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04 Marzo, 2005
Primo Maggio: giornata internazionale per i diritti
Oggi più che mai occorre celebrare e difendere la Festa dei Lavoratori

Il Primo maggio deve essere considerata giornata internazionale per i diritti ed è il Primo maggio per l'emancipazione dei lavoratori. Le statistiche e i dati forniti soprattutto dall'IRES CGIL sono a dir poco preoccupanti: aumenta precarietà, dequalificazione del tipo di impiego e la flessibilità è intesa come mancanza di futuro, certezza sociale, garanzia di un'autodeterminazione della persona con le proprie propensioni e i propri diritti.

La Lombardia, quindi, è in crisi economica e produttiva e verte su un sistema occupazionale fortemente precario e di bassa qualità. I laureati sono sempre più quelli penalizzati dalla mancanza di occupazione sicura e garante di una stabilità sociale ed economico-redditizia.

La Festa dei lavoratori a Milano ha assunto anche una valenza costituzionale e storica: la memoria storica ha percorso con la lettura politica e ideale dell'articolo 1 il valore assunto dal movimento delle lavoratrici e dei lavoratori nella loro dimensione massiva. Le rivendicazioni salariali, le lotte per i diritti sociali e l'affermazione dei movimenti sindacali per la garanzia della previdenza sociale sono stati caratterizzanti lungo il corso della fine dell'800 e di tutto il 900: le prime leghe dei lavoratori, le case del popolo, le mutue operaistiche e i primi sindacati confederali, gli scioperi dei braccianti, delle mondine, gli scioperi sotto il regime repressivo e reazionario fascista, le mobilitazioni sindacali sotto la Repubblica democratica antifascista per lo Statuto dei diritti dei lavoratori; e poi ancora le manifestazioni per una Costituzione che afferma il principio di eguaglianza sostanziale dei lavoratori e dei cittadini e il principio di rimozione degli ostacoli economici per il raggiungimento di questo fine; e, infine, l'opposizione operaistica alla partecipazione dell'Italia alle guerre di aggressione e imperialiste: tutti questi elementi hanno fortemente caratterizzato la storia della democrazia e concorso all'abbattimento delle diseguaglianze e delle ingiustizie. I primi scioperi del 43 hanno dato carattere massivo alla lotta di resistenza contro l'occupazione nazista e il regime collaborazionista sanguinario fascista. Tant'è che nell'articolo 1 si parla di Repubblica fondata sul lavoro; tant'è che nell'articolo 3 il lavoratore è inteso come persona, quindi soggetto di diritti universali e inalienabili riconosciuti a livello internazionale e come cittadino, quindi, concorrente all'amministrazione partecipata del nostro Paese e degli interessi collettivi economici e sociali del nostro Paese.

Ma occorre definire che eliminare i diritti dei lavoratori dipendenti, quelli soprattutto del pubblico impiego che chiedono da un anno il rinnovo contrattuale, diniegato dal governo e dal Comune di Milano, i diritti scritti nello Statuto del 1970 singifica eliminare le opportunità e le garanzie per i nuovi lavoratori, i lavoratori autonomi, cosidetti parasubordinati, il popolo delle partite IVA o dei contratti a collaborazione o a progetto: singifica eliminare la possibilità di estendere a questi ultimi dei presupposti giuridici assicurativi e di garanzia sociale. La favola della contrattualizzazione locale e individuale come liberazione da una contrattazione nazionale e quadro vista come soffocante singifica eliminare alla parte più debole la tutela di una maggiore forza contrattuale rispetto la parte controparte padronale: l'atomizzazione crea discrepanze e crea divisioni lesive dei diritti e delle garanzie pattuite; crea precedenti che possono essere estesi a discapito della pars debolis e a favore degli interessi della pars fortis.

E' ciò che consegue la legge cosidetta Biagi: eliminare le fasi di contrattazione; istituire forme contrattuali disparate e penalizzanti; eliminare le garanzie e gli istituti di tutela previdenziale in nome della flessibilità.

Così non và: ed è questo che ieri le confederazioni hanno manifestato con più vigore e determinazione. Era anche il sessantesimo della reistituzione al popolo dei lavoratori della festa del Lavoro, una festa internazionale, una festa dell'unità delle masse lavoratrici e operaie, una festa della tolleranza e della giustizia mondiale, una festa della pace e del ripudio di qualsiasi forma di guerra di aggressione e di invasione imperialista.

Il Primo Maggio più che mai questi presupposti assumno forte significato in un mondo che assume sempre più i caratteri della diseguaglianza, dell'aggressione colonialista e militare, dell'interconnessione tra interessi delle grandi lobby e di dominio imprenditoriale multinazionale, tramite lo sfruttamento delle risorse dei Paesi liberi e indipendenti più deboli, e l'occupazione militare strumentale al raggiungimento di questo interesse, della contrapposizione tra mondo povero e mondo ricco.

Ebbene a tutto questo occorre opporsi: e riprendere il significato della Festa del Lavoro come festa originale di mobilitazione universale dei lavoratori, degli esclusi, degli emarginati e degli indigenti per un'unitaria lotta di emancipazione e di liberazione, di autodeterminazione internazionale, è quanto mai urgente e necessario.

Alessandro Rizzo

 


       


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