuerbach, questa acquisizione del materialismo storico determina l’abbandono definitivo per un verso dell’idealismo hegeliano e  per un altro  della critica materialista della religione così come l’ aveva condotta Feuerbach. Il materialismo filosofico fino ad allora, si era fondato su una concezione astratta dell’uomo come individuo autonomo: «Ma l’essenza  dell’uomo non è un’astrazione inerente all’individuo isolato. Nella sua realtà, essa  è l’insieme delle sue relazioni sociali». I  concetti, i valori, l’ordine politico devono dunque sempre essere collegati alle relazioni sociali che essi « rappresentano»  o  «esprimono» in un  modo più o meno deformato.  La questione famosa della verità, trattata dai filosofi  «non è una questione teorica, ma una questione pratica».  In altre parole, né l’interrogazione metafisica sulla verità né la dimostrazione teorica della verità di una proposizione hanno un senso in sé. «È nella pratica che occorre che l’uomo esperisca sia la verità, ossia la realtà, sia la potenza del suo pensiero. Qui ed ora». Da qui la celebre affermazione marxiana: «I filosofi hanno fino ad ora interpretato il mondo, si tratta adesso di trasformarlo».

 

 Marx e il proletariato

 

Se ogni filosofo ha avuto il suo punto d’appoggio d’Archimede  (le Idee Platone, il cogito Descartes, il Geist (spirito)  Hegel), Marx, da questo punto di vista, non fa eccezione: il proletariato è ad un tempo  il soggetto storico e l’agente dell’attività “pratico-critica” di cui filosofo deve farsi interprete. A differenza di un Saint-Simon che, semplicemente, rilevava  i caratteri chiari ed evidenti  del proletariato (il fatto di essere la classe la plus nombreuse et la plus pauvre) venendo tacciato di utopismo, Marx invece, impregnato di categorie filosofiche fino al midollo (ma invocando per sé Darwin e la scienza), investe un’intera  classe sociale di esorbitanti compiti storici e di impossibili  missioni filosofiche (il proletariato è l'erede della filosofia classica tedesca).

 

 Come una classe della società può pretendere di adire  l’Universale (Allgemeine), ossia di essere “classe generale”? Fino ad oggi, ogni classe che predominava nella  società «era costretta a dare ai propri  pensieri la veste dell’universalità, di  presentarli come i soli  razionali, i soli universalmente validi», di far diventare per sé ciò che è solo in sé, per dirla in termini hegeliani. Al contrario, il proletariato, quando diventa rivoluzionario, accelera il momento in cui non sarà più necessario «spacciare un interesse particolare come l’interesse generale o di rappresentare l’Universale dominante», poiché il proletariato difende in sé e per sé gli interessi di tutta l’umanità e non di una sua frazione egoista.

 

Si ha qui la nuova leva (alcuni diranno: la forzatura) con la quale Marx rovescia  le filosofie idealiste: non si dà universalità teorica senza universalità pratica, senza un “universale concreto” interpretato in modo materialista. Questa forma di “concetto  critico” da realizzare nella pratica si chiama comunismo, ed il suo attributo inseparabile è l’ internaziona - lismo.  “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”: il Manifesto comunista formula una parola d’ordine ovviamente politica (diventata programma anche  dell’Internazionale, nel 1864), ma che, in Karl Marx, trova le sue radici nella contestazione dell’astrazione filosofica intrapresa nel lontano 1845.

 

 Marx e lo Stato

 

Sotto questa prospettiva, il proletariato diventa dunque la chiave di volta, incastrata  nell’”infrastruttura” della società, che permette di relativizzare le “sovrastrutture” ideologiche, di cui fa parte la stessa filosofia. Se i pensieri “dominanti” sono soltanto i pensieri della classe dominante, lo stesso ragionamento vale anche per  lo Stato, anche nella sua forma democratica e costituzionale,  anch’esso sovrastruttura “ideologica” e strumento forgiato per la legittimazione e la repressione. Lo Stato non è la forma dell’Universale ed il depositario dell’interesse generale, come lo definiva ancora Hegel, ma un prodotto dell’assolutismo perfezionato dalla borghesia (di cui è il "comitato d'affari")  com’è dimostrato  particolarmente dall’esperienza francese. Può sembrare a volte emanciparsi dalle ipoteche delle classi sociali, ma è soltanto un’ illusione (Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, 1852). E dinanzi all’epopea della Comune - allo stesso tempo tragica e fertile -, Marx scriverà che il proletariato deve rompere la “macchina dello Stato”, anziché affrancarsene: in questo pensiero, la democrazia è colpita da discredito - ma non senza qualche  ambiguità, poiché da parte dell’”associazione” dei produttori (Critica del programma di Gotha) si tratterà di trovare una forma di democrazia, al di là  del diritto e dello Stato. La “dittatura del proletariato” costituisce il regime politico della transizione verso la società senza classi, transizione che passa per l’abolizione dello Stato al termine di un periodo dove quest’ultimo organizza la produzione e si assume diversi compiti sociali. (Statizzazione o collettivizzazione dei mezzi di produzione).

 

Anche i “diritti dell’uomo” enunciati dalla Rivoluzione francese, lungi dal configurarsi come valori universali ed eterni, sono squalificati, nella visone marxiana, allo stesso modo dello Stato: essi, riportando l’uomo alla condizione di «cittadino della società civile-borghese», sono finalizzati  dunque al  dominio e allo sfruttamento  dei capitalisti e dei proprietari  fondiari.  

 

 

Marx e la borghesia

 

Convinto che la conoscenza delle infrastrutture sia indispensabile alla coscienza rivoluzionaria, Marx dedica qualche decennio alla redazione del Capitale: questo vasto lavoro  intellettuale intende mostrare e dimostrare le necessità inesorabili del capitalismo (anch'esse dialetticamente), illuminare le condizioni della sua genesi, dunque, della sua maturità e del suo crollo (Zusammenbruch). Si tratta di allontanare ogni utopia o ogni profetismo per descrivere una necessità oggettiva che la conoscenza non fa che accelerare. A leggere il Poscritto  alla seconda edizione tedesca del Capitale (1873)  si vede bene, però,  che il filosofo Marx si è trasformato, ma non è scomparso. Come nell’ Ideologia tedesca, la pretesa alla universalità dei teorici “borghesi” è fallita: «L’economia politica può restare una scienza soltanto a condizione che la lotta delle classi rimanga latente o si manifesti soltanto con fenomeno isolato».  Se una crisi appare  « non si tratta più di sapere se questo o quel  teorema è vero, ma se è consonante o dissonante, piacevole o no alla polizia, utile o nocivo al capitale “.”

 

 

Il materialismo dialettico

 

Di contro - e come nel 1845 -, Marx non esita a sostenere, "scientificamen- te", gli interessi di una sola classe (il proletariato). «In tanto la critica può essere sostenuta da una sola classe, in quanto essa  soltanto si fa carico di  quella  missione storica che è quella di rivoluzionare il modo di produzione capitalistico, e, finalmente, di abolire tutte le classi». È il  vecchio   filosofo  pratique-critique  (o economico-filosofico) degli anni giovanili, orgoglioso dell’eco che in quegli anni  incontrano ovunque in Europa le sue parole.  Ricorda del resto che egli ha studiato Hegel, che ne ha ripreso la logica dialettica, seppur per rovesciarla e per  «rimetterla in piedi» (o, come dice esattamente per estrarne «il nocciolo razionale entro il guscio mistico»). Conferma il Marx del 1873: «Nella comprensione positiva dello stato delle cose esistenti, (la dialettica) include

 

simultaneamente anche la comprensione della  negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria in essenza».

 

È l'atto di nascita del materialismo dialettico che più del materialismo storico  eserciterà un fascino irresistibile su generazioni di marxisti, perché assegnerà alla dialettica il compito di un inarrestabile e fatale motore della storia, in marcia beninteso verso la meta indicata da Marx: la dittatura del proletariato, l'abolizione della proprietà privata, la collettivizzazione/ statizzazione  dei mezzi di produzione,  la società senza classi, la fine della preistoira, l'inizio della storia.

 

 

 

Da Marx al marxismo

 

L’unità del pensiero di Marx non è dunque di tipo sistematico, ma risiede in questa certezza: per poco  che il teorico  rifletta sul movimento sociale che ha sotto gli occhi, è nel  vero, e sfugge all’”ideologia”. Come  diceva il filosofo del1843: «Portiamo al mondo i principi che il mondo ha sviluppato nel suo seno.  Gli mostriamo soltanto perché combatte, in modo preciso, e la coscienza di sé stesso è una cosa di cui dovrà prendere atto ». Come si vede, questa certezza di dire la necessità storica - contro i socialismi romantici o utopistici dell’epoca - poteva condurre al  dogmatismo;  questa volontà, che egli pretendeva  “oggettiva”, e non soggetivo-volontaristica, di riconciliare l’essere  e il dover-essere (come Marx   scrisse in una lettera al padre) poteva  criticare se stessa in quanto ideologia nel momento in cui criticava tutte le ideologie?

 

 Per saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx

 

 

red/gcst

cr 30 novembre 2008

 


       


 Invia questa news ad un'amico Versione stampabile Visti: 1413 | Inviati: 0 | Stampato: 27)

Prossime:
Bronisław Geremek è stato un politico polacco. – 04 Marzo, 2005
Nobel per la pace 1983 Lech Wałęsa – 04 Marzo, 2005
Marie Curie Nobel per la fisica 1903 – 04 Marzo, 2005
“La libertà basta volerla.” Di Marguerite Yourcenar" – 04 Marzo, 2005
Mustafa Kemal Atatürk , Presidente fondatore della della Repubblica di Turchia  – 04 Marzo, 2005

Precedenti:
António de Oliveira Salazar Presidente del Portogallo  – 04 Marzo, 2005
Léon Jouhaux Premio Nobel per la Pace 1951 – 04 Marzo, 2005
La Comune di Parigi ( 26 marzo-28 maggio 1871) – 04 Marzo, 2005
La legione Romena d'Italia nella grande guerra  – 04 Marzo, 2005
Lech Wałęsa Nobel per la pace 1983 – 04 Marzo, 2005








... dalle Province

• Bergamo. POESIA DI NATALE 2010
• Brescia. Il Prefetto di Brescia ha visitato i luoghi simbolo della Città di Lonato del Garda
• Como. frontalieri alla manifestazione europea del 29 settembre a Bruxelles
• Crema. Cappella Cantone non deve diventare una nuova Terzigno
• Cremona. Corso per barman
• Lecco.Dibattito su acqua pubblica
• Lodi.L’Italia dei Valori della Provincia di Lodi si struttura
• Mantova.Eventi di dicembre a Villa Maddalena di Goito
• Milano.Invito a partecipare alla serata di poesia con FRANZ KRAUSPENHAAR
• Milano. AltriMondiali by Matatu
• Milano. Nuovo numero di Altreconomia
• Monza: Concorso di Pittura “Paesaggi di Brianza” 2010 - II edizione
• Pavia. Fiaccolata contro la violenza fascista
• Sondrio.Gravedona: raccolti 35 quintali di lana grazie agli allevatori del Lario e del Ceresio
• Varese. Esordio per due nuovi assessori.





| Home | Chi siamo | Collabora con noi | PubblicitàDisclaimer | Email |
"  www.welfarelombardia.it supplemento di www.welfareitalia.it , portale di informazione on line, è iscritto nel registro della stampa periodica del Tribunale di Cremona al n. 392 del 24.9.2003- direttore responsabile Gian Carlo Storti
La redazione di Welfare Lombardia si dichiara pienamente disponibile ad eliminare le notizie che dovessero violare le norme sul copyright o nuocere a persone fisiche o giuridiche.
Copyright Welfare Lombardia 2002 - 2009